Norme & Tributi

Assegni non trasferibili: tutte le trappole dalla clausola…

IL VADEMECUM DEL MEF

Assegni non trasferibili: tutte le trappole dalla clausola all’oblazione

Sulla querelle relative alle maxi sanzioni per gli assegni a partire da mille euro a salire senza la clausola di non trasferibilità scende in campo anche il ministero dell’Economia. Lo fa con vademecum per evitare errori dalle dimenticanze sull’apposizione della clausola «Non trasferibile» all’effettiva convenienza dell’oblazione. E allo stesso tempo ricorda, come giàanticipato dal Sole 24 Ore, che finora sono stati contestati 1.692 titoli di pagamento non in regola (contestazioni che raddoppiano in quanto raggiungono sia chi emette il titolo sia chi lo riceve), non sono state ancora emesse sanzioni ma sono state effettuate 107 oblazioni.

L’obiettivo: sanzioni più proporzionali

Il Mef ricorda che dal 4 luglio 2017 è in vigore la sanzione da 3mila a 50mila euro per importi trasferiti da un minimo di mila a un massimo di 25mila euro. In alcuni casi, le sanzioni elevate possono colpire cittadini che in buona fede hanno utilizzato assegni senza clausola di non trasferibilità. Per questo il «ministero dell’Economia, in linea con le osservazioni contenute in un parere parlamentare, sta valutando la possibilità di modificare il regime sanzionatorio recuperando la proporzionalità tra l’importo trasferito e la sanzione».

Ma nello scenario attuale il Mef prova a tracciare quali sono le possibili trappole da evitare. Vediamo nel dettaglio.

L’assegno privo di clausola «Non trasferibile»
Un assegno trasferibile ovvero privo dell’indicazione del beneficiario è - ricorda il Mef - un titolo che, nella sostanza, è assimilabile ad un titolo al portatore ossia pagabile a vista a colui che lo esibisce per l’incasso. Ciò lo rende sostanzialmente equiparabile al contante e quindi sottoposto a limitazioni con finalità di prevenzione e contrasto del riciclaggio. Al contrario l’apposizione del nome del beneficiario e l’utilizzo della clausola di «Non trasferibilità» assicurano la piena tracciabilità della transazione.

I vecchi canet di assegni

La normativa antiriciclaggio - come ricorda sempre il Mef - impone alle banche e a Poste Italiane il rilascio di carnet di assegni (bancari o postali) muniti della clausola di non trasferibilità. È possibile richiedere, per iscritto, alla banca o a Poste Italiane, il rilascio di moduli di assegni in “forma libera”, ossia privi della suddetta clausola di non trasferibilità. Per ogni modulo di assegno richiesto in forma libera è dovuta, da parte del richiedente, un imposta di bollo di 1,50 euro.

L’assegno in forma libera può essere emesso, regolarmente compilato mediante l’apposizione del nome del beneficiario, soltanto per importi inferiori a mille euro. Qualora, ancora oggi, si posseggano libretti di assegni rilasciati da banche e Poste Italiane prima del 2008, in “forma libera” e quindi non recanti la stampa della clausola di non trasferibilità, è possibile:

• utilizzare i moduli di assegni del libretto esclusivamente per importi inferiori a 1000 euro, apponendovi il nominativo del beneficiario

• utilizzare i moduli di assegni del libretto per importi pari o superiori a mille euro unicamente previa apposizione, da parte del traente, all’atto di emissione dell’assegno, della dicitura “non trasferibile” e del nominativo del beneficiario.
È importante verificare sempre che gli assegni di importo pari o superiore a mille euro rechino la clausola di non trasferibilità anche qualora, in qualità di beneficiario, si riceva un assegno bancario o postale.

L’oblazione
Ma conviene davvero l’oblazione e soprattutto quando? Ricevuta la contestazione, il soggetto incolpato può decidere se pagare l’oblazione ovvero se attendere la conclusione del procedimento sanzionatorio, nel corso del quale potrà fornire le proprie osservazioni con la possibilità anche di ottenere, laddove ne ricorrano gli estremi, un provvedimento di proscioglimento totale ovvero l’irrogazione di una sanzione più bassa dell’oblazione. Inoltre, nel caso in cui al termine del procedimento venga irrogata una sanzione, la nuova disciplina prevede la possibilità, per l’interessato, di chiedere la riduzione di un terzo: la sanzione minima concretamente applicabile, dunque, è pari a 2mila euro.

Non è possibile conoscere in anticipo se convenga pagare l’oblazione o attendere la conclusione del procedimento, poiché la sanzione irrogata potrà essere inferiore (con un minimo di 2mila euro) o anche molto più elevata dell’importo dell’oblazione (fino a 50mila euro). Inoltre è possibile che, sulla base delle giustificazioni prodotte dall’interessato, non venga emessa alcuna sanzione ma un provvedimento di proscioglimento.

Con le regole in vigore fino al 3 luglio 2017 l’oblazione era pari al 2 per cento dell’importo e risultava vantaggiosa: per tale motivo la maggior parte dei procedimenti venivano definiti con l’applicazione di oblazioni irrisorie, cosa che rendeva il sistema sanzionatorio scarsamente dissuasivo per le attività illecite di riciclaggio.

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