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La beffa: ricorso parzialmente accolto. E l’imponibile sale da…

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I paradossi del contenzioso tributario

La beffa: ricorso parzialmente accolto. E l’imponibile sale da 7mila a 82mila euro

Domanda elementare: perché un contribuente decide di ricorrere in Commissione tributaria contro un avviso di accertamento? La risposta è ancor più elementare: per vedersi riconoscere le proprie ragioni e quindi ottenere un annullamento dell’atto di contestazione o almeno un suo ridimensionamento. In una logica lineare, quindi, se il ricorrente vince anche solo in parte la pretesa iniziale si riduce.

Ora pensate con quali parole un difensore possa spiegare al suo assistito che il maggior imponibile contestato dall’agenzia delle Entrate di 7.349 euro venga moltiplicato per undici dalla Commissione tributaria e diventi di 82.300 euro nonostante il ricorso sia stato «parzialmente accolto». Magari avrà provato a spiegargli che potrebbe essersi trattato di un errore e siano state riportate parti della motivazione di un’altra pronuncia.

Pensate che non possa accadere? Invece quando si parla di fisco in Italia tutto è possibile. E, infatti, è accaduto ed è stato messo nero su bianco nella sentenza 8853/16/2017 della Ctp di Catania depositata nello scorso mese di settembre ma di cui solo ora si ha conoscenza. Le otto pagine non possono “rivelarci” cosa sia effettivamente accaduto, fatto sta che il risultato è comunque paradossale. Perché a un parziale riconoscimento delle proprie ragioni sarebbe dovuto corrispondere una riduzione del maggior reddito d’impresa.

Pensate poi a due ulteriori paradossi. Nel caso specifico l’anno d’imposta oggetto di rettifiche era il 2007. Tuttavia anche il 2016 era già finito sotto la lente dell’agenzia delle Entrate che aveva contestato un maggior reddito d’impresa di circa 49mila euro (pari anche al maggior valore della produzione ai fini Irap). Su questo caso la Ctp Catania, anche se con un diverso collegio, ha dato completamente ragione al contribuente annullando l’accertamento con la sentenza 891/04/2012.

L’altro aspetto paradossale è che contro la pronuncia del 2017, oltre al contribuente, ha presentato appello anche la stessa Agenzia, che ha chiesto alla Ctr Sicilia di «riformare la sentenza 8853/16/2017 della Ctp di Catania» e di «confermare la legittimità dell’avviso di accertamento» (quindi i 7.349 euro di maggior imponibile inizialmente contestati). Ai giudici della regionale ora l’ardua sentenza.

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