Norme & Tributi

Professioni, si dimezzano gli alert antiriciclaggio

LE STRATEGIE ANTISOMMERSO

Professioni, si dimezzano gli alert antiriciclaggio

(marka)
(marka)

Con la voluntary disclosure giunta a fine corsa nella sua seconda edizione, negli studi professionali si è spenta in automatico la “spia rossa” delle segnalazioni sospette antiriciclaggio. Questo anche se negli ultimi mesi sia in Europa che in Italia al professionista o, meglio, all’intermediario si cerca di assegnare il ruolo di “sentinella” nel contrasto alle frodi e all’elusione. È del 13 marzo il via libera dell’Ecofin alla proposta di direttiva Ue che vuole affidare ai consulenti l’obbligo di segnalazione alle autorità fiscali delle operazioni cui collaborano e da cui potrebbero dare luogo a illegittimi risparmi fiscali attraverso pianificazioni internazionali.

Comunicazioni e segnalazioni che sempre più spesso andranno a intrecciarsi, anche in Italia, non appena arriverà il via libera al nuovo decreto attuativo della direttiva Ue che prevede l’accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di riciclaggio. Il provvedimento, infatti, attende il via libera in seconda lettura del Consiglio dei ministri.

Ma torniamo ai numeri diramati nei giorni scorsi dall’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia (Uif) che testimoniano il crollo verticale delle segnalazioni di operazioni sospette (Sos) giunte dagli studi professionali: tra il 2017 e il 2016 la differenza è stata pari a -43,5% (la flessione è calcolata su tutte le segnalazioni che riguardano anche il finanziamento al terrorismo, anche se l’antiriciclaggio rappresenta la quasi totalità).

IL FLUSSO DI INFORMAZIONI
Le segnalazioni di operazioni sospette inviate dai professionisti per categoria (Fonte: elaborazioni su dati Uif)

La flessione delle segnalazioni legate alla procedura di regolarizzazione dei capitali illegalmente detenuti all’estero, come evidenzia l’Uif, si è riflessa sull’intero meccanismo dei segnalazione delle operazioni sospette, dalle banche agli altri intermediari, ma si è concentrata soprattutto sui soggetti obbligati non finanziari, come commercialisti, avvocati e studi associati o interprofessionali. Anche se va ricordato che le Sos e le categorie professionali hanno sempre manifestato scarsa compatibilità, nel 2016 in piena operazione voluntary le segnalazioni recapitate all’Uif hanno sfiorato le novemila unità attestandosi a 8.801 invii. Nel 2017, con la fine della prima disclosure, le Sos arrivate dagli studi si sono quasi dimezzate attestandosi a meno di 5mila (4.969 per l’esattezza). Se si vuole sbirciare all’interno degli studi professionali ci si accorge che, ad esempio, i commercialisti nell’ultimo anno hanno inviato quasi mille segnalazioni in meno: erano 1.326 nel 2016 e si sono fermate a 361 segnalazioni al 31 dicembre scorso. Un calo di oltre il 72% sul 2016. Ancora più significativo il crollo registrato negli studi associati, dove gli invii sono stati soltanto 222 contro i 3.388 del 2016. Non a caso si tratta delle tipologie di professionisti più impegnate ad assistere i clienti nell’operazione di rientro dei capitali. Un’ulteriore conferma arriva dalle segnalazioni strettamente connesse alla voluntary: due anni fa le comunicazioni degli studi arrivavano a 5.052, mentre nel 2017 sono state 441.

Anche se ha smesso di spingere le segnalazioni dei professionisti, la voluntary non ha esaurito del tutto i suoi effetti selle attività degli studi. È di questi giorni la richiesta della Guardia di Finanza pervenuta ad alcuni consulenti fiscali di ulteriori dati trattati dai professionisti nella definizione delle posizioni dei propri clienti con il Fisco. Così come prevede la disciplina del rientro dei capitali, infatti, l’agenzia delle Entrate, una volta perfezionato il pagamento dell’adesione al rientro, ha 30 giorni di tempo per inviare alle procure della Repubblica l’avvenuta adesione. Starà poi all’autorità giudiziaria valutare le singole posizioni ed eventualmente - come sta accadendo in alcuni casi - chiedere al contribuente e al suo consulente ulteriori informazioni per chiudere il dossier (si veda il servizio a fianco). Tra le informazioni da inviare alla Fiamme gialle, anche tutta la documentazione per l’adeguata verifica, l’avvenuto adempimento per la registrazione delle operazioni e le valutazioni effettuate per gli adempimenti antiriciclaggio.

Naturalmente si impone una valutazione di costi/benefici, ossia stimare quanto gli obblighi di segnalazione consentano di prevenire e contrastare davvero il riciclaggio o se non si traducano, invece, in un appesantimento di oneri burocratici. Un ragionamento da fare anche in vista delle iniziative Ue e Ocse sul fronte fiscale. Anche per evitare che la consulenza si sposti verso aree black list.

© Riproduzione riservata