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Il contenzioso fiscale davanti alla commissione tributaria? Una lotteria

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Il contenzioso fiscale davanti alla commissione tributaria? Una lotteria

Una contestazione sui redditi dichiarati, una richiesta di rimborso o di compensazione negata, la notifica di un accertamento o di una cartella di pagamento. È da situazioni come queste che si innesca il contenzioso tra contribuenti e Fisco di fronte alle commissioni tributarie. Si tratta di liti dall’esito spesso imprevedibile. Infatti, se si analizzano le decisioni dei giudici fiscali, è facile imbattersi in orientamenti contrastanti, che a volte non ritrovano l’uniformità neppure dopo che a pronunciarsi sono state la Corte di giustizia Ue o la Cassazione.

Non è solo una questione territoriale. È vero, infatti, che sono frequenti le difformità tra le decisioni delle 103 commissioni tributarie provinciali e delle 21 regionali. Ma accade anche che i giudici di una stessa commissione propendano per soluzioni differenti. Un fenomeno che, secondo Antonio Damascelli, presidente di Uncat (l’Unione nazionale camere avvocati tributaristi), «mina la certezza del diritto, crea confusione e incertezza tra gli operatori e ha l’effetto di generare ulteriore contenzioso», fino a ingolfare la Cassazione: nel 2017 le cause tributarie all’esame della Suprema corte hanno raggiunto la percentuale record del 49% del totale.

In questo contesto è emblematica la vicenda del recupero del credito Iva da parte dei contribuenti che non hanno presentato (per ragioni non fraudolente) la dichiarazione. Il tema è stato messo a fuoco proprio da Uncat e dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, nel corso di quattro incontri formativi per avvocati e magistrati tributari.

La questione riguarda gli oltre 6 milioni di titolari di partita Iva. A questi contribuenti i giudici spesso negano la possibilità di riportare in avanti i crediti maturati in annualità in cui la dichiarazione Iva non è stata presentata, riconoscendo così efficacia sostanziale (e non solo formale) al documento. Questo benché la Corte di giustizia Ue già nel 2014 abbia affermato il principio per cui il recupero del credito deve essere riconosciuto se il contribuente che lo richiede soddisfa i requisiti sostanziali, anche se mancano alcuni obblighi formali. A livello nazionale, la giurisprudenza della Cassazione è oscillata fino al settembre del 2016, quando, con le sentenze 17757 e 17758 a Sezioni unite, ha affermato che il diritto a detrarre l’Iva pagata in più non può essere negato solo perché manca la dichiarazione annuale, se si prova l’esistenza dei requisiti sostanziali: che gli acquisti sono assoggettati a Iva e finalizzati a operazioni imponibili.

Una presa di posizione netta, a cui però le commissioni di merito non sempre si sono allineate. Dall’analisi fatta da Uncat sulla giurisprudenza delle commissioni tributarie dei distretti di Milano, Napoli e Catania, è emerso un quadro variabile. A partire da Milano, dove le desioni delle commissioni provinciali rese tra il 2011 e il primo semestre 2017 sono spaccate, con il 38% che ha ammesso il diritto alla detrazione e il 33% che l’ha escluso. Se poi nella giurisprudenza campana si riscontra una maggiore adesione ai principi affermati dalle Sezioni unite, nel distretto di Catania coesistono indirizzi divergenti.

Il fenomeno affonda le radici in un sistema che «deve cambiare in profondità», afferma Damascelli. Il modello attuale, con le commissioni tributarie composte in parte da magistrati togati (che si occupano perlopiù non di questioni fiscali o a riposo) e da onorari (tra cui funzionari e professionisti) «va superato: occorre puntare - prosegue - a un giudice professionale, non part time, terzo e imparziale».

È innegabile che «non tutte le corti abbiano lo stesso livello di preparazione: per questo stiamo lavorando sulla formazione», spiega Mario Cavallaro, presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, l’organo di autogoverno dei magistrati tributari. «Ma le cause degli orientamenti divergenti - continua - sono varie: dalla non univocità della stessa Cassazione in alcune vicende alla scarsa chiarezza delle norme fiscali, fino alle lacune nei massimari di merito, che potrebbero offrire una guida ai giudici». Su quest’ultimo fronte qualcosa si sta muovendo: alcune commissioni tributarie stanno rilanciando gli uffici del massimario e la direzione della giustizia tributaria del ministero dell’Economia ha siglato un protocollo con il Consiglio nazionale dei commercialisti per creare una struttura permanente.

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