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L’assegno di ricollocazione rinviato a maggio

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L’assegno di ricollocazione rinviato a maggio

Slitta a maggio l’entrata a regime dell’assegno di ricollocazione. La notizia è contenuta nella delibera 14/2018 approvata dal consiglio di amministrazione dell’Anpal il 10 aprile scorso. Un provvedimento che annulla la precedente delibera 3/2018 del 14 febbraio e di fatto rimanda di un paio di mesi l’avvio su larga scala della nuova misura di politica attiva.

Dopo la sperimentazione effettuata l’anno scorso, che ha coinvolto un campione di circa 30mila persone con un tasso di adesione pari al 10% a livello nazionale, l’entrata a regime dell’assegno di ricollocazione era stata annunciata per il 3 aprile. Invece ora la delibera prevede la «partenza del sistema con decorrenza dal mese di maggio 2018», ma senza indicare una data precisa.

Che quest’ultima non ci sia è stato confermato dalla stessa Anpal, contattata dal Sole 24 Ore. Il rinvio, spiegano dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, è dovuto al fatto che ora anche i patronati sono coinvolti nell’operazione e di conseguenza le procedure informatiche hanno richiesto tempi più lunghi per la messa a punto (si veda il sole 24 ore di domenica 15 aprile). Piuttosto di una partenza incerta, fanno sapere dall’Anpal, meglio rinviare di qualche settimana ma poter contare su un sistema pienamente operativo e affidabile.

I patronati dovranno supportare i potenziali beneficiari nella richiesta di assegno attraverso il sistema informativo, analogamente a quanto accade per la richiesta delle forme di sostegno al reddito all’Inps. Ad oggi, l’Anpal ha comunicato che sono attive 18 convenzioni (Acli, Enapa, Enasco, Encal-Inpal, Epas, Inapa, Inas, Inca, Italuil, Sias, Senas, Enac, Anmil, Inac, Labor, Epasa-Itaco, Acai, Epaca), sebbene non ancora operative. Mentre gli operatori accreditati ai servizi per il lavoro possono già avanzare la loro candidatura, indicando le sedi operative presso le quali sono disponibili a erogare il servizio di assistenza intensiva dell’assegno di ricollocazione, secondo quanto definito dall’avviso pubblico “Entrata a regime dell’assegno di ricollocazione” del 7 marzo scorso.

Inizialmente rivolta ai soli percettori di indennità di disoccupazione (Naspi) da oltre quattro mesi, la misura di politica attiva viene ora estesa anche ai beneficiari del reddito di inclusione (Rei) – la politica nazionale di contrasto alla povertà – e ai lavoratori in Cigs nell’ambito dell’accordo di ricollocazione introdotto dalla legge di bilancio per il 2018, per i quali saranno emanate successive indicazioni.

Nel caso in cui la loro attività di assistenza intensiva alla ricollocazione si concluda con un successo occupazionale, ai Centri per l’impiego (Cpi) e ai soggetti nazionali e regionali accreditati ai servizi per il lavoro spetterà un rimborso variabile dai 1.000 ai 5.000 euro, in base al profilo personale di occupabilità (il cosiddetto profiling) del beneficiario, per ogni contratto a tempo indeterminato. Questi importi si dimezzano nel caso di contratti a tempo determinato di almeno sei mesi e si riducono ancora nel caso di contratti di durata di tre mesi attivabili nelle sole Regioni definite “meno sviluppate” (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), tra un minimo di 250 e un massimo di 1.250 euro. Il risultato occupazionale è riconosciuto anche nel caso di contratto part-time, purché venga coperto almeno il 50% dell’orario di lavoro.

Nel caso di contratto a tempo indeterminato, l’ammontare è riconosciuto in due ratei semestrali di pari importo, di cui il primo alla sottoscrizione del contratto. Nel caso di assunzioni a tempo determinato, l’erogazione da parte di Anpal all’operatore avviene in un’unica soluzione coincidente con la sottoscrizione del contratto. Se non viene realizzato un risultato occupazionale, agli operatori che hanno assistito la persona spetterà solo una “fee4services” pari a 106,50 euro, corrispondenti a 3 ore di attività svolta dall’intermediario. Il numero massimo di ore riconoscibili a titolo di fee4services è pari a sei volte il numero dei successi occupazionali ottenuti dalla sede operativa.

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