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Negli studi professionali cresce l’apporto delle tecnologie digitali

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l’indagine

Negli studi professionali cresce l’apporto delle tecnologie digitali

  • – di N.T.
(Agf)
(Agf)

Cresce l’apporto delle tecnologie digitali negli studi professionali italiani: nel 2017 la spesa in tecnologie Ict di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro italiani, ha raggiunto la cifra di 1.172 milioni, il 2,6% in più rispetto al 2016, ma i numeri sono destinati a crescere anche nell’anno in corso grazie a una previsione di spesa di 1.217 milioni e un incremento stimato del 3,8 per cento. A dirlo è una ricerca dell’Osservatorio professionisti e innovazione digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata ieri a Milano durante il convegno “Professionisti, un futuro in costruzione! Analogici si nasce, digitali si diventa”.

Il peso degli obblighi normativi

Dati alla mano, l’incremento di spesa dello scorso anno è stata trainata soprattutto da investimenti per l’adeguamento a obblighi normativi. Una buona parte degli studi, tuttavia, si serve del digitale anche come leva per innovare i servizi, migliorare l'efficienza dei propri processi lavorativi e la relazione con la clientela: l'80%, infatti, dispone di un archivio almeno in parte digitale, quasi uno studio su due (il 46%) è sul cloud e il 27% gestisce i rapporti con i clienti attraverso strumenti digitali, anche se sono ancora minoritari gli studi che utilizzano le tecnologie più di frontiera, come Artificial Intelligence e Business Intelligence. Le tecnologie più adottate sono firma digitale (97%), fatturazione elettronica (42%) e software per le videochiamate (36%).

Quasi quattro studi su dieci (38%), inoltre, si sentono tecnologicamente pronti per il futuro, mentre il 60% ritiene la propria dotazione hi-tech adatta alle esigenze attuali ma teme che sia inadeguata in previsione futura. E infatti soltanto il 2% degli studi non ha investito in tecnologia nel 2017.

Studi disciplinari al vertice negli investimenti

Nonostante un calo del 14% rispetto al 2016, sono ancora gli studi multidisciplinari a stanziare i budget più consistenti per l'innovazione, con una spesa media di 14.100 euro, seguiti da commercialisti (8.800 euro, +1,6%) e consulenti del lavoro (stabili a 8.700 euro). Gli avvocati sono la categoria che spende di meno (5.300 euro), ma anche quella che registra la crescita di spesa più significativa (+15%). Gli studi più interessati agli investimenti Ict si trovano nel Nord Italia: quasi uno su quattro (il 23%) spende più di 10mila euro, contro il 15% al Centro e il 5% al Sud.

Secondo Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio professionisti e innovazione digitale, «la digitalizzazione sta imponendo nuovi modelli di sviluppo per gli studi professionali e il mondo delle professioni giuridiche sta reagendo positivamente, aumentando la spesa per il secondo anno consecutivo di oltre il 2%, una percentuale superiore a quella delle imprese, ferme all'1,9 per cento. Accanto a una minoranza crescente, che ormai da due anni rappresenta il 30% degli studi, in grado di sfruttate le nuove tecnologie per innovare i servizi, i processi interni e la relazione col cliente - evidenzia tuttavia Rorato - ci sono ancora molte realtà che stentano ad avviare modelli organizzativi e di business innovativi».

Come anticipato, le previsioni dell’Osservatorio stimano anche per il 2018 una una crescita degli investimenti Ict da parte degli studi con in testa, ancora una volta, quelli multidisciplinari (che lo aumenteranno nel 44% dei casi), seguiti da commercialisti (43%), consulenti del lavoro (29%) e avvocati (25%). I legali, oltre a stimare l’aumento di spesa più contenuto, sono anche i professionisti che prevedono la maggior riduzione degli investimenti (12%, fra questi uno su quattro diminuirà il budget di oltre il 50%), mentre soltanto il 5% di commercialisti e studi multidisciplinari e il 6% dei consulenti del lavoro diminuiranno la spesa Ict nei prossimi dodici mesi.

Il fattore tecnologico

La ricerca rivela come gli studi professionali si concentrino sulle tecnologie imposte dagli obblighi normativi e su quelle necessarie alle attività lavorative, in particolare la firma digitale (la usa il 97% degli studi), la Fatturazione Elettronica (42%), i software per le videochiamate (36%), il sito web (34%) e le piattaforme di e-learning (28%), mentre stentano a decollare quegli strumenti, come Artificial Intelligence (2%) e Business Intelligence (3%), che potrebbero supportare l'offerta di nuovi servizi. Le tecnologie che invece suscitano il maggior interesse sono la conservazione digitale per i clienti e lo studio (indicata dal 38% del campione), la fatturazione elettronica (37%), la gestione elettronica documentale (32%), il sito web (30%) e il portale, o extranet, per la condivisione di documenti con clienti, colleghi o fornitori (28%).
Cresce anche l'uso del cloud, con il 46% degli studi che si serve di sistemi a supporto dei principali processi lavorativi che sono almeno parzialmente sulla nuvola (+28% rispetto alla ricerca precedente). In particolare, il 20% usa sistemi completamente o quasi sul cloud, il 26% usa sistemi parzialmente sulla nuvola, un altro 27% afferma che l'introduzione di soluzioni cloud rientra in un progetto da realizzare, nel 19% degli studi non sono presenti queste soluzioni e non c'è interesse a introdurle in futuro, mentre il 7% non è informato.

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