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Al Csm linea soft sull’avocazione

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giustizia

Al Csm linea soft sull’avocazione

Linea soft al Csm sull’avocazione. Al plenum in agenda per la prossima settimana sarà presentata una risoluzione – che ha ricevuto anche l’assenso dell’Associazione nazionale magistrati – che fornisce un pacchetto di (prime) indicazioni operative sull’applicazione di una delle norme più contestate della riforma del processo penale. Quella che punta a rendere più veloce ed efficiente lo svolgimento del procedimento penale e a fronteggiare eventuali situazioni di inerzia assegnando al pubblico ministero nuovi termini per formulare le proprie conclusioni. In caso di mancata decisione (esercizio dell’azione penale o richiesta di archiviazione) a scattare sarà l’avocazione, che si precisa essere priva di rilevanza disciplinare, da parte della Procura generale.

Come obbligo però o come facoltà? La risoluzione sposa alla fine le conclusioni raggiunte dal Procuratore generale della Cassazione contrario a un automatismo applicativo. Tanto più, osserva il testo, che da una prima ricognizione dei progetti organizzativi delle procure generali e dalla relazione in tema di buone prassi per il 2017 del Procuratore generale della Cassazione, sono univoche le indicazioni nel senso del carattere facoltativo «dell’avocazione per inerzia, nell’ottica di rendere la stessa uno strumento a garanzia del rispetto del principio di obbligatorietà dell’azione penale, funzionale alla maggiore efficienza del sistema giustizia».

Nel dettaglio poi esiste tutta una serie di procedimenti che vanno sottratti, all’area di applicazione della nuova avocazione. In particolare:

i procedimenti non indicati dalla legge o da provvedimento organizzativo del Procuratore della Repubblica come prioritari;

i procedimenti in cui è pendente davanti al Gip una richiesta di misura cautelare oppure un procedimento di incidente probatorio;

i procedimenti a citazione diretta per i quali il pm è in attesa della fissazione della data di udienza;

i procedimenti per i quali, firmata la richiesta di archiviazione, si è in attesa della conclusione delle notifiche alla persona offesa;

i procedimenti per i quali, pur risultando applicabile l’avocazione per uno dei reati o dei soggetti iscritti, risultano iscrizioni successive, di altri reati oppure di altri soggetti, per i quali i relativi termini non sono ancora scaduti, rinviando ogni valutazione al momento della scadenza dei termini di legge per l’ultima delle iscrizioni successivamente effettuate in quel procedimento complesso;

i procedimenti nei quali il pubblico ministero è in attesa del deposito da parte della polizia giudiziaria delegata della informativa finale e riepilogativa degli esiti complessivi delle investigazioni.

Se poi è vero che le Procure generali sono spesso già prive di risorse e quindi in prospettiva in forte difficoltà rispetto al moltiplicarsi dei fascicoli a loro destinati per inerzia del Pm, la risoluzione esprime tuttavia una forte perplessità sulla possibilità del ricorso su larga scala all’istituto dell’applicazione; sarebbe inoltre in larga parte inutile prevedere un ampio impiego della polizia giudiziaria a sostegno dell’attività delle Procure generale: di solito infatti il nodo da sciogliere è quello dell’inerzia decisionale non dell’incompletezza delle indagini.

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