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Nulla la multa per un abuso edilizio di 40 anni fa

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Per il Tar è troppo tardi

Nulla la multa per un abuso edilizio di 40 anni fa

La sanzione pecuniaria e l'ordinanza di demolizione, per un abuso edilizio degli anni 70, arrivano dopo quarant'anni ma sono nulle. Il Tar della Sardegna, accogliendo il ricorso, ha annullato i provvedimenti dell'amministrazione comunale che disponeva la demolizione di una parte del fabbricato abusivo e sanzionava il proprietario dell'immobile per 30 mila euro circa. Il procedimento, arrivato a sentenza l'11 aprile 2018, riguarda un fatto avvenuto Villacidro nel Medio Campidano. E' il 1975 quando il proprietario di un immobile ottiene la concessione edilizia per eseguire delle opere in un suo edificio. Nel 1981 presenta domanda per ottenere l'agibilità. Nel 1982 l'ufficio tecnico del Comune di Villacidro certifica l'abitabilità dopo un sopralluogo “senza rilevare profili di criticità”.

Nell'aprile del 2010, in seguito a un esposto di un terzo, viene eseguito un nuovo sopralluogo da cui emergono alcune difformità rispetto alla concessione edilizia del 1975. Ossia, “al primo piano dell'immobile - nel quale si trovano due piccoli appartamenti attualmente occupati dai figli del ricorrente (si legge nella sentenza) -sarebbe più grande di 68.05 metri quadri rispetto al progetto assentito”. Inoltre “nel giardino di casa il ricorrente avrebbe realizzato due vani adibiti rispettivamente a bagno e a lavanderia per una superficie complessiva di di 9, 18 metri quadri per i quali non risulta sia stata rilasciata concessione edilizia”.

Quindi la decisione del Comune che “dopo aver accertato che la maggiore superficie del primo piano non potrebbe essere demolita senza pregiudicare la staticità della parte realizzata legittimamente, ha dunque comminato al ricorrente la sanzione pecuniaria sostitutiva della demolizione prevista dall'articolo 7 della legge regionale n. 23/1985 determinandola in euro 30.380,24. Quanto al bagnetto e alla lavanderia del cortile, invece, è stata invece emessa un'ordinanza di demolizione”.

Nel 2011 il ricorso al Tar. Tre i motivi per i quali il ricorrente ha chiesto l'annullamento dei dispositivi. Un primo motivo riguarda “eccesso di potere (manifesta ingiustizia; carenza di motivazione in ordine all'interesse pubblico perseguito e violazione del principio dell'affidamento, carenza di istruttoria per mancata ponderazione degli interessi pubblici e privati coinvolti nel procedimento); violazione di legge (art. 3, legge 241/1990 e articolo 97 della Costituzione): in quanto, anche in ragione del lungo periodo di tempo trascorso dalla realizzazione delle opere in contestazione (35 anni), e tenuto conto che fin dal il 16 marzo 1982 era stata presentata al Comune nell'attuale configurazione dell'immobile, la richiesta di abitabilità senza ricevere alcuna osservazione in ordine ad eventuali abusi, mancherebbe un interesse pubblico concreto ed attuale alla loro adozione”.

Inoltre, come seconda motivazione c'è “eccesso di potere per errore nei presupposti: in quanto non sarebbe stata realizzata alcuna un opera difforme rispetto al progetto approvato anche se visto il lunghissimo lasso di tempo ormai trascorso il ricorrente si troverebbe nell'impossibilità di provarlo, non avendo rinvenuto le tavole progettuali allegate alla concessione edilizia”. Infine : “Prescrizione del diritto a percepire l'importo oggetto della sanzione pecuniaria: in quanto il Comune fin dal 1982 avrebbe avuto a disposizione la documentazione attestante le attuali caratteristiche dal fabbricato e fin da allora avrebbe dovuto perseguire l'eventuale illecito attraverso l'applicazione della sanzione pecuniaria che, per contro, oggi sarebbe prescritta”.

Per il Tar il Comune, “al più tardi dal 16 marzo 1982 disponeva di tutti gli elementi utili all'esercizio del suo potere di vigilanza urbanistica. L'averlo esercitato solo con l'invio della comunicazione di avvio del procedimento del 18 maggio 2010 non può non comportare per l'ufficio comunale, in presenza di un indubbio affidamento suscitato nel ricorrente circa il consolidamento di una situazione di fatto conclamata e computata in sede di pagamento dei correlativi oneri tributari, un onere motivazionale puntuale in ordine alle ragioni di pubblico interesse specifico, ulteriore al mero ripristino della legalità, che giustificavano l'adozione del provvedimento repressivo dell'abuso. E ciò anche tenuto conto dell'orientamento diffuso in giurisprudenza secondo cui il rilascio del certificato di agibilità, tutt'ora efficace, lungi dall'essere subordinato all'accertamento dei soli requisiti igienico-sanitari, presuppone altresì la conformità urbanistica ed edilizia dell'opera.

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