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PROFESSIONISTI

Per gli studi legali una «governance strategica» è possibile anzi necessaria

L’avvocato del futuro è digitalizzato e non può prescindere da un’organizzazione strutturata secondo strategie imprenditoriali, dove è di regola la condivisione di conoscenze, del know how ma anche dei valori. È quanto ha spiegato ieri José Paulo Graciotti, autore del libro «La governance strategica degli studi legali» che sarà ufficialmente presentato venerdì durante l’evento dedicato all’avvocato del futuro organizzato a Milano da Asla , l’Associazione degli studi legali associati, che si svolgerà a Palazzo Mezzanotte. Graciotti è un ingegnere che per tren’anni ha lavorato per diversi studi legali di San Paolo e ora ha deciso di condividere quanto ha imparato. «Questo libro - spiega - non è accademico, è una sorta di autobiografia delle soluzioni che ho trovato e adottato in questi anni, un manuale dove ogni capitolo affronta uno specifico problema tipico degli studi legali».

Lo scoglio più difficile, secondo José Paulo Graciotti, è cambiare la mentalità: «Lo studio legale è un’impresa che offre un servizio - sostiene - un’idea che viene rifiutata dai professionisti» un “rifiuto” che si estende anche all’organizzazione dello studio e del lavoro.

A portare Graciotti in Italia è stato l’avvocato Marco Ferraro, che ha firmato la prefazione del libro, la cui versione italiana, edita da Cedam, è stata curata da FGA - Studio Legale Ferraro Giove e Associati. Un avvocato “fuori dagli schemi” che mette in guardia i colleghi: «sappiamo che nei prossimi dieci anni la professione forense cambierà più di quanto non sia accaduto negli ultimi due secoli e chi si farà trovare impreparato uscirà dal mercato». Le nuove tecnologie - sottolinea - riescono a dare gli stessi servizi in tempi molto più brevi e a costi decisamente più bassi. «Facciamo l’esempio di una new diligence, per un’impresa complessa servono diversi giorni e almeno sei avvocati impegnati a tempio pieno; ora esiste un software che fa lo stesso lavoro in 12 minuti».

Alla richiesta di qual è la ricetta per lo studio legale del futuro Graciotti risponde: «la formula cambia a seconda della dimensione dello studio, della sua anzianità e del numero di generazioni che vi lavorano, ma non può prescindere da un cambio di prospettiva che è questo: io lavoro per lo studio e non lo studio lavora per me». Insomma l’avvocato che elabora strategie da solo nel suo studio passando notti insonni sembra avere i giorni contati.

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