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Mercati finanziari con protagonisti più trasparenti

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diritto e impresa

Mercati finanziari con protagonisti più trasparenti

In un campo di calcio giocatori professionisti si sfidano per conseguire un risultato utile (non necessariamente la vittoria) nel rispetto delle regole e in presenza di un garante arbitro. In generale, nello sport si ripete il medesimo schema: un perimetro delimitato, discipline precise, players, un traguardo da raggiungere, sanzioni per il trasgressore.

L’esempio torna utile addentrandosi nel delicato e complesso mondo del mercato economico-finanziario, nel quale si contrappongono (si scontrano?) attori diversi, uniti nell’identico fine della realizzazione del profitto, separati in quanto orientati a recitare un ruolo da protagonista e a non cedere posizioni. Da una parte, semplificando, banche e intermediari finanziari, dall’altra il popolo dei risparmiatori. Quest’ultimo tradizionalmente diffidente, sia perché soggetto geneticamente debole, sia per la ritrosia nel consegnare a estranei il proprio patrimonio. Il compito dello Stato diventa allora garantire entrambi i contendenti: consentire un guadagno bypartisan, vietare la schiacciante superiorità di un unico giocatore. Un compromesso costante, dove il pareggio è l’ambìto e ambizioso target.

Analizzata da questa prospettiva, è più facile comprendere l’intricata legislazione regolatrice e ricondurla a unità. Prima del fischio d’inizio, occorre allora assicurarsi che i giocatori indossino le relative maglie e siano in grado di disputare la partita: un fondamentale e basilare principio al quale si ispirano le norme che prescrivono per gli istituti di credito l’osservanza di precisi standard.

Il messaggio è chiaro: la delicatezza del settore presuppone una professionalità elevata, da riconoscersi solo dopo il superamento di un esame preliminare. Come la patente di guida garantisce la circolazione corretta dell’automobilista, diminuendo la pericolosità intrinseca dell’attività, così l’iscrizione all’albo svolge la medesima funzione. Nel dettaglio: nel caso degli istituti di credito la raccolta del risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito in violazione del filtro iniziale costituiscono reato, secondo una progressione sanzionatoria crescente sia per species (da contravvenzione a delitto), sia per quantum (pena detentiva, rispettivamente, sino a tre o quattro anni). Lo stesso vale per l’attività finanziaria. Il legislatore, peraltro, non si limita a vietare l’ingresso a chi non soddisfa requisiti minimi di serietà, ma si spinge anche a scoraggiare chi usurpi la funzione. Il divieto di abuso di denominazione, cioè l’uso di parole volto a generare confusione sulla legittimazione allo svolgimento dell’attività bancaria, sta lì a ricordare come il gioco delle tre carte non è ammesso e i bari sono banditi, con l’implicito messaggio di rassicurare l’investitore nell’ingresso in un’area affidabile e sorvegliata. A chiudere il cerchio, a tutela del pubblico e indirettamente delle banche, il reato di aggiotaggio (articolo 2637 del Codice civile), che punisce chiunque diffonda notizie false o compia operazioni simulate o artifici tali da incidere in modo significativo sull’affidamento riposto nella stabilità patrimoniale dell’istituto di credito.

Parallelamente, il medesimo impegno di non truccare i dadi viene richiesto e imposto alla controparte: il mendacio bancario punisce il privato che, allo scopo di ottenere crediti, consapevolmente rappresenti una situazione patrimoniale alterata a suo favore, tacendo dati, i quali, se correttamente esposti, avrebbero impedito l’erogazione o peggiorato le condizioni.

Identico discorso per l’intermediario finanziario, con pena più bassa in forza della minore offensività della condotta.

Una volta entrati in campo, vanno allora rispettate le regole: a questa fase si ispirano le norme (con consequenziale creazione di fattispecie incriminatrici), il cui fine è assicurare una competizione leale. Si tratta soprattutto di reati di pericolo, presenti specialmente nel settore finanziario, come le operazioni in conflitto di interessi, il falso interno (una sorta di mendacio commesso dall’apicale o dal dipendente di banche o intermediari finanziari), sino al noto insider trading. Infatti in quest’ultimo l’abuso di informazioni privilegiate consente al possessore una posizione di superiorità e sfruttamento del più debole artatamente conquistata; un gol in fuorigioco, meglio, una prestazione vincente grazie al doping.

Infine, l’arbitro deve essere in grado di sorvegliare e intervenire prontamente. A tale indiscussa esigenza si ricollegano i poteri di controllo delle Authorities, Banca d’Italia e Consob. L’ostacolo alle funzioni di vigilanza è dunque il naturale corollario, puntellato proprio per l’importanza e la tenuta complessiva del sistema da un reticolo esteso di prescrizioni.

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