Norme & Tributi

Banche fallite, chi può chiedere informazioni a Bankitalia

  • Abbonati
  • Accedi
la sentenza della corte ue

Banche fallite, chi può chiedere informazioni a Bankitalia

L’Autorità nazionale di vigilanza dovrebbe consentire l’accesso ad informazioni riservate, ad un cittadino che intenda vagliare la possibilità di avviare una causa contro detta Autorità per danni derivanti dalla liquidazione coatta o dal fallimento di una banca. Almeno queste sono le conclusioni cui giunge l’Avvocato generale nella causa C-594/16, Buccioni/Banca d’Italia (IT), tutt’ora pendente dinnanzi alla Corte di giustizia Ue. A sollecitare l’intervento di quest’ultima, era stato il nostro Consiglio di Stato, a seguito dell’impugnazione di una sentenza con la quale il Tar Lazio aveva respinto il ricorso di un cittadino italiano, il quale si era visto negare da parte della Banca d’Italia l’accesso ad alcuni documenti dell’istituto di credito, presso il quale egli era correntista.

L’accesso agli atti era stato chiesto dal ricorrente per valutare l’opportunità di intraprendere una causa contro la propria banca dopo che quest’ultima, sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, gli aveva restituito solo in parte il danaro depositato. A fondamento del proprio diniego, Banca d’Italia aveva opposto il segreto professionale, dal momento che le informazioni richieste erano dalla stessa detenute a fini di vigilanza. Nel giudizio che ne era seguito, il Tar Lazio aveva accolto la tesi della Banca d’Italia, secondo cui la direttiva 2013/36 subordinerebbe la possibilità di chiedere l’accesso alle informazioni riservate relative agli istituti di credito sottoposti a liquidazione coatta al fatto che il richiedente abbia già introdotto una causa.

Non del tutto persuaso di tale interpretazione, il Consiglio di Stato, davanti al quale il correntista aveva impugnato la sentenza del Tar, decideva di sottoporre alla Corte di giustizia varie questioni pregiudiziali sull’interpretazione della direttiva, del regolamento 1024/2013 e del principio di trasparenza. A tale riguardo, a fare il punto della situazione è innanzitutto l’Avvocato generale il quale evidenzia che la direttiva sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale richiede di stabilire se la disclosure debba avvenire nell’ambito di procedimenti civili o commerciali già pendenti ovvero potenziali. Secondo l’Avvocato generale la disposizione sul diritto di accesso va intesa in senso ampio e pertanto l’espressione «nell’ambito di procedimenti civili» va interpretata come «ai fini di procedimenti civili».

Le condizioni per esercitare questo diritto sono preliminarmente individuate nella sottoposizione dell’istituto di credito a procedura concorsuale e nella circostanza che le informazioni riservate richieste non riguardino terzi partecipanti a tentativi di salvataggio. Altro requisito necessario riguarda le persone che possono esercitare il diritto di accesso, le quali devono essere direttamente interessate dal fallimento e dalla liquidazione dell’ente come ad esempio gli investitori, i clienti o i dipendenti. Coloro a cui dovrebbe essere garantito l’accesso potrebbero essere quindi solo persone che a una immediata valutazione possano ragionevolmente affermare di essere state direttamente danneggiate dal fallimento o dalla liquidazione coatta della banca. Inoltre, l’accesso a tali informazioni deve essere vagliato e sottoposto della autorità di vigilanza la quale potrà valutare il soggetto e le informazioni richieste. Il controllo sulla decisione della Autorità di vigilanza dovrebbe essere sottoposto alla giurisdizione del giudice amministrativo nazionale.

È interessante infine la motivazione dell’Avvocato generale laddove giustifica il diritto di accesso in base all’equo contemperamento degli interessi tra le parti. Infatti, mentre durante la normale esistenza di un ente creditizio la tutela del segreto professionale e delle informazioni riservate è di fondamentale importanza per il corretto funzionamento del mercato, quando l’ente fallisce debbono prevalere nuovi interessi e in particolare quelli privati di coloro che sono stati lesi dalla liquidazione garantendo loro il diritto di chiedere il risarcimento dei danni. Infine, l’Avvocato generale ritiene sussistere dopo il fallimento il legittimo interesse pubblico a conoscere ciò che non ha funzionato se sia addebitabile esclusivamente al soggetto fallito ovvero se l’insolvenza possa essere stata causata anche solo in parte dall’ente di vigilanza. Vedremo se le tesi dell’Avvocato generale verranno accolte dalla Corte Ue.

© Riproduzione riservata