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Whistleblowing «inquinato» da sfoghi personali

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Whistleblowing «inquinato» da sfoghi personali

In costante aumento i whistleblower, passati da tre nel 2014 a 364 nel 2017 e 334 nei primi cinque mesi del 2018. Ma sempre più spesso questo istituto normativo - che tutela chi segnala illeciti o irregolarità civili, penali e amministrative nella pubblica amministrazione e nel privato - finisce per diventare strumento per dar sfogo a invidie, disagi personali e frustrazioni.

«Dovremo discernere le segnalazioni vere da quelle che spesso sono strumentali ad altri fini», ha detto ieri il presidente di AnacRaffaele Cantone, che ha presentato, assieme al procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e a Virginio Carnevali, presidente di Transparency international Italia, il terzo report annuale sul whistleblowing.

Si tratta di una figura importata dal diritto anglosassone, disciplinata con la legge 30 novembre 2017 n.179: consente al lavoratore denunciante (il whistleblower) di essere tutelato dai rischi di atti discriminatori dovuti alle segnalazioni. «Il prossimo anno saremo in grado di capire se questa normativa sta dando i suoi frutti», ha puntualizzato Cantone. Con la legge, infatti, è stata data competenza totale ad Anac a ricevere le denunce, a gestire le pratiche e ad avviare il meccanismo sanzionatorio che possa evitare forme di discriminazione sul luogo di lavoro. «È una sfida», continua, perché così il «pubblico dipendente» può operare «nell’interesse dell’integrità dell’amministrazione».

Stando al procuratore Pignatone, le segnalazioni potrebbero ulteriormente aumentare, utilizzando parallelamente altri strumenti normativi per tutelare il whistleblower che intenda rimanere riservato. «Abbiamo almeno un’altra norma: la protezione dei testimoni di giustizia, modificata dalla legge 11 gennaio 2018 n. 6, che potrebbe essere applicata, solo in certi casi specifici, anche al whistleblower». Pignatone, inoltre, ha spiegato che sul fronte della lotta alla corruzione è «contrario alla figura dell’agente provocatore, mentre si può lavorare sull’agente sotto copertura».

Ma veniamo ai dati di questo terzo report. Il monitoraggio ha riguardato 40 amministrazioni pubbliche, ma solo in 37 hanno risposto ai quesiti. L’area geografica da cui è partito il maggior numero di segnalazioni è il Sud Italia (il 42,81%, rispetto al 32,34% del Nord e al 21,86% del Centro).

Sul fronte degli enti pubblici, sono registrate dieci condotte irregolari al Mef, 56 all’agenzia dell’Entrate e 19 al Comune di Milano. L’applicazione della nuova norma - con le conseguenti segnalazioni - ha portato le amministrazioni a rivedere procedure organizzative in diversi enti, tra i quali Roma, Milano e Napoli.

Un capitolo di rilievo riguarda l’applicazione della norma sul whistleblower alle società private. In questa «prospettiva», spiega la circolare 16/2018 di Assonime, «ben si comprende la scelta di estendere il whistleblowing alle imprese ed enti di diritto privato» già soggette alla responsabilità amministrativa prevista dal dlgs 232/01. La nuova legge, infatti, modifica l’articolo 6 di questo Dlgs nella parte in cui stabilisce i requisiti dei modelli organizzativi idonei a prevenire i reati a fini di whistleblowing.

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