Norme & Tributi

Decreto dignità, più ombre che luci

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i primi provvedimenti del governo

Decreto dignità, più ombre che luci

Per i contratti a  termine il tetto della durata è stato diminuito a 24 mesi
Per i contratti a termine il tetto della durata è stato diminuito a 24 mesi

Le principali novità
Più vincoli alla flessibilità regolare, nessuna azione di contrasto al vero precariato e rilancio del ricco business (per gli studi legali) del contenzioso sulle causali: questa potrebbe essere una sintesi delle norme sul lavoro a termine contenute nel cosiddetto decreto dignità approvato ieri dal Consiglio dei ministri e in attesa della firma del Capo dello Stato e della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Il grande assente del provvedimento è proprio l'azione di contrasto al precariato, intesa come condizione nella quale i lavoratori, pur avendone diritto, non hanno copertura previdenziale, non si vedono applicare il contratto collettivo o, addirittura, sono costretti ad accettare contratti irregolari per lavorare (per esempio false partite Iva, collaborazioni simulate, part time che mascherano rapporti a tempo pieno e così via ), perché coinvolti nelle tante strutture contrattuali create solo per ridurre le loro tutele (i contratti collettivi pirata, i falsi distacchi internazionali, gli appalti illeciti e così via)

Un’incomprensibile crociata
Nessuna di queste situazioni viene presa in considerazione dal decreto che, invece, si lancia in una incomprensibile crociata contro il contratto a termine e la somministrazione di lavoro, forme contrattuali che garantiscono un'applicazione piena e integrale di tutte le tutele fondamentali del lavoro subordinato. Questa crociata passa attraverso una sommatoria di vincoli davvero asfissiante (e incomprensibile, vista la natura regolare e garantista di questi rapporti). Viene introdotta una soglia di durata massima di 24 mesi e, accanto a questa misura, trovano posto norme che sembrano costruite al solo scopo di ricreare quel ricco indotto di contenzioso che, fino a qualche anno fa, ruotava intorno a questi contratti.

Costi aggiuntivi per le imprese
Viene reintrodotta la causale per i contratti che durano più 12 mesi, un adempimento che ha storicamente avuto un solo ruolo: quello di stimolare le liti giudiziali e generare costi aggiuntivi per le imprese, e che viene riproposto con formule che riecheggiano la legislazione degli anni ’60 e, in alcuni passaggi, sono davvero oscure.

“Formule che riecheggiano la legislazione degli anni ’60 e, in alcuni passaggi, sono davvero oscure”

 

L'effetto partico di queste misure sarà il rilancio di quell'indotto giudiziario che ha arricchito soprattutto i legali e la “fuga” delle imprese verso contratti meno regolari. C'è da sperare che in fase di conversione il parlamento intervenga per apportare i correttivi necessari a cancellare norme antistoriche, inutili e dannose.

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