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Recupero crediti, le banche non rinunciano al tribunale

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Recupero crediti, le banche non rinunciano al tribunale

È stretto il legame che corre tra tempi di recupero dei crediti ed erogazione dei finanziamenti da parte delle banche. Se queste ultime possono contare su procedure più rapide e certe a guadagnarne saranno anche le imprese. Un’ovvietà che ha guidato i più recenti interventi in materia di diritto dell’economia. Al centro quegli Npl, o crediti deteriorati, che hanno minato nel tempo i bilanci degli istituti di credito obbligandoli a pesanti rafforzamenti di capitale. Ma se il tema è cruciale, a mancare, paradossalmente, è un primo bilancio delle misure messe in campo.

Anche per consentire al legislatore di correggere il tiro, se necessario. Una mano la può dare allora Banca d’Italia: tra le pieghe della Relazione annuale, infatti, si trova una prima fotografia su alcuni elementi di assoluto rilievo come le procedure di esecuzione immobiliare e la garanzia del patto marciano.
Nel biennio 2015-16 sono state introdotte modifiche assai significative alla disciplina delle procedure di esecuzione immobiliare con l’obiettivo di abbreviarne i tempi. In particolare nel 2015 sono stati ridotti alcuni termini processuali e sono state modificate le modalità di svolgimento delle vendite, rendendo più flessibile la formazione dei prezzi (può essere offerta una somma inferiore al prezzo indicato nell’avviso di vendita). Il Codice di procedura civile (articolo 571) è stato modificato nel senso di considerare inefficaci le offerte inferiori «di oltre un quarto al prezzo stabilito nell’ordinanza» di vendita (o nell’avviso di vendita). Pertanto l’interessato può offrire un prezzo di acquisto inferiore al prezzo base indicato nell’avviso di vendita, con l’avvertimento che tale offerta può essere superata dall’istanza del creditore che ne chiede l’assegnazione al prezzo base della vendita.

La preferenza per il creditore che chiede l’assegnazione resiste anche quando ci siano più offerenti e ci sia una gara sull’offerta più alta che non raggiunga comunque la base stabilita nell’avviso di vendita. È poi ammesso il pagamento rateale del saldo prezzo. Viene cioè consentito all’offerente di indicare nella propria offerta, sempre che tale modalità sia prevista anche dall’ordinanza di vendita del giudice dell’esecuzione, che il pagamento avviene ratealmente, sino a 12 mesi. Istituito poi il portale delle vendite pubbliche che ha iniziato da poco a dispiegare i suoi effetti.

Le misure adottate, sottolinea Banca d’Italia, stanno contribuendo a ridurre i tempi sia pure in proporzione diversa rispetto alle fasi prese in esame. La quota di procedure per le quali la pre-vendita si è conclusa entro un anno è salita dal 10 al 19%; la quota di quelle per le quali la pre-vendita si è conclusa entro 18 mesi si è portata dal 27 al 35%.

IL TREND
(Fonte: Banca d’Italia)

Gli effetti delle innovazioni normative sono maggiori per la vendita: le quote di procedure con tale fase chiusa entro un anno ed entro 18 mesi dall’inizio delle operazioni sono aumentate rispettivamente dall’8 al 21% e dal 17 al 36% . Si stima in questo modo che la durata mediana della fase di vendita si sia quasi dimezzata.

Emergono però differenze elevate nella durata delle procedure esecutive immobiliari tra tribunali, che potrebbero anche riflettere fattori di natura organizzativa e gestionale. In questo senso le linee guida approvate dal Csm nell’ottobre 2017 (sulla nomina contemporanea di custode e esperto stimatore, sul format univoco per la stima, sulla check list dei controlli, sulla emissione dell’ordine di liberazione) già stanno favorendo la diffusione delle prassi vigenti nei tribunali migliori. Si è assistito a una importante accelerazione nei tempi di fissazione delle udienze, considerando che il numero delle procedure da fissare si è ridotto, in soli 4 mesi, del 41,86%, che attualmente sono da fissare 18.791 procedure rispetto alle 32.323 della fine del 2017 e che solo in 33 uffici il numero delle procedure da fissare è superiore alle sopravvenienze del 2018.

L’utilizzo di strumenti stragiudiziali per il recupero crediti appare però ancora limitato. Una rilevazione condotta dalla Banca d’Italia nell’aprile 2018 presso 290 intermediari segnala come solo poche banche hanno indicato di voler ricorrere al patto marciano (Dl 59/2016) per i contratti di nuova stipula, mentre per la maggior parte degli intermediari (61%) questa possibilità è ancora allo studio.

Pochi mesi fa è stato sottoscritto un accordo tra Abi e Confindustria per promuoverne l’utilizzo. Con riferimento ai nuovi contratti di finanziamento, l’introduzione di una clausola che preveda il trasferimento, sospensivamente condizionato, di un bene immobile si accompagna, nella misura in cui tale clausola è funzionale ad una più certa, rapida ed efficiente escussione della garanzia, a condizioni di favore per l’impresa debitrice rispetto al caso in cui questa clausola non sia inserita nel contratto. Queste condizioni di favore potranno riguardare: l’ammontare del finanziamento; la durata del finanziamento, con possibilità di giungere fino a 30 anni in relazione al tipo di immobile in garanzia; la riduzione del costo del finanziamento.

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