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Rimborsi Tari ancora in stand by, ecco a cosa fare attenzione

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TASSA RIFIUTI

Rimborsi Tari ancora in stand by, ecco a cosa fare attenzione

Continua a tenere banco la questione relativa al rimborso della quota variabile Tari illegittimamente applicata alle pertinenze delle abitazioni, dopo la recente pronuncia della Corte dei Conti della Lombardia che consente di coprire i rimborsi con fondi di bilancio offrendo quindi una soluzione ai diversi Comuni coinvolti nella vicenda. Ricordiamo che ad ottobre dello scorso anno, dopo una risposta ad interrogazione parlamentare, è scoppiato un vero e proprio «caso Tari» che ha provocato un clamore mediatico di notevoli dimensioni, costringendo ad intervenire le associazione dei Comuni (Anci, Anutel), il Dipartimento delle Finanze e da ultimo la Corte dei Conti della Lombardia.

La quota variabile
Il problema riguarda l’applicazione della quota variabile Tari anche alle pertinenze delle abitazioni, quali box, garage, cantine, eccetera, facendo così lievitare l’importo da pagare, senza però considerare che la quota variabile va applicata una sola volta all’utenza domestica.

Il «caso Tari» ha peraltro fatto emergere altri errori di calcolo, tra cui la limitazione del concetto di pertinenza in base a parametri variamente utilizzati (categoria catastale, numero, distanza dall’abitazione, dimensioni, eccetera), con conseguente applicazione della quota variabile anche alle pertinenze ritenute “eccedenti”, pur non avendo i comuni alcuna possibilità di restringere la nozione civilistica di pertinenza, l’unica applicabile alla Tari.

Le richieste di rimborso
Si è posto così il problema per i contribuenti di richiedere il rimborso di quanto indebitamente pagato. In genere l’avviso di pagamento della Tari contiene il riepilogo dell’importo da corrispondere, le istruzioni per il versamento (scadenza rate e codice tributo) nonché il dettaglio delle somme da pagare. È in questa parte che l’ente indica le unità immobiliari (con i dati catastali: foglio, particella, sub), la superficie tassata, il numero degli occupanti e la quota fissa e variabile distinta per ogni unità immobiliare. La quota variabile deve essere presente solo per l’abitazione, non anche per le eventuali pertinenze. In caso contrario il contribuente deve chiedere al Comune il rimborso di quanto indebitamente pagato o più semplicemente la compensazione sulla bolletta dell’anno successivo.

Ci sono cinque anni di tempo dal versamento per chiedere il rimborso, che il Comune dovrebbe effettuare entro 180 giorni dalla presentazione dell’istanza. L’eventuale riscontro negativo ovvero il silenzio-rifiuto espone l’ente a un contenzioso che potrebbe rivelarsi controproducente, anche in termini di condanna alle spese.

La situazione attuale e il caso del Comune di Milano
Recentemente il parere della Corte dei conti Lombardia (delibera 139 del 9 maggio 2018) ha offerto ai Comuni una possibile soluzione al problema, ma interviene a bilanci ormai adottati e quindi se ne dovrà riparlare l’anno prossimo. Tra gli enti che hanno comunque preso una decisione si segnalano, oltre alla città di Milano (che si è resa disponibile a rimborsare, ma solo all’esito dei ricorsi), i comuni di Catanzaro e di Lecce.

Il Comune di Catanzaro ha spedito alla fine del 2017 le comunicazioni di rimborso ai contribuenti interessati, relativamente alle annualità dal 2014 al 2017. Anche il Comune di Lecce ha affrontato la questione negli ultimi mesi del 2017, lavorando circa 3.500 istanze di rimborso poi evase in sede di bollettazione Tari 2018.

Il Comune di Milano ha invece semplificato la procedura, inserendo sul proprio sito un apposito modello, tuttavia il rimborso «non potrà avvenire in modo automatico ma solo in esecuzione di sentenza tributaria divenuta definitiva». Soluzione che comporta ulteriori disagi e costi per contribuenti e Comune, in disparte la mole consistente di ricorsi che l’ente si ritroverebbe a gestire.

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