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L’università di Tokyo accusata di discriminare le studentesse

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alterati i test di ammissione

L’università di Tokyo accusata di discriminare le studentesse

(Adobe Stock)
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Arriva dal Giappone l’ultima discriminazione di genere: la facoltà di Medicina dell’università di Tokyo è sotto indagine per aver alterato i risultati dei test di ammissione delle candidate per favorire l’ingresso degli uomini. Secondo quanto riportato dai giornali giapponesi la manomissione dei punteggi è iniziata nel 2011: ad allarmare l’ateneo erano stati i risultati dell’esame del 2010 che aveva assegnato alle donne il 40% dei posti (il doppio rispetto al 2009). Da allora l’università ha manomesso i test delle candidate per abbassare la quota di iscritte fino al 30%.

Il motivo? La difficoltà di conciliare famiglia e lavoro. Il sito Nikkei Asian Review rivela infatti che secondo l’ospedale universitario di Tokyo le donne lavorano di meno, tra gravidanza e cura dei figli, e non riescono a sostenere i turni. Per limitare le quote rosa nelle corsie dell’ospedale, quindi, l’ateneo ha detratto punti alle candidate dopo la prima fase del test per ridurre il numero di quelle che sarebbero passate alla fase successiva.

Il processo di ammissione alla Tokyo Medical University si compone di due fasi. La prima consiste in un test a scelta multipla; la seconda nell’elaborazione di un testo e poi in un colloquio.

Secondo The Japan Times a superare i test per il prossimo anno accademico sono stati 141 uomini e 30 donne. «Una discriminazione ingiusta contro le donne in un esame di ammissione non può essere accettata», ha detto il ministro dell'istruzione Yoshimasa Hayashi, che ha aperto l’indagine contro l’università.

In realtà, il Giappone gli atenei possono fissare delle quote di genere, a patto che i candidati ne siano a conoscenza. Nel caso dell’Università di Tokyo, invece, si è trattato di una pratica scorretta perché segreta, per attuare la quale i funzionari hanno dovuto alterare i risultati dei test delle candidate.

Ma quante sono le dottoresse in Giappone? Secondo i dati diffusi dal Nikkei Asian Review le giapponesi rappresentano una percentuale minore di medici rispetto ad altri Paesi. Nel 2016, il 21,1% dei medici della nazione era donna, mentre in Lettonia, Estonia la quota rosa supera il 70% e negli Stati Uniti e in Germania si va oltre il 40%.

In Italia il confronto tra uomini e donne in medicina emerge dall’ultimo bilancio Enpam (l’ente di previdenza dei medici): nel 2017 la percentuale di dottoresse iscritte al fondo generale “Quota A” è passata dal 44% al 44,6%. Se i pensionati sono ancora in prevalenza uomini, andando a guardare i dati dei medici iscritti all’Enpam si nota che dai 50 anni in giù le donne hanno la maggioranza. A confermare la tendenza “rosa” sono i dati sui più giovani: fra gli studenti che hanno deciso di iscriversi all’Enpam, le future dottoresse – seppure di poco – superano gli uomini con il 50,4% verso il 49,6%.

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La presenza femminile nelle corsie degli ospedali italiani è destinata ad aumentare ancora: lo dicono i numeri dei test di ammissione alle facoltà di medicina. Lo scorso anno negli atenei milanesi, per esempio, le ragazze rappresentavano il 68% del totale dei candidati.

Nel 2017 - secondo i dati Almalaurea - il 55,3% dei laureati delle classe di laurea medicina e chirurgia (LM-41, 46/S) è rappresentato da donne e il restante 44,7% da uomini.


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