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Irpef a tre aliquote, gli 80 euro di Renzi si trasformeranno in sconti…

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verso la legge di bilancio

Irpef a tre aliquote, gli 80 euro di Renzi si trasformeranno in sconti fiscali

Un’Irpef a tre aliquote che ingloba il bonus da 80 euro, e viene finanziata da una rimodulazione delle detrazioni fiscali; un’accoppiata simile fra taglio a bonus settoriali per le imprese e ampliamento delle soglie per il forfait al 15% di Pmi e autonomi. E un’Iva che non aumenta in base ai meccanismi previsti dalle clausole di salvaguardia ma che può modificare la collocazione di qualche voce senza abbassare in modo significativo la cifra da trovare per bloccare gli incrementi.

Doppia polemica
Ci sono questi dossier sui tavoli tecnici della manovra, e dietro alle polemiche scoppiate sui nodi «bonus 80 euro» e clausole Iva. Ieri il vicepremier Luigi Di Maio ha detto di «non sapere chi si sia inventata» l’ipotesi di addio agli 80 euro per finanziare l’avvio della riforma fiscale, l’altro vicepremier Salvini ha spiegato che «il governo non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva». Il clima che si scalda annuncia le difficoltà che si incontrano quando si prova a tradurre in misure reali annunci ambiziosi come quelli del contratto di governo. Ma quando si va sul piano pratico il quadro cambia.

La linea Tria-Conte
Per avviare il taglio Irpef sulle persone fisiche, ha spiegato il ministro dell’Economia Giovanni Tria illustrando nell’intervista di mercoledì al Sole 24 Ore le diverse ipotesi sul tavolo, si studia un intervento sugli sconti fiscali (lo ha confermato mercoledì stesso il premier Conte); e ha aggiunto che in questo quadro il bonus Renzi va rivisto «anche per ragioni di riordino tecnico» (per le complicazioni che produce ogni anno con il cambio di platea) e «con la garanzia che nessuno perda nel passaggio dal vecchio al nuovo». Sull’Iva, Tria ha sostenuto che «tutte le simulazioni su cui lavoriamo si basano sulla mancata attivazione delle clausole di salvaguardia», cioè degli aumenti, e che tra le ipotesi c’è un possibile riordino «per semplificare alcune aliquote», con effetti sul gettito (positivi o negativi a seconda delle ipotesi) «assolutamente marginali». A mettere ordine tra tecnica e politica ci ha pensato ieri il viceministro dell’Economia, il leghista Massimo Garavaglia: «Come ha detto Tria - ha spiegato - non c’è intenzione di toccare l’Iva al netto di qualche piccolo aggiustamento», conferma. «Non si tolgono gli 80 euro - ha aggiunto - ma vengono messi come riduzione fiscale anziché come esborso».

“Per il taglio dell’Irpef il bonus Renzi va rivisto «per ragioni di riordino tecnico»: gli 80 euro non verrebbero tolti ma nel nuovo mix di aliquote Irpef e bonus si trasformerebbero in minor tassazione”

 

Tra ambizioni e vincoli
Qui c’è il punto chiave. In base alla linea Tria-Conte, la manovra deve avviare davvero riforma fiscale e reddito di cittadinanza senza rompere con Bruxelles, aumentare il deficit strutturale né interrompere la discesa del debito. Le scelte sulle singole misure si faranno a settembre, quando saranno chiari anche tutti i numeri del quadro programmatico compresa la spesa per interessi da mettere a preventivo. E la quadratura politica sarà complicata almeno quanto quella tecnica chiamata a trovare l’equilibrio giusto per assicurare benefici ed evitare perdite di reddito nello scambio fra sconti fiscali in ritirata e Irpef in discesa. A ministri e leader di partito toccherà invece la ricerca dell’equilibrio fra l’esigenza di non sfondare su deficit e debito e quella di non deludere troppo le attese alimentate dall’accordo giallo-verde.

“Tra le ipotesi c’è la riduzione degli scaglioni Irpef da 5 a tre: il primo fino a 28mila euro con aliquota fra il 15 e il 25%, il secondo fra 28 e 75mila euro e aliquota fra il 26 e il 35% mentre il terzo - dai 75mila euro - rimarrebbe al 43 per cento”

 

Le tre aliquote
Per capire le questioni in gioco è allora utile partire dai numeri al centro delle diverse ipotesi. Tra quelle in campo c’è una riduzione da cinque a tre degli scaglioni Irpef che punta la propria attenzione sulle fasce di reddito medie e medio-basse, con questo tipo di architettura: un primo scaglione fino a 28mila euro, a cui applicare un’aliquota fra il 15 e il 25% (oggi è il 23% fino a 15mila e il 27% fino a 28mila), un maxi-gruppo centrale fra 28mila e 75mila euro con aliquota fra il 26 e il 35% e nessuna novità per l’ultimo scaglione, dai 75mila euro di reddito in su, che rimarrebbe al 43 per cento. Questi numeri si accompagnerebbero a una revisione della tassazione sulle famiglie, anche sotto forma di ampliamento della no tax area o di introduzione di meccanismi di quoziente famigliare. Ogni collocazione delle aliquote all’interno di queste forbici ha un mix di costi diverso, e in questo quadro rientra appunto il possibile superamento del bonus Renzi. Non si tratterebbe quindi di «togliere» gli 80 euro, che si rivolgono ai redditi bassi, per finanziare una “flat tax” che premia altre fasce di contribuenti, ma di ripensare il mix di aliquote e bonus per costruire una nuova curva Irpef. In quest’ottica i 960 euro all’anno, che peraltro sono etichettati come spesa pubblica, si trasformerebbero in minor tassazione.

Il nodo Iva
Il passaggio dalla teoria alla pratica non è semplice, e impegnerà tecnici e politici nei due mesi che separano la pausa estiva dalla presentazione della legge di bilancio. In questo periodo si lavorerà anche alle ipotesi Iva, al centro in questi giorni dell’altro “caso-manovra”. Il punto in discussione, si diceva, non è in realtà l’attivazione delle clausole, espressamente esclusa da Tria su queste pagine, ma un possibile riordino che non cambierebbe le dimensioni del gettito. Per bloccare le clausole, quindi, resta fondamentale la trattativa con Bruxelles e il piccolo effetto espansivo, 1-2 decimali di Pil, che i mancati aumenti produrrebbero rispetto alle previsioni tendenziali correggendo quindi anche gli effetti sul deficit.

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