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Cherchez la femme. In Francia parte la caccia alle donne manager per i Cda

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Questo articolo è stato pubblicato il 04 giugno 2010 alle ore 13:41.

PARIGI – Cherchez la femme. E' la parola d'ordine sempre più in voga nel gotha finanziario parigino. E la richiesta frequente che ricevono i cacciatori di teste negli ultimi tempi. Sì, perché nei prossimi mesi dovrebbe passare al Parlamento la nuova legge che impone una quota minima di donne nei consigli di amministrazione delle 650 società quotate. E i principali gruppi, in particolare quelli del listino Cac 40, come dire l'élite, hanno già avviato una corsa sfrenata per trovare la donna giusta.

Obiettivo il 20% di donne nei Cda. Il progetto di legge, presentato da Jean-François Copé e da Marie-Jo Zimmermann, due deputati dell'Ump, il partito di centro-destra, lo stesso di Nicolas Sarkozy, è assai ambizioso. Si ispira alla Norvegia, nel campo il Paese all'avanguardia a livello europeo. L'obiettivo è arrivare al 20% di donne nei Cda entro tre anni dalla promulgazione della legge e al 40% all'orizzonte dei sei. Sarà dura, perché attualmente la situazione a Parigi non è per niente incoraggiante. Nei gruppi del Cac 40 siamo appena al 10%. Se il progetto di legge riceverà il via libera, entro il 2015 bisognerà trovare 169 nuove «amministratrici» per le aziende del Cac40 e 1.200 per quelle dell'indice Sbf 120.

Consenso bipartisan. Che il provvedimento passi, comunque, è dato ormai per scontato, dato che esiste un ampio consenso al riguardo, pure nell'opposizione di sinistra (semmai qualche dubbio caratterizza alcuni rappresentanti della maggioranza parlamentare). Il testo è stato già approvato all'Assemblea nazionale. Prima della pausa estiva verrà esaminato dalla commissione legislativa del Senato, per poi passare in seguito in aula. I tempi di applicazione possono sembrare lunghi ma, in realtà, non lo sono. Bisogna trovare le persone giuste, perché gli equilibri dei consigli di amministrazione di varie multinazionali saranno stravolti. E il bacino dove pescare, almeno per il momento, in un Paese dal punto di vista del management assai maschilista, non è così ampio.

Caccia aperta alle manager migliori. «Si è innescata una vera e propria corsa: ognuno vuole la sua donna», osserva il dirigente di una delle società di cacciatori di teste a Parigi. Che sono ben contente dell'arrivo del nuovo business, ora che, con la crisi, l'attività più tradizionale langue. Già si prospettano all'orizzonte alcune supermanager particolarmente corteggiate, come Mireille Faugère, consigliere del presidente di Sncf, le ferrovie nazionali (e già nei Cda di Edf e Essilor), Helle Kristoffersen, vicepresidente di Alcatel-Lucent (già nel consiglio di Valeo), Brigitte Taittinger, alla guida della maison di profumi Annick Goutal (ma pure nel Cda di Hsbc France). E Aliza Jabès, fondatrice di Nuxe, nel settore della cosmesi naturale diventata una vera e propria multinazionale. Jabès, il prototipo osannato dell'imprenditrice che si è fatta da sola, si è già guadagnata un posto nel Cda di Vivendi.

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Ci sono anche a le amiche degli amici.. Ovviamente siamo a Parigi e non a Oslo. E così le nuove regole diventano un pretesto per favorire le amiche degli amici, vedi l'ingresso di Bernadette Chirac, moglie dell'ex presidente, nel consiglio di Lvmh, quello di Florence Woerth, consorte dell'attuale ministro del lavoro, in Hermès o addirittura il caso di Nicole Dassault, che è stata nominata nel consiglio di Dassault Aviation , la società del marito Serge. Ma ci sarebbe posto per tutte, non solo francesi. «La candidatura ideale - sottolinea Emeric Lepoutre, direttore generale di Spencer Stuart, società di cacciatori di teste - quella più difficile da trovare, è una manager straniera. E con una forte esperienza sui mercati esteri, almeno quelli più importanti per il gruppo in questione». Insomma, cherchez la femme.

SONDAGGIO / Quote rosa per le donne dirigenti come in Francia?

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