
Pensioni, si cambia. Il governo francese punta a far salire l'età pensionabile dagli attuali 60 anni a 62 entro il 2018. Lo ha annunciato il ministro del Lavoro, Eric Woerth, svelando una revisione radicale del sistema pensionistico. «È imperativo salvare il nostro sistema delle pensioni», ha detto Woerth in una conferenza stampa. «Lavorare più a lungo è inevitabile. Non esiste una soluzione magica. Tutti i nostri partner europei lo hanno fatto. Non è possibile restare ai margini di questo movimento», ha aggiunto il ministro transalpino. La riforma - ha sottolineato Woerth - contribuirà a ridurre il deficit di 0,5 punti da qui al 2013.
Parlare di innalzamento dell'età pensionabile è stato un tabù in Francia, dove il diritto alla pensione a 60 anni è stato sancito nel 1982 dall'amministrazione guidata dal presidente socialista Francois Mitterrand. Un disegno di legge in materia sarà presentato al Gabinetto del presidente Nicolas Sarkozy il mese prossimo, prima di andare in Parlamento a settembre, ma i sindacati hanno già promesso battaglia annunciando scioperi e proteste di piazza.
Come mai tutti questi cambiamenti? Davvero le attuali normative sulle pensioni sono arrivate al capolinea? Siamo andati ad analizzare tra le legislazioni pensionistiche dei principali paesi europei. Questo, è quello che prevedono.
Belgio. Pensionamento anticipato, a 60 anni, sia per gli uomini che per le donne, che hanno raggiunto almeno 35 anni di contributi. L'asticella per la pensione normale è, invece, fissata, per tutti, a 65 anni d'età (le donne ci sono arrivate lo scorso anno). Altra peculiarità del Belgio è che non prevede un pensionamento posticipato. Raggiunti quindi i limiti d'età ordinari, si lascia definitivamente il posto di lavoro. È consentito, tuttavia, il cumulo con il reddito da lavoro fino a un certo importo al di sotto del quale la pensione viene ridotta.
Germania. Qui, l'asticella per la pensione ordinaria è 67 anni, per uomini e donne. È possibile, però, anticipare l'età a 65 anni, se si hanno almeno 45 anni di contributi, provenienti anche da lavoro di cura ed educazione di bambini fino a 10 anni d'età. Mentre esiste una possibilità illimitata di posticipare la pensione, il sistema normativo tedesco ammette l'eventualità di terminare il lavoro a 63 anni, maturando almeno 35 anni di contribuzione (62 in caso di grave disabilità), con una pensione, quindi, di importo ridotto.
Italia. Dal 1° luglio 2009 è entrato in vigore il cosiddetto sistema delle quote, in base al quale si consegue il diritto alla pensione al raggiungimmento di una quota data dalla somma tra età anagrafica e contribuzione (almeno 35 anni di contributi). La finestra ordinaria di uscita dal lavoro è fissata a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne. Ora, nel pubblico impiego, la differenza verrà azzerata, avendo il governo annunciato un emendamento alla manovra 2011-2012 che innalzerà, dal 2012, a 65 anni l'età pensionabile per tutti gli statali. Senza requisiti di età, invece, si potrà lasciare il lavoro con 40 anni di contribuzione. È possibile una proroga fino a un massimo di 65 anni d'età.
Tuttavia, da qui al 2015, il sistema pensioni in Italia sarà una sorta di riforma permanente: dall'entrata in vigore delle nuove finestre, nel 2011, fino alla prima applicazione del meccanismo per l'aumento dell'età di pensionamento in relazione alla crescita della speranza di vita, nel 2015. Le finestre a scorrimento prevedono un unico termine di decorrenza della pensione sia per l'anzianità sia per la vecchiaia: il 13° mese dalla maturazione dei requisiti, per i dipendenti (pubblici e privati, donne incluse); il 19° mese per gli autonomi. Stessa logica per l'anzianità. Il meccanismo delle «quote» - una determinata somma di età e anni di contributi - non è certo una novità. Ma, inesorabile, il calendario avanza.
Dal 1° gennaio prossimo si passa a «quota 96» per i dipendenti (e l'età minima richiesta sale a 60 anni, con 36 anni di contributi) e a «quota 97» per gli autonomi, con età minima di 61 anni. Poi, dal 2013, il gradino finale con l'aumento di un anno sia nelle quote sia nell'età minima. Resta invece ancora da scrivere l'adeguamento della pensione all'aspettativa di vita. La legge stabilisce che in sede di prima applicazione l'aumento dell'età non potrà superare i 3 mesi, sia per la vecchiaia sia per l'anzianità.
Regno Unito. A differenza di quasi tutti gli altri Paesi europei, qui non è prevista la possibilità di andare in pensione anticipatamente. L'asticella normale per gli uomini è 65 anni, per le donne 60. Dal 2010 al 2020, però, è previsto una graduale equiparazione a quota 65 anni. È ammessa, invece, la possibilità «illimitata» di posticipare la data della pensione.
Spagna. Pensione anticipata a 60 anni (per le persone assicurate prima del 1° gennaio 1967). Da 61, per le persone con almeno 30 anni di contributi e disoccupati non volantari. La finestra ordinaria di pensionamento è fissata per tutti a 65 anni, con possibilità, però, di riduzione in caso di lavoratori che svolgono attività usuranti o pericolose. Come per il Regno Unito, anche qui è ammessa la possibilità «illimitata» di posticipare la data della pensione.
Svezia. Nessuna possibilità di andare in pensione anticipata. Il pensionamento normale è modulato su finestre flessibili: tra i 61 e i 67 anni. È ammessa tuttavia la possibilità di lavorare anche dopo i 67 anni, previa contrattazione con il datore di lavoro.
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