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E Parigi allunga di due anni l'età pensionabile

Attilio Geroni



PARIGI. Dal nostro corrispondente
In altri tempi l'avrebbe presentata lui. Oggi è il compito istituzionale del governo. È stato il ministro del Lavoro Eric Woerth ad annunciare ieri i dettagli della riforma più importante del quinquennato di Nicolas Sarkozy, quella delle pensioni. Una riforma non prevista nel programma elettorale del 2007 ma che ultimamente era diventata ineluttabile per alcune buone ragioni: il solito trend demografico; un rapporto sempre più squilibrato tra popolazione attiva e non; e, ultimo catalizzatore, il crescente nervosismo dei mercati finanziari verso la deriva dei conti pubblici.
Anche restando nell'ombra e nella discrezione mediatica, Sarkozy è riuscito a far cadere qualche tabù. A partire dall'età minima che Mitterrand ridusse a 60 anni nel 1983 e che la nuova riforma aumenterà progressivamente a 62 anni entro il 2018, mentre il diritto alla pensione piena slitterà anch'esso di due anni, da 65 a 67. Com'era prevedibile, i sindacati e l'opposizione di sinistra l'hanno presa male, anzi malissimo, e hanno preannunciato grandi mobilitazioni senza peraltro aver mai spiegato come, secondo loro, dovrebbe essere riformato il sistema previdenziale.
Da un lato qualcuno (gli economisti di mercato) è rimasto deluso perché l'innalzamento non è arrivato, come sembrava alla vigilia, ai 63 anni, e perché quello della carriera contributiva, da 41 a 41,5 anni è davvero modesto ed era inoltre previsto da una precedente riforma (Raffarin). Dall'altro però sempre gli stessi fanno notare che la tempistica - dieci anni - è una delle più rapide in Europa. Il presidente non ha voluto evidentemente tirare troppo la corda con l'opinione pubblica, che già lo inchioda da mesi a minimi storici di popolarità, ma nemmeno urtare troppo la suscettibilità dei mercati, che da tempo si interrogano sulla reale capacità e volontà francese di rimettere i conti in ordine.
Il ministro Woerth ha detto che il piano così com'è stato concepito dovrebbe portare a regime, cioè entro il 2020, un risparmio annuo pari all'1,9% del prodotto interno lordo. Quanto al risparmio cumulativo, tra il 2011 e sempre il 2020, dovrebbe attestarsi intorno ai 220 miliardi di euro. E dopo? Non sono state date proiezioni di medio-lungo termine ma sono in molti a ritenere che all'approssimarsi del 2018 bisognerà nuovamente spostare in avanti il limite minimo di età pensionabile: «Dopo quella data c'è un buco nero», dice Marisol Touraine, specialista in materia del Partito socialista.
Il deficit attuale della previdenza francese è di 32 miliardi di euro, destinato a salire a 45 miliardi nel 2018 e a 100 nel 2050 in assenza di manovre correttive. La pensione a 62 anni non basterà da sola a colmare il disavanzo ed è per questo che il governo ha deciso di aumentare alcune tasse, di fatto rendendo permeabilissimo lo scudo fiscale introdotto da Sarkozy nel 2007 e che fissava al 50% il tetto massimo d'imposizione del reddito personale. Saliranno dunque le tasse sulle plusvalenze generate dalla cessione degli immobili, sui capital gain di Borsa, aumenteranno i prelievi sulle stock option e sulle pensioni d'oro mentre l'aliquota massima dell'Irpef sarà portata dal 40 al 41%, provvedimento, quest'ultimo, più simbolico che altro poiché interessa 350mila contribuenti e porterà alla casse dello stato circa 230 milioni di euro. La voce più consistente nel previsto aumento del gettito (2 miliardi) viene dal nuovo sistema di calcolo per la riduzione dei contributi sociali delle imprese, che non sarà più su base mensile ma annuo.
Il sindacato Cgt ha chiesto al governo di "riscrivere" la riforma e per il 24 giugno è prevista una giornata di grande mobilitazione. Gli spazi per un negoziato con le parti sociali, al di là delle apparenze, sono esigui. Sarkozy avrebbe fatto davvero a meno di questa riforma, almeno nel primo quinquennato, ma la crisi economico-finanziaria prima e adesso quella della zona euro hanno completamente stravolto la sua agenda politica. Assieme ai tagli alla spesa annunciati nei giorni scorsi, è la polizza assicurativa che la Francia sottoscrive contro le tensioni ricorrenti sul mercato dei titoli di stato. Quando la settimana scorsa lo spread dei tassi francesi rispetto a quelli tedeschi si è allargato di cinquanta punti base, a molti - all'Eliseo, a Bercy e Matignon - sono venuti i sudori freddi. Spostare in avanti l'età pensionabile è oggi diventato un modo per conservare la tripla A delle agenzie di rating.
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