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Norme e Tributi In primo piano

«Tetto» pericoloso per l'assegno post datato

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Questo articolo è stato pubblicato il 28 giugno 2010 alle ore 08:01.

Corsa contro il tempo per ripescare gli assegni post datati emessi per pagare forniture e prestazioni superiori a 5mila euro. Un esercizio più facile quando non c'è stata girata ma estremamente difficile quando ne sono state effettuate diverse. Pena pesanti sanzioni, la segnalazione al ministero dell'economia e forse la perdita della somma.

Il decreto legge sulla manovra in vigore dal 31 maggio ha creato lo scompiglio tra piccole imprese, artigiani, commercianti e professionisti: l'articolo 20 ha infatti abbassato repentinamente da 12.500 a 5mila euro il divieto «di trasferimento di denaro contante... o di titoli al portatore pari o superiore a 5mila euro». A meno che queste operazioni non si effettuino tramite banche o poste. La norma non ha previsto un periodo transitorio e ciò ha spiazzato «quella marea di assegni con data futura – commenta un piccolo imprenditore veneto che preferisce rimanere anonimo – emessi prima del 31 maggio e con importi compresi tra 5mila e 12.500 euro».

C'è una parte dell'economia che gira così, compresa quella sommersa e illegale. Un'economia a corto di liquidità o che non ottiene crediti e dove l'assegno bancario post datato, difatto illegale anche prima della legge del 2008 sull'antiriciclaggio, è uno strumento di pagamento molto diffuso.

«Il fornitore – prosegue l'imprenditore – concede al suo cliente che i pagamenti possano avvenire in maniera differita, ma senza ricorrere alle cambiali, dove scatta l'imposta del 12 per mille. Si preferiscono così gli assegni post datati: a 30, 60 o a 90 giorni e anche più. Solo che il beneficiario, un attimo dopo averlo ricevuto, catapulta il "pagherò" sulla giostra delle girate continue. Cioè utilizza l'assegno post datato per pagare, a sua volta i fornitori. Fino all'ultimo beneficiario, quello che ora è rimasto con il cerino acceso in mano». In realtà a rischiare grosso sono tutti i giranti elencati sull'assegno, che hanno provveduto a riportare il codice fiscale. Infatti dopo che l'ultimo beneficiario dell'assegno irregolare, sopra i 5mila euro, incassa la somma e scatta la segnalazione al ministero dell'economia, la sanzione, dall'1 al 40% dell'importo, viene comminata al traente e a tutti i giranti. Senza considerare eventuali accertamenti fiscali da parte dell'agenzia delle Entrate.

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In agguato anche la segnalazione al fisco

Nuovi scenari di incertezza si sono aperti dal 31 maggio, momento in cui è entrato in vigore il

Tags Correlati: Agenzia Entrate | Banca d'Italia | Imprese | Riccardo Jannone

 

In realtà, la prima stretta sugli assegni è arrivata due anni fa con la legge 231/2007, sull'onda delle nuove regole sull'antiriciclaggio. Da allora tutti gli assegni riportano la clausola «non trasferibile» e chi richiede un libretto con titoli liberi deve pagare un bollo da 1,50 euro per assegno e comunque la girata è ammessa solo per importi sotto i 5mila euro (12.500 prima del 31 maggio), specificando il codice fiscale del girante.

Insomma la legge antiriciclaggio con la tracciabilità delle transazioni ha reso più vischiosa la circolazione degli assegni, tanto che numero e volumi sono calati. Secondo dati di Banca d'Italia, nel 2009 sono stati emessi 285 milioni di assegni bancari, il 15% in meno dell'anno prima; mentre i volumi sono calati a 631 miliardi (il 40% circa del Pil), con una flessione di circa il 20 per cento. Mentre sono rimasti sostanzialmente stabili quelli revocati per mancanza di fondi: poco più di 100mila nel primo trimestre di quest'anno, per un controvalore di 450 milioni.

«Gli assegni post datati – interviene Riccardo Jannone, imprenditore contitolare della Sesta, società operante nei prodotti per l'impiantistica – sono purtroppo una realtà consolidata, una pessima abitudine. E concordo pienamente con il governo: serve una forte compressione del fenomeno». Del resto non pochi imprenditori, forse per scarico di responsabilità, puntano il dito contro gli istituti di credito che, a loro dire, tollererebbero il fenomeno. Fino a far entrare gli assegni post datati nei "castelletti bancari": una sorta di cessione dei crediti non ancora scaduti e da incassate in cambio di liquidità per le spese correnti.

e.scarci@ilsole24ore.com

I NUMERI
285 milioni
Assegni bancari emessi

L'anno scorso sono stati registrati 285 milioni di assegni bancari, in calo rispetto ai 326 del 2008. Il controvalore è stato di 631 miliardi /il 40% del Pil) contro i 763 dell'anno prima.

49,1 milioni
Assegni circolari emessi
Nel 2009 sono stati emessi 49,1 milioni di assegni circolari, in calo rispetto ai 59 dell'anno precedente. Il controvalore registrato è stato pari a 273 miliardi, contro i 323 miliardi del 2008.

103 mila
Assegni revocati
Nel primo trimestre dell'anno il numero di assegni revocati per mancanza di fondi è rimasto stabile rispetto all'ultimo trimestre del 2009.

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