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Prestigiacomo: No ai tagli sulle energie rinnovabili

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Questo articolo è stato pubblicato il 04 luglio 2010 alle ore 08:02.

Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente, non ci sta. La manovra sfila gli incentivi alle imprese che producono energia da fonti rinnovabili? «È antistorico» afferma. La nuova formulazione dell'articolo 45 (si veda il Sole 24 Ore di ieri) destina al ministero dell'Istruzione parte dei soldi raccolti per gli incentivi tramite le bollette elettriche? «Crea disagio tra i ministeri» rincara Prestigiacomo.


«La questione dell'articolo 45 sembrava passata, eravamo tutti d'accordo per sopprimerlo. E invece la riconferma è stata una sorpresa per tutti. Non solamente contrasta con le politiche del governo, non solamente toglie risorse a un settore importante, uno dei pochi comparti economici in crescita, ma l'idea di stornare parte degli incentivi verso altre destinazioni genera disagio tra i diversi ministeri, tra l'Ambiente, lo Sviluppo economico e il ministero dell'Istruzione, destinatario dei fondi nella nuova formulazione della manovra». Il ministro ricorda che centinaia di imprese hanno già avviato gli investimenti nelle fonti rinnovabili, e si troverebbero con i budget azzoppati, ma «ci sono i programmi del governo per ridurre le emissioni di anidride carbonica; ci sono impegni europei per spingere le fonti rinnovabili d'energia. Questa norma fa l'esatto contrario. Un assurdo».


Lo stesso ministero era intervenuto con una sua proposta di emendamento. Cancellare quel devastante articolo 45, un articolo che non porta alcun beneficio al bilancio dello stato perché quegli incentivi sono una partita di giro tramite le bollette elettriche. «Chiaro, il ministero dell'Ambiente non è responsabile della gestione degli incentivi, che sono di spettanza dello Sviluppo economico, ma abbiamo obiettivi ambientali da conseguire – aggiunge il ministro – ed è nostro dovere affiancare lo Sviluppo economico nelle politiche di incentivazione dell'energia pulita».
Difficile da sostenere anche il taglio dei fondi alle riserve naturali. Per Prestigiacomo poi è davvero una norma indigesta: con questa formulazione della manovra, il ministero dovrà chiudere la metà dei parchi nazionali. «Pazzesco, no?» osserva il ministro. In effetti, i parchi nazionali sono una fonte di ricchezza non solo immateriale per l'Italia: con le imprese legate al turismo verde, alla produzione di alto artigianato e di agricoltura pregiata, i parchi producono per il bilancio dello stato più gettito fiscale di quanto non ne portino via i trasferimenti di fondi per gli enti parco.

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Ma perché chiudere metà dei parchi? «Perché si vogliono dimezzare i trasferimenti del ministero dell'Ambiente verso i parchi nazionali. Le riserve naturali hanno già risorse striminzite, irrisorie. Di anno in anno vengono assegnati ai parchi finanziamenti sempre più impalpabili» dice il ministro. Dimezzare di colpo i finanziamenti alle riserve naturali, sottolinea, significa farle chiudere tutte: «Non potrei fare altro che dimezzare il numero dei parchi nazionali, concentrare le esilissime risorse disponibili su pochi parchi da salvare. Ma ha senso? Ciò salverà il paese? Ciò fa bene all'Italia?»


Intanto continua il dibattito sull'agenzia per il nucleare, il cui avviamento è il centro del futuro programma atomico. Perché questo ritardo, a dispetto delle promesse? «Stiamo cercando di dare impulso all'iter di istituzione dell'agenzia», conferma Prestigiacomo. Che però riconosce: «Purtroppo il meccanismo è stato rallentato di recente dalle vicende del ministero dello Sviluppo economico». E come dare impulso a un iter così lento? «Il problema sta nel fatto che è difficile trovare una figura autorevole che possa stare al vertice dell'agenzia, e che al tempo stesso non sia tagliata fuori dalle incompatibilità previste. Così abbiamo predisposto un provvedimento con il quale si prevede che in fase di prima applicazone rimangano solamente le incompatibilità con chi ha operato e opera nel settore, in modo da consentire al governo e al parlamento di compiere una scelta condivisa e di alto profilo».


Prestigiacomo difende anche la nuova norma che vieta la trivellazione di giacimenti vicino alle aree marine protette: serve non solamente all'ambiente ma anche alle imprese, «che hanno il diritto di avere un quadro normativo chiaro e non una situazione in cui magari venivano autorizzate le indagini preliminari e poi negato il diritto all'estrazione».
Un cenno alle regioni "sprecone" del Mezzogiorno. Per usare le parole di Giulio Tremonti, la "cialtroneria" del Sud: «Umiliante, questa è una politica che divide. Sia chiaro: quando c'è da prendere posizione contro gli sprechi, io sono la prima. Ma questo attacco indifferenziato offende tutti in modo ingiusto» dice Prestigiacomo. Che poi si chiede: «Si accusano le regioni di non sapere spendere i fondi europei, ma questi vengono dati sotto forma di rimborsi di spese cofinanziate con fondi nazionali. E le regioni dove prendono i fondi nazionali se i Fas sono bloccati da mesi? E quanto investono nel Mezzogiono Anas e Ferrovie dello stato? Mi dispiace ma i presidenti delle regioni, soprattutto i nuovi, non hanno responsabilità; anzi, in un periodo difficile come questo quando certamente la parte del paese più indietro fa più fatica, andrebbero sostenuti. Io sto dalla loro parte».

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