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Spesa pensioni stabilizzata


ROMA
Una stabilizzazione della spesa previdenziale che, a ben vedere, alla fine dei lavori della commissione Bilancio del Senato veste i panni di una vera e propria riforma. Al netto del "refuso" che ha costretto alla retromarcia il governo sull'abolizione del requisito dei 40 anni di contributi per lasciare il lavoro, il mix di interventi sulle pensioni è a un passo dal traguardo definitivo senza avere incontrato troppa resistenza dell'opposizione o un'alzata di scudi dei sindacati, che in altri momenti sarebbe stata automatica.
Una riforma che, senza andare ad intaccare i pilastri del sistema pensionistico italiano come l'età anagrafica e quella contributiva, fa sì che il sistema ora previsto sia destinato di fatto ad allungare i tempi di uscita dal lavoro.
Da una parte la manovra ha introdotto la cosiddetta finestra mobile di 12 mesi per i lavoratori dipendenti e di 18 per gli autonomi. Il tutto con un risparmio nel 2013 stimato in circa 3,5 miliardi. Dall'altra, con le modifiche apportate in questi giorni dal Senato (da martedì il testo sarà all'esame dell'aula di Palazzo Madama), è stato elevato a rango di norma primaria quanto prevede il regolamento che dal 2015 collegherà il pensionamento all'aspettativa di vita.
L'applicazione combinata delle riforme del sistema pensionistico - la finestra unica e l'aumento graduale d'età a seconda dell'aspettativa di vita - non porterà secondo le attese del governo solo effetti sociali di lungo periodo che oggi possono lasciare perplessi, come ad esempio il fatto che, nel 2050, per giungere al pensionamento di vecchiaia un uomo dovrebbe lavorare fino alla soglia dei 70 anni. Nel medio periodo, per esempio tra il 2010 e il 2030 quando saranno andati in pensione anche gli ultimi figli del baby boom, i risparmi di spesa cumulati saranno di quasi 59 miliardi. Risparmi che saliranno fino a 87 miliardi alla fine del periodo di previsione, il 2050 appunto.
Secondo quanto prevede il regolamento, ora assorbito nel testo dell'articolo 12 della manovra correttiva, il posticipo legato all'aspettativa di vita partirà da un massimo di non più di tre mesi nel 2015. Negli anni successivi l'ascensore delle nuove pensioni si muoverà ogni tre anni sulla base delle aspettative di vita calcolate dall'Istat. Il primo adeguamento, sempre secondo quanto deciso in commissione Bilancio del Senato, scatterà nel 2019.
Altro tassello della riforma previdenziale imbarcata dalla manovra riguarda lo scalone unico per le lavoratrici del pubblico impiego che, a partire dal 2012, andranno in pensione di vecchia a 65 anni, così come a più riprese ha chiesto l'Unione europea. Dal 1° gennaio 2010 viene incrementato di un solo anno, cioè da 60 anni a 61 anni, il requisito per la pensione di vecchiaia; mentre dal 1° gennaio 2012 si passa di colpo a 65 anni con un ulteriore incremento di 4 anni.
Ma se con questi interventi la stabilizzazione della spesa previdenziale è assicurata anche nel medio e lungo termine, questo non vuol dire che non ci sia ancora spazio per la manutenzione ordinaria. Il primo appuntamento per il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi scatterà subito dopo l'estate con il ddl lavoro. Giunto alle battute finali in parlamento questo provvedimento contiene una delega che concede 90 giorni al governo per la definizione dei requisiti speciali per il pensionamento dei lavoratori impegnati in attività usuranti. I ritiri anticipati di queste categorie di lavoratori erano stati stimati nella riforma Prodi-Damiano in 2,5 miliardi nel decennio 2008- 2018.
Interventi questi che nel loro insieme rappresentano il biglietto da vista con cui l'Italia si presenterà alle consultazioni sul libro verde delle pensioni illustrato in settimana a Bruxelles.
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Le modifiche inserite in manovra


Posticipo delle uscite
Da una parte la manovra ha introdotto la cosiddetta finestra mobile di 12 mesi per i lavoratori dipendenti e di 18 per gli autonomi. Dall'altra ha elevato a rango di norma primaria quanto prevede il regolamento che dal 2015 collegherà il pensionamento all'aspettativa di vita. Tale posticipo partirà da un massimo di non più di tre mesi nel 2015. Negli anni successivi l'ascensore delle nuove pensioni si muoverà ogni tre anni sulla base delle aspettative di vita calcolate dall'Istat. Il primo adeguamento, sempre secondo quanto deciso in commissione Bilancio del Senato, scatterà nel 2019
Statali in pensione a 65 anni
Altro tassello della riforma previdenziale in manovra riguarda lo scalone unico per le lavoratrici del pubblico impiego che, a partire dal 2012, andranno in pensione di vecchia a 65 anni, così come a più riprese ha chiesto l'Unione europea. Dal 1° gennaio 2010 viene incrementato di un solo anno, cioè da 60 anni a 61 anni, il requisito per la pensione di vecchiaia; mentre dal 1° gennaio 2012 si passa di colpo a 65 anni con un ulteriore incremento di 4 anni


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