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La vittoria della Roja ai mondiali è solo un tonico per la Spagna in crisi

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Questo articolo è stato pubblicato il 12 luglio 2010 alle ore 11:21.

MADRID - Gli uomini della nettezza urbana hanno lavorato tutta la notte per ripulire le strade della capitale dopo la baldoria seguita alla vittoria della "Roja" nella Coppa del mondo. Al fischio finale della partita, domenica notte, c'è stata un'esplosione di gioia, quasi a scacciare i fantasmi di una crisi economica che non accenna ad allentare la sua morsa. Ed è stato un abbraccio corale di tutta la "Nazione-Spagna" al paese, dopo le polemiche seguite alla sentenza del Tribunale supremo che ha bocciato le velleità nazionaliste catalane.

"Re del mondo", "Da qui all'eternita'", "Il mundo a sus pies", "Orgogliosi di essere spagnoli". Sono questi i titoli dei principali quotidiani nazionali, mentre "elEconomista" punta sul fatto che la vittoria "e' un gol di ottimismo per l'economia".

Studi recenti dicono infatti che la Coppa del mondo rappresenta un tonico compreso tra lo 0,5 e lo 0,7% del Pil. A beneficiare della vittoria sarebbero i consumi, il turismo, i servizi in generale. Ma, sopratutto, quello che conta è l'iniezione di fiducia nel paese.

La popolazione è comunque cosciente del fatto che i prossimi mesi saranno ancora difficili. Ed è per questo che questa stamattina, negli uffici, si è iniziato a lavorare normalmente e l'ubriacatura della nottata, appariva già superata. Come a dire che negli spagnoli si avverte la responsabilità di una situazione grave e che la vittoria delle "furie rosse" è si' un tonico, ma certamente non la medicina per superare definitivamente la malattia.

Insomma, la Spagna deve partire dalla coppa del mondo per ricostruire un paese che negli ultimi due anni si è ripiegato su se stesso, vanificando i progressi fatti in una decade di boom e di successi. Una crisi non solo economica, ma anche e sopratutto politica, dato che lo "zapaterismo", fatte le riforme di carattere sociale, non ha piu' prodotto nulla di buono.

In questi giorni si parla insistentemente del successo del modello sportivo spagnolo che continua a sfornare campioni e a vincere titoli a livello internazionale: nel tennis, nel basket, nel golf, nel ciclismo, nell'automobilismo…e finalmente anche nel calcio. E ci si chiedede il perche': sopratutto programmazione. In Spagna non c'e' comune che non abbia un impianto sportivo. Oltre al fatto che le grandi società sportive, vedi Real Madrid e Barcellona, investono milioni di euro all'anno per creare dei vivai che sono le pipeline dei futuri campioni.

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Un modello, quello sportivo, dove le divisioni autonomistiche sono superate dalla voglia di centrare un obiettivo comune. Proprio quello spirito di unità che è mancato al "Paese-Spagna" negli ultimi due anni di pesante crisi.

Il commento di Gigi Garanzini alla finale sul blog Slow foot

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