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Contro i default sovrani l'Fmi vuole mille miliardi

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Questo articolo è stato pubblicato il 20 luglio 2010 alle ore 08:01.

Il Fondo monetario vorrebbe aggiungere altri 250 miliardi di dollari alla risorse a sua disposizione per far fronte alla crisi finanziarie dei paesi membri, mettendo assieme così un arsenale complessivo da mille miliardi di dollari. Secondo dichiarazioni del direttore dell'Fmi, Dominique Strauss-Kahn, al Financial Times, al termine di una serie di incontri in Corea, l'istituzione di Washington potrebbe in questo modo accentuare i suoi interventi preventivi a favore di paesi che si trovino in crisi di liquidità. La presenza stessa di una dotazione così ingente di risorse potrebbe servire da deterrente alle crisi, secondo Strauss-Kahn. Dall'inizio della crisi globale, l'Fmi ha già esteso prestiti per 160 miliardi di dollari, di cui 78 in forma preventiva a Messico, Polonia e Colombia.

La richiesta è destinata a sollevare discussioni fra i membri del Fondo, che già l'anno scorso, nel pieno della crisi globale, hanno deciso di triplicare le risorse a sua disposizione, da 250 miliardi di dollari. La proposta ha l'appoggio della Corea del sud, che quest'anno ha la presidenza di turno del G-20. I leader dei maggiori paesi industriali ed emergenti si riuniranno a Seul nel novembre prossimo. Alcuni paesi avanzati tuttavia potrebbero trovare difficoltà ad approvare ulteriori risorse per l'Fmi nel momento in cui i bilanci pubblici sono sotto pressione. I paesi emergenti inoltre chiedono che ogni contributo sia accompagnato da uno spostamento del potere di voto all'interno dell'Fmi, dove la discussione sull'aumento delle quote e il peso da assegnare ai singoli paesi non è ancora risolta.

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