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Sigilli a Santa Giulia: falde inquinate

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Questo articolo è stato pubblicato il 21 luglio 2010 alle ore 08:01.


MILANO
Da zona industriale ad area residenziale. Dalla griffe di un archistar ai sigilli della Guardia di Finanza, per inquinamento della falda acquifera e discariche abusive. Dalle pubblicità con i futuri prati verdi alle fotografie degli scavi di oggi, riempiti di acciaio, scorie e macerie. Anche per realizzare la barriera antirumore della tangenziale est. Ecco la storia ultima del progetto Montecity-Santa Giulia, periferia sud di Milano. E ultima tegola giudiziaria per l'immobiliarista Luigi Zunino. Una storia, raccontata - per ora - dal decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Fabrizio D'Arcangelo, che blocca quell'area, dove un tempo la Montedison produceva pesticidi e le acciaierie Redaelli erano in piena attività. La ragione: sostanze cancerogene oltre i limiti trovate dall'Agenzia per l'Ambiente in due falde. Una raggiunge gli acquedotti cittadini, che servono gli abitanti di Santa Giulia.
«C'è una bomba biologica vicino alla città», denuncia Cesarina Ferruzzi, manager del gruppo Green Holding, impegnato nelle bonifiche, già tra gli indagati nel primo filone di quest'inchiesta, su irregolarità nelle fatture. Anche gli interrogatori di chi quei lavori li ha fatti e di chi in quei cantieri ha lavorato hanno accelerarato l'indagine con le perizie dell'Arpa, chieste dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, fino ai sigilli del Nucleo Tributario della Gdf e all'iscrizione nel registro degli indagati di nove nomi, con accuse che prevedono pene fino a 15 anni: l'immobiliarista Zunino, insieme a due consiglieri della società Santa Giulia, Silvio Bernabè e Davide Albertini Petrone; il titolare delle società di bonifiche, Giuseppe Grossi (arrestato ad ottobre), il progettista del piano scavi, il capocantiere e tre rappresentanti delle aziende subappaltatrici di movimento terra (Edilbianchi e Lucchini e Artoni). La «bomba» sarebbe fatta di principi inquinanti mescolati, comprese sostanze, come cromo e cadmio, «a rischio di riduzione della fertilità - annota il gip - o di danno ai feti». Sostanze cancerogene, rilevate dall'Arpa, secondo cui «non si è tenuto conto della falda sospesa, benché se ne conoscesse l'esistenza, sia da parte del Comune di Milano, che dei privati». «Sull'area ex Montedison - fa mettere a verbale la Ferruzzi l'11 gennaio - non è stata fatta alcuna attività di bonifica, a parte l'area Pzc». Una circostanza contestata dalla teste, «soprattutto perché si trattava di un insediamento residenziale». E «strano» definiscono, tanto lei quanto un altro manager della stessa società, il fatto che fosse stato «approvato dagli enti pubblici un piano di scavi e non un progetto di bonifica», cioè più radicale, con la rimozione delle fonti di inquinamento e successivi interventi di ripristino. E se la manager esprime «il timore» che «a causa delle difficoltà finanziarie» del proprietario dell'area, «lo smaltimento del percolato non sia stato eseguito», Grossi va oltre: «Se si fosse fatta una bonifica - dichiara a dicembre - si sarebbero dovuti spendere 400-500 milioni e forse non sarebbero nemmeno bastati, viste le dimensioni dell'area». La società di Zunino ha sempre detto di considerare «sufficiente a garantire la protezione della falda la bonifica degli anni '90». Ma per l'Arpa non lo è, perché sono stati superati quei valori di concentrazione limite accettabile, previsti dal DM 471/99, che «determinano l'obbligo di intervento». La Metropolitana Milanese spa, titolare dei servizi idrici, comunque assicura che l'acqua «è indenne da ogni contaminazione».

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L'altro capitolo, per ora solo adombrato, sono le autorizzazioni degli enti locali. «La concessione edilizia poteva essere rilasciata solo dopo che la Provincia avesse certificato l'avvenuta bonifica del sito», si riporta nel decreto. Un'annotazione. Ma che potrebbe spalancare il capitolo pubblica amministrazione.
Quanto alle presunte discariche abusive, ci sono anche foto aeree ad immortalere i rifiuti, dalle piastrelle, alla plastica, dall'asfalto al cemento in amianto, usati per il riempimento del cosiddetto Parco Trapezio. Poco lontano sorge anche una scuola.
rcalandra@radio24.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL PROGETTO DI SVILUPPO DELL'AREA E I RILIEVI DELLA PROCURA Il piano
Lo sviluppo dell'area Milano Santa Giulia si snoda per una superficie complessiva di 1.200.00 mq, nel sito già occupato da attività industriali (stabilimento Montedison di Taliedo e acciaierie Redaelli di Rogoredo). Il progetto urbanistico generale, voluto dal gruppo Risanamento, è stato redatto dall'architetto Norman Foster. Il valore complessivo dell'opera tocca 1,7 miliardi di euro. Un anno fa, dopo una richiesta di fallimento, il gruppo Risanamento venne salvato grazie all'appoggio delle banche e all'uscita del fondatore Luigi Zunino.
A sud-est di Milano
Il quartiere di Milano Santa Giulia (nell'immagina il progetto presentato da Risanamento) si trova nella zona sud-est della città, fra i quartieri periferici di Rogoredo e Taliedo. La zona Santa Giulia sarà attraversata dal prolungamento della statale Paullese, che permetterà collegamenti con il centro cittadino e la tangenziale est.
Le contestazioni della Procura
Nella giornata di ieri , i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Milano hanno eseguito il sequestro preventivo dell'area Montecity-Rogoredo, di proprietà della Milano Santa Giulia Spa facente capo al Gruppo Risanamento. Il sequestyro preventivo dell'area, sulla quale una volta sorgevano l'industria chimica Montedison e poi le acciaierie Redaelli, è dovuto - si legge nell'ordinanza, alla «situazione grave di degrado» nella quale versava la zona. In particolare gli inquirenti hanno rilevato la presenza di acqua avvelenata da sostanze nocive per l'ambiente e la salute, anche cancerogene e dannose per la fertilità e la gravidanza. E inoltre macerie e scorie di acciaierie sepolte in modo abusivo dove poi sarebbero dovute sorgere palazzine.
Acque contaminate
Sotto il terreno ove sorge Santa Giulia si trovano due falde acquifere: una a 7 metri di profondità (la «faldina») e una a 25 metri, alla quale attinge l'acquedotto che serve l'area. Nelle acque sono emersi elementi nocivi alla salute per decine di volte il livello previsto.
DOMANDE & RISPOSTE
?

Perché il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo di Santa Giulia?
Perché è stata rilevata una «situazione grave di degrado» dell'area, con acqua avvelenata da sostanze nocive per l'ambiente e la salute e sono state trovate macerie e scorie di acciaierie sepolte in modo abusivo dove poi sarebbero dovute sorgere palazzine.
Quale impatto per Risanamento?
Risanamento ha comunicato che si riserva di procedere a ogni necessaria valutazione in merito, magari già nel prossimo cda di domani. Per ora il titolo ha perso oltre l'8% in borsa e il mercato teme che l'azienda debba accantonare un fondo rischi che potrebbbe impattare sul delicato equilibrio finanziario del gruppo.
Come si bonifica un'area?
Normalmente si parte da un'indagine preliminare che deve stabilire se i valori sono inferiori o superiori alla cosidetta csc, ossia alla concentrazione soglia di contaminazione. Se sono superiori vanno comunicati a Provincia e Comune e sempre a loro va presentato un piano di caratterizzazione. Dopo la realizzazione della caratterizzazione va eseguita l'analisi di rischio sito perappurare i risultati della caratterizzazione. Se l'esito sono valori superiori al csr, ossia alla concentrazione soglia di rischio di deve procedere alla presentazione di un progetto di bonifica che una volta approvato va eseguito. Al termine della bonifica vi è un ulteriore prelievo di campioni dal sito quindi la certificazione di avvenuta bonifica da parte degli organi competenti.

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