Check up alla pensione in dieci mosse
Salvatore Padula
e Giuseppe Rodà
Se, calendario perpetuo alla mano, hai trascorso le ultime settimane facendo calcoli su "quando andrò in pensione?", vai direttamente a pagina 11 e troverai la guida pratica a tutte le ultime novità che spostano in avanti la decorrenza dei trattamenti. Se, invece, cominci a pensare che il problema della pensione non sia il "quando ci andrò?", ma anche il "quanto sarà la mia rendita?", allora mettiti comodo e leggi questa pagina. Troverai i consigli per fare il tuo check up previdenziale.
Regola numero uno: la pensione si costruisce in gioventù. Contano gli anni di contributi e la misura dei contributi pagati, visto che il calcolo dell'importo dell'assegno dipenderà interamente, almeno per i più giovani, da quanto si versa. Il punto è che in questo scenario bisogna imparare a utilizzare al meglio tutte le possibilità – e sono molte – offerte oggi dalla normativa previdenziale.
In questo senso, per chi già lavora, il punto di partenza è considerare che cosa contiene il proprio cassetto previdenziale. Munitevi, quindi, dell'estratto conto contributivo: potrete, in primo luogo, monitorare la vostra posizione assicurativa.
Approccio necessario, ma non sufficiente. Perché per tutti lo snodo cruciale diventa quello del risparmio previdenziale. In uno scenario che vedrà il "tasso di sostituzione" delle pensioni – vale a dire il rapporto tra l'ultima retribuzione e la prima rata di pensione – ridursi dall'attuale 90% netto al 65-70% del 2050, non c'è tempo da perdere. Che siano i fondi pensione oppure i piani individuali di previdenza oppure altri strumenti finanziari, non restate a guardare. Perché una cosa è certa: la pensione del futuro sarà molto, molto più bassa di quella che ogni mese incassano oggi i vostri genitori.
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I numeri
È l'incremento degli iscritti a forme di previdenza complementare tra gennaio e giugno. Le adesioni sono oltre 5,1 milioni (3,7 milioni tra i soli dipendenti)
È il numero delle domande di riscatto laurea accolte dall'Inps nel 2009, con una crescita del 120% rispetto al 2007 (anno pre-riforma)
Le verifiche da non scordare
ESTRATTO
CONTO
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La prima regola è avere sempre sotto controllo la propria posizione previdenziale, che va costantemente monitorata per evitare brutte sorprese – come possono essere i periodi assicurativi "scoperti" oppure i contributi figurativi svaniti nel nulla – quando ormai è troppo tardi.
Tutti gli istituti di previdenza, dall'Inps all'Inpdap alle casse privatizzate, forniscono, in genere, questo servizio.
Nel caso dell'Inps, va ricordato che proprio in queste settimane è partita l'operazione-trasparenza, che nell'arco di alcuni mesi consentirà l'invio di due milioni di lettere ad altrettanti assicurati, con le quali si viene informati sulla possibilità di controllare online il proprio estratto conto assicurativo.
In questo modo, diventa possibile segnalare immediatamente eventuali anomalie riscontrate sulla propria posizione e sui contributi. È evidente il vantaggio di risolvere eventuali problemi subito e non al momento del pensionamento, quando è spesso difficile recuperare documenti per ricostruire la posizione corretta.
Per accedere al proprio "fascicolo previdenziale" – cosa che possono fare tutti gli assicurati e non solo i destinatari delle lettere – occorre ottenere dall'Inps un codice pin (composto da 16 caratteri) collegandosi al sito www.inps.it oppure tramite il call-center 803.164.
RISCATTO
LAUREA
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È fondamentale pensarci per tempo. Anzi, possibilmente il giorno successivo a quello in cui si consegue la laurea. Gli anni riscattati, infatti, sono utili sia per la determinazione della misura della pensione, sia per il raggiungimento del diritto al trattamento. Ciò è particolarmente importante perché, in base alle regole attuali, si può ottenere la pensione di anzianità con 40 anni di contribuzione, indipendentemente dall'età anagrafica. Con il riscatto del corso legale di studi, quindi, si potrà tagliare in anticipo di diversi anni il traguardo pensionistico. Il costo del riscatto sarà tanto più contenuto quanto più basso è il livello retributivo. È evidente, quindi, che ci sarà un'elevata convenienza a effettuare questa operazione nei primi anni di carriera. Inoltre, va detto che il riscatto può ora essere fatto anche da chi non è occupato: in questo caso, il costo è commisurato all'imponibile minimo Inps di artigiani e commercianti (nel 2010, in particolare, il riscatto di un anno costa il 33% di 14.334 euro). Il tutto può essere pagato fino a 120 rate, senza interessi. La convenienza è anche legata al fatto che i contributi da riscatto laurea – così come tutti i versamenti a titolo oneroso per ricongiunzione e prosecuzione volontaria – sono integralmente deducibili dal reddito complessivo Irpef, ottenendo un risparmio pari alla propria aliquota marginale (dal 23 al 43%, a seconda degli scaglioni). Se il riscatto viene invece pagato dai genitori del neolaureato, questi possono detrarre dall'Irpef il 19% degli importi versati.
ALTRI
RISCATTI
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Altra possibilità da non sottovalutare è quella che consente, a titolo oneroso, di "sanare" eventuali periodi scoperti da contribuzione per il fatto che i contributi non sono stati versati e sono ormai colpiti dalla prescrizione.
Controllando l'estratto conto contributivo si possono individuare eventuali buchi assicurativi, che diventa poi possibile colmare. In questi casi, però, occorre ricordare che è necessario possedere documenti dell'epoca di data certa (buste paga, estratti del libro matricola e così via), non sempre facilmente reperibili.
RICON-
GIUNZIONI
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Occhio a tutti i contributi. Capita spesso, nell'arco della vita lavorativa, di svolgere periodi più o meno brevi di attività, con iscrizione a un ente di previdenza diverso da quello presso il quale è stata versata la parte più consistente dei propri contributi. Si pensi a chi ha svolto brevi periodi di supplenze scolastiche e poi si è occupato come lavoratore dipendente di un'azienda privata. Oppure al professionista che può contare su alcuni anni come lavoratore dipendente. Posto che, in genere, tutti i periodi contributivi valgono ai fini del raggiungimento dei requisiti per la pensione, resta il fatto che, in alcuni casi, può essere conveniente riunire presso un unico ente la propria posizione.
La casistica di ricongiunzioni e trasferimenti di contributi è piuttosto ampia e può essere gratuita oppure onerosa. È possibile la ricongiunzione gratuita, su domanda, dei periodi assicurativi giacenti presso enti previdenziali esclusivi, sostitutivi ed esonerativi (stato, Inpdap e così via) verso l'Inps (persino per chi è privo di contribuzione presso l'Inps medesimo). Attenzione, però: se la domanda è stata presentata dal 1° luglio 2010 in poi, secondo la legge 122/2010, la gratuità non è più possibile neanche in questo caso. Oppure, a determinate condizioni, è possibile la ricongiunzione dei periodi assicurativi giacenti presso l'Inps verso altre forme di previdenza. Questa ricongiunzione, che è onerosa, presuppone quindi il possesso di contributi in almeno due enti previdenziali.
TOTALIZ-
ZAZIONE
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Non va scordata la totalizzazione, lo strumento che consente di utilizzare, al momento del pensionamento, periodi contributivi posseduti presso altre gestioni pensionistiche, oltre a quella principale.
Si tratta di una validissima alternativa alla ricongiunzione dei contributi che, come si è visto, in molti casi è a pagamento, mentre la totalizzazione oggi è completamente gratuita. Inoltre, può essere richiesta al momento del pensionamento.
Nella pratica, la totalizzazione consente di cumulare tutti i contributi versati, in modo da poter ottenere un'unica pensione.
La totalizzazione può essere utilizzata da lavoratori dipendenti, artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni mezzadri, parasubordinati, liberi professionisti.
Con la totalizzazione si può ottenere la pensione di vecchiaia, la pensione di anzianità con 40 anni di contributi, la pensione di inabilità e la pensione indiretta ai superstiti. Per totalizzare sono necessari alcuni requisiti relativi all'età (65 anni) e un periodo minimo di contribuzione di 3 anni (non richiesti invece per la ricongiunzione) in ciascuna gestione oltre a quella principale.
CONTRIBUTI
VOLONTARI
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Un altro aspetto da curare con attenzione è quello della continuità contributiva. Per evitare "buchi", anche di pochi mesi, tra un lavoro e l'altro, può essere importante chiedere l'autorizzazione ai versamenti volontari (che è subordinata alla cessazione o interruzione del rapporto di lavoro). Si tratta di un'iniziativa da prendere subito, perché la copertura con il versamento di contributi volontari non è possibile per periodi pregressi. Lo scopo della prosecuzione volontaria è, quindi, essenzialmente quello di consentire all'assicurato, nel caso di cessazione o sospensione del rapporto di lavoro, di ottenere il diritto alla pensione, oppure, se questo diritto risulta già conseguito, di aumentare l'importo dell'assegno. È opportuno ricordare che per ottenere il via libera alla prosecuzione volontaria è necessario avere cinque anni di contributi oppure almeno tre anni nei cinque anni che precedono la data di presentazione della domanda.
SERVIZIO
MILITARE
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Con il venir meno dell'obbligo di leva, gli interessati sono ormai pochi. È bene, però, sapere che sia il servizio militare sia il servizio civile possono essere utilizzati ai fini previdenziali. In particolare, su domanda dell'interessato, si può ottenere l'accredito di contributi figurativi. La cosa è importante, anche perché – in genere – l'operazione è del tutto gratuita (esistono alcuni casi di riscatto oneroso del servizio militare nel settore pubblico).
L'accredito figurativo si ottiene presentando all'Inps una richiesta in carta semplice, completata con la copia autentica dello stato di servizio per gli ufficiali e con la copia autentica del foglio matricolare per soldati e sottufficiali (documenti rilasciati dal competente distretto militare). È sufficiente anche un'autocertificazione del periodo di svolgimento del servizio militare. In tal caso l'Inps deve acquisire la convalida dal distretto militare. Da segnalare che la richiesta può essere fatta anche all'atto della presentazione della domanda di pensione, in quanto non esistono termini di prescrizione.
CONTRIBUTI
FIGURATIVI
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L'accredito della contribuzione figurativa è previsto a tutela di determinati eventi (oltre al servizio militare e civile, gravidanza e puerperio, malattia, disoccupazione indennizzata, cassa integrazione e così via) durante i quali l'assicurato rimarrebbe altrimenti scoperto di contributi. I contributi figurativi sono utili sia per il raggiungimento del diritto della pensione (a esempio: i 40 anni di contributi per la pensione di anzianità, con esclusione di quelli di malattia e di disoccupazione indennizzata solo per il requisito minimo contributivo dei 35 anni) sia per la misura della pensione stessa.
Generalmente, i contributi figurativi vengono accreditati d'ufficio dall'Inps nei casi di disoccupazione indennizzata e cassa integrazione, mentre vanno accreditati su domanda negli altri casi.
È, quindi, fondamentale ricordarsi di chiedere l'accredito dei contributi figurativi in tutti i seguenti casi:
- malattia e infortunio;
- assenza dal lavoro per donazione sangue;
- congedo per maternità durante il rapporto di lavoro;
- congedo parentale;
- riposi giornalieri per allattamento;
- assenze dal lavoro per malattia del bambino;
- congedo per gravi motivi familiari;
permessi per assistenza a familiari affetti da handicap grave;
- periodi di aspettativa per lo svolgimento di funzioni pubbliche elettive o per l'assunzione di cariche sindacali.
FONDO
O TFR
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Bisogna evitare di considerare la pensione come qualcosa di tanto lontano da non doverci porre subito attenzione. Questa è la parte più complessa del check up previdenziale. Ma certamente è la più importante, perché la pensione che riceverò domani dipende, in gran parte, dalle scelte che faccio oggi. Scelte decisive per poter contare, in prospettiva, su una rendita che sia non troppo distante dall'ultimo stipendio. E soprattutto – visto il progressivo aumento della vita media – su un reddito che dovrà garantirmi un'adeguata sostenibilità fino a 15-20 anni dopo il pensionamento. È evidente che, specie se si è tra i più giovani, non è possibile ignorare questa prospettiva.
Che fare, allora? Fondo pensione oppure Tfr? I lavoratori più anziani, prossimi alla pensione, potrebbero avere oggettivamente solo vantaggi relativi con il passaggio alla previdenza complementare. Eppure, anche questa è una scelta da valutare con attenzione, soprattutto per chi appartiene a una categoria dotata di fondo. Per un doppio ordine di motivi: da un lato, l'iscrizione al fondo negoziale consente di vedersi "accreditata" una quota di contributi versata dal proprio datore di lavoro (oltre, eventualmente, a quote aggiuntive individuali); dall'altro, in un'ottica di medio periodo, il rendimento del fondo potrebbe essere migliore rispetto a quello del Tfr (dal 2003 al giugno 2010, il rendimento medio dei fondi negoziali è stato di 2-3 punti superiore a quello del Tfr, nonostante la brusca perdita registrata nel 2008, l'anno della crisi dei mercati).
Per i giovani il discorso è diverso. Forse, con più lungimiranza, si deve accettare lo scenario che solo la previdenza complementare potrà garantire quella quota aggiuntiva di reddito che la pensione contributiva non riuscirà più a offrire.
PIP
E RISPARMIO
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Se non si dispone di un fondo di categoria, o non si è un lavoratore dipendente, non si deve pensare che il problema dell'importo della pensione non ci riguardi. Anche in questi casi è consigliabile non stare alla finestra. Bisogna informarsi e saper scegliere. La riforma della previdenza complementare ha meglio definito regole e funzionamento di prodotti – i fondi pensione aperti e i piani individuali pensionistici (Pip) – che hanno una specifica vocazione previdenziale (e, nel caso dei lavoratori dipendenti, "accolgono" anche il Tfr). Il punto è che, fondo o non fondo, il tema del risparmio previdenziale deve diventare per tutti una priorità. Solo così si potranno evitare in futuro spiacevoli sorprese.