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Dal vecchio cravattaro a usura Spa, un fenomeno che non si arresta

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Questo articolo è stato pubblicato il 18 agosto 2010 alle ore 08:00.

Il fenomeno dell'usura non sembra arrestarsi. E per rendere più difficili le attività di contrasto cambia continuamente "pelle". È quanto sembra emergere dall'analisi dei fenomeni di usura e di truffe finanziarie effettuata dal comando generale della Guardia di Finanza.

Al 21 luglio 2010, infatti, le indagini portate a termine dalle Fiamme gialle sono state già 177. Con lo stesso trend a fine anno il dato sarebbe del +6,4%, che arriva a sfiorare il +22% se il raffronto è tra l'andamento dell'anno in corso e il 2008. Anche in termini di persone denunciate (369 in meno di sette mesi) l'andamento sembra allinearsi all'attività dello scorso anno (665). Sono oltre 18,2 i milioni di euro relativi a beni sequestrati nei primi sette mesi del 2010; erano stati oltre 131 milioni nel 2009 e 61,18 nel 2008.

I risultati
L'analisi condotta dal III reparto operazioni (ufficio economia e sicurezza) del comando generale fotografa l'andamento dell'usura sul territorio. Il fenomeno, infatti, è ormai diffuso sull'intero territorio nazionale e non è più soltanto "un'esclusiva" dei territori in cui sono più radicate le organizzazioni criminali mafiose.
Prendendo sempre come riferimento le indagini condotte dalla Gdf, comprese quelle del nucleo di polizia valutaria, al primo posto c'è la Toscana, seguita da Lazio, Piemonte e Sicilia. Chiudono, nell'ordine, Campania, Puglia, Lombardia e Calabria. Quest'ultima torna in testa alla classifica elaborata dalle Fiamme gialle se si guarda al numero di denunce. Completano il podio la Puglia (87) e la Toscana (72). Ma anche in termini di sequestri effettuati la Calabria fa segnare oltre il 60% del totale nazionale.

L'evoluzione
Ciò che preoccupa le Fiamme gialle è soprattutto l'evoluzione che sta assumendo l'usura e come sta cambiando. Dall'attività di intelligence emerge chiaramente una forte crescita delle cosiddette posizioni "pre-usura": i soggetti che si trovano in forte squilibrio tra livello di indebitamento e capacità economica di rimborso.
È ormai in via di estinzione il "vecchio cravattaro", quello che fino a poco tempo fa era l'usuraio di quartiere che gestiva in prima persona e in via esclusiva i rapporti con gli usurati. Ora l'usura ha assunto dimensioni e fenomeni più associativi che in alcuni casi, sottolineano le Fiamme gialle, si configurano come vere e proprie "strutture societarie" che hanno nel loro mirino commercianti, piccoli imprenditori e artigiani alla ricerca di soddisfare immediatamente le loro esigenze di liquidità.

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Antonello Montante: «Bene la stretta ma non lesinare mezzi e uomini»

Il decreto legislativo dello scorso 10 giugno con le norme più stringenti sull'intermediazione

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Cresce, sempre secondo l'analisi della Guardia di finanza anche il coinvolgimento dei professionisti esterni alle organizzazioni criminali, che da consulenti si trasformano in veri e propri "colletti bianchi". E a sostegno di queste affermazioni parlano spesso i fatti come quello riscontrato dal nucleo di Marsala con cui è venuta alla luce l'attività condotta da un funzionario di banca che, per conto di un'associazione a delinquere, aveva concesso a imprenditori agricoli prestiti per oltre 1,3 milioni di euro con tassi di interessi superiori al 450 per cento.

A completare la schiera dei nuovi colletti bianchi emergono anche rappresentanti del mercato finanziario che nel loro ruolo di mediatori creditizi o promotori affiancano alla regolare attività del settore quella di finanziatori a tassi usurai. In questo caso dalle indagini sono spesso emersi casi di quella che i finanzieri chiamano "mediazione usuraia" in cui i clienti concludevano contratti di finanziamento con gli intermediari dietro la corresponsione di commissioni a tassi di usura al mediatore creditizio o ad altri soggetti a questo collegati che si occupavano di istruire le pratiche mediante la presentazione di documentazione falsificata. Casi di questo tipo hanno coinvolto anche lavoratori dipendenti per finanziamenti garanti dal quinto dello stipendio con tassi, ricordano dal comando generale, di gran lunga superiori a quelli stabiliti dalla legge.

La provenienza
L'usura degli anni duemila si adegua, dunque, ai tempi e veste anche "etnico". Come dimostrano importanti operazioni condotte nel 2009 a Milano e Roma non sono ormai rari i casi in cui a concedere finanziamenti illeciti a extracomunitari siano i loro stessi connazionali. Nella capitale, ad esempio, un gruppo Tamil aveva messo su un giro di prestiti con tassi al 63% in grado di muovere 30mila euro di utili mensili. Tassi di interesse tra il 60 e il 70% praticati anche a Milano da un gruppo di filippini che settimanalmente spostava gli incassi illeciti con operatori di money transfer nel paese di origine o investiva in immobili.

Gli strumenti
Fenomeno in crescita e già rimarcato in un'altra analisi del comando generale (si veda Il sole 24 Ore del 10 agosto) è quello dell'usura legata al gioco illegale, che vede per altro stretti legami anche con le associazioni camorristiche o mafiose. Particolare l'operazione condotta dalla compagnia di Lucca che è arrivata a smascherare presso un regolare punto di raccolta delle scommesse, un complesso giro di prestiti a tassi usurai ai giocatori desiderosi di rifarsi delle perdite. Prestiti che per altro servivano per riciclare denaro sporco.

A chiudere il cerchio sui nuovi attori dell'usura ci sono anche i pensionati. Anche in questo caso parlano i fatti: due ultrasessantacinquenni romani avevano trovato come far lievitare il loro assegno di quiescenza gestendo un giro di prestiti illeciti per circa 300mila euro al mese. Meglio di loro l'ultasettantenne di Treviso che ha movimentato su suoi tre conti correnti bancari fittiziamente intestati a un camerunense oltre 3 milioni di euro.
Ma non cambiano solo gli attori. Le nuove strade dell'usura passano anche per la pubblicità ingannevole e il cosiddetto "cambio assegni". Nel primo caso, spiega la Gdf, una società attiva dagli anni '90, con tanto di inserzioni pubblicitarie su periodici locali molto diffusi, concedeva prestiti oltre il tasso di soglia. I finanziamenti illeciti prevedevano interessi anche fino al 600% annui. Altro mezzo in via di sviluppo nell'usura è il cosiddetto "cambio assegni": le persone oggetto di usura vengono, in sostanza, obbligate a consegnare assegni postdatati in cambio della "liquidità" di cui hanno bisogno. Ma l'importo erogato in questo caso è decurtato delle somme trattenute dagli usurai a titolo di interessi.

C'è infine anche chi impiega ben poco per legare truffe e usura, magari - come accaduto a Prato - confezionando all'occorrenza documenti contraffatti per ottenere denaro dalle banche e poi successivamente concederlo in prestito a tassi assolutamente fuori mercato. Operazioni anche particolarmente complesse con tanto di impresa immobiliare, teste di legno che fingevano l'acquisto di immobili sovrastimati al fine di ottenere i mutui dagli istituti di credito.

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