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Commenti e Inchieste

Cari Stati Uniti occhio all'inganno

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Questo articolo è stato pubblicato il 28 agosto 2010 alle ore 08:05.
L'ultima modifica è del 28 agosto 2010 alle ore 09:18.

Gli americani sono stati fuorviati e indotti a combattere la guerra in Iraq con l'inganno? Sì. Karl Rove, che è stato primo consigliere e vicecapo di gabinetto del presidente George W. Bush, sulle pagine del Wall Street Journal di luglio ha scritto però che il «suo più grande errore» è stato non reagire nel 2004, quando iniziò a circolare la notizia che l'amministrazione Bush aveva mentito agli americani nel periodo preparatorio alla guerra in Iraq.

«È stato un errore, ho sbagliato: avrei dovuto insistere presso il presidente e fargli capire che quella era una pugnalata al cuore della sua amministrazione», ha scritto. Qual è la prova da lui addotta per spiegare che non vi fu inganno? Il fatto che la commissione governativa incaricata di far luce sulla guerra non riscontrò alcun atto illecito.

Quell'indagine, nondimeno, ebbe luogo nel periodo in cui Bush era sulla cresta dell'onda e i funzionari dell'intelligence temevano ritorsioni, nel caso in cui avessero detto chiaramente che cosa avevano appurato. Come dovrebbe svolgersi una vera indagine? Di questi tempi in Gran Bretagna è in corso l'inchiesta voluta dal governo sulla guerra in Iraq. Dopo mesi di indagini, di raccolta di prove e testimonianze dirette, gli inquirenti hanno dimostrato che Bush e Tony Blair, l'ex primo ministro britannico, desideravano la guerra, a questo fine gonfiarono i documenti raccolti, e trascurarono di prendere in seria considerazione gli avvertimenti di chi ammoniva che una guerra, più che infliggere un duro colpo ad al Qaeda, di fatto l'avrebbe avvantaggiata. E guerra fu.

Negli ultimi tempi, l'isteria collettiva nei confronti dei deficit statunitensi hanno indubbiamente riportato alla memoria i ricordi di quella marcia verso la guerra. In un suo recente articolo sull'entusiasmo collettivo per la nuova austerità fiscale, Chris Hayes, reporter opinionista da Washington per The Nation, ha scritto: «E così, da un giorno all'altro, Saddam Hussein - colui che un tempo era ritenuto sopportabile dall'establishment - divenne insopportabile, si trasformò nella causa prima di una crisi così pressante e impellente che alle "persone serie" fu chiesto di esporre le loro idee su come affrontare il problema».

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Tags Correlati: Al Qaeda | Anna Bissanti | Chris Hayes | George W. Bush | Iraq. | Karl Rove | Pubblica Amministrazione | Saddam Hussein | Stati Uniti d'America | Tony Blair

 

Se il paragone con la guerra in Iraq è un'esperienza di cui far tesoro, e se i deficit diventano insopportabili per tutti, tra qualche anno - quando l'economia americana si avvicinerà alla trappola deflazionistica, ben dopo che la maggior parte delle persone avrà ammesso che l'austerity è in realtà un errore - soltanto coloro che si saranno schierati dalla parte di tale errore saranno considerati "persone serie", mentre coloro che si saranno ripetutamente dichiarati contrari a questa disastrosa linea di condotta saranno ancora considerati eccentrici e inaffidabili.

(Traduzione di Anna Bissanti)
2010 NYT DISTRIBUITO DA NYT SYNDICATE

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