
PARIGI
Il corteo, che nella capitale si è mosso da piazza de la République, lo hanno aperto loro, i rom di Choisy-le-Roy, sobborgo alle porte della città. Fu il primo campo nomadi a essere smantellato, nell'ambito dell'offensiva voluta da Nicolas Sarkozy, che in poco meno di un mese ha già riportato in Romania e in Bulgaria oltre un migliaio di rom. Ieri, con le forze della sinistra in testa, accompagnate da rappresentanti sindacali e delle ong, i cittadini sono scesi in piazza a Parigi, ma pure in altre 130 città del paese. E perfino all'estero, davanti alle ambasciate francesi dell'Unione europea, anche a Roma.
«Di fronte alla xenofobia e alla politica della gogna: libertà, uguaglianza, fraternità», è stato ovunque lo slogan della manifestazione. In molti, per strada, hanno mostrato la prima pagina del quotidiano Libération, con scritto: «La nostra coscienza ci impedisce di stare zitti». La mattina un gruppo di artisti, compresa la cantante Jane Birkin, avevano organizzato un sit-in dinanzi al ministero dell'Immigrazione, intonando una vecchia canzone di Serge Gainsbourg, che fu il marito della Birkin, «Les p'tits papiers». «Papier», in francese «carta», significa anche permesso di soggiorno.
Il gruppo ha poi raggiunto la manifestazione generale, alla quale, solo a Parigi, secondo gli organizzatori, hanno aderito 50mila persone (ma 12mila secondo le stime della polizia). La destra ha ricordato che gli ultimi sondaggi indicano l'appoggio della maggioranza della popolazione alla politica di Nicolas Sarkozy contro i rom (almeno il 65% degli intervistati si è detto a favore). In ogni caso l'affluenza alle proteste di ieri è stata più forte del previsto, proprio a due giorni dall'incontro, che si terrà domani a Parigi fra i ministri dell'Immigrazione della Francia e di altri paesi europei, Italia inclusa (atteso il ministro dell'Interno, Roberto Maroni), dove Parigi spera di racimolare consensi alla sua politica della mano dura.
Le proteste di ieri hanno rappresentato un «assaggino» rispetto a quanto aspetta Sarkozy nei giorni a venire. In particolare martedì, quando all'assemblea nazionale inizierà il dibattito sulla riforma delle pensioni, per il momento rigettata al 100% dai sindacati. Per lo stesso giorno è stato convocato uno sciopero generale, al quale è prevista una forte partecipazione. L'ultima indagine demoscopica, effettuata dall'Ifop, indica che sette francesi su dieci approvano la giornata di protesta di martedì.
Il punto principale della riforma consiste nel portare dai 60 ai 62 anni l'età legale fissata per la pensione, da qui al 2018. Su questa novità, a dire il vero, esiste ancora una maggioranza di francesi favorevoli, il 53%, ma la percentuale sta scendendo progressivamente negli ultimi mesi (era il 58% in giugno). Uno dei problemi del governo è che a difendere la legge all'esame del parlamento sarà il ministro del lavoro Eric Woerth, ormai fortemente screditato, perché coinvolto in una brutta storia di favoritismi, conflitti d'interesse e tangenti, che ruota attorno a Liliane Bettencourt, l'anziana proprietaria del gruppo L'Oréal e la donna più ricca di Francia. Tali vicende non erano assenti nei pensieri dei manifestanti di ieri: «Il governo cerca di salvare Eric Woerth spostando altrove l'attenzione dell'opinione pubblica e stigmatizzando le popolazioni rom», ha sottolineato José Bové, paladino dei no global ed eurodeputato verde, in piazza a Montpellier. A Parigi, per protestare contro la xenofobia dell'esecutivo, vi era pure uno dei personaggi chiave della "resistenza" alla riforma delle pensioni, Bernard Thibault, segretario generale della Cgt, il principale sindacato francese. «È molto pericoloso far passare l'idea – ha sottolineato - che tutti i mali della società provengano dagli immigrati».
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PIAZZA E PENSIONI
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