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Questo articolo è stato pubblicato il 06 settembre 2010 alle ore 21:21.
Gli italiani ci hanno provato, ma alla fine è stato un podio tutto tedesco quello che ha chiuso la tappa italiana del circuito Formula Sae, campionato mondiale delle auto concepite e realizzate in università. La quattro giorni di Varano, che si è aperta venerdì e si è chiusa questa sera, ha visto la vittoria del Global Formula Racing, una squadra costituita in joint venture tra i tedeschi del BA Racing Team della Duale Hochschule (Baden-Württemberg-Ravensburg) e gli americani del Beaver Racing Team (Oregon State University): con un punteggio totale di 956,68 hanno chiuso le sette prove (costi, presentazione, design, accelerazione, endurance) con un distacco di oltre 100 punti sul Runteam dell'Università di Stoccarda e e sul Darmstadt Racing Team.
Un po' di delusione tra gli italiani. I migliori, l'E-Team dell'Università di Pisa, sono arrivati noni, cinque posti davanti alla «Gajarda» dell'Università della Sapienza; sedicesima piazza per l'Università di Bologna, proprio davanti al Politecnico di Torino, ventiseisima l'Università della Tuscia, ventinovesima quella di Firenze, trentottesima Tor Vergata.
In pista, a due passi dallo stabilimento Dallara, si sono visti cinquata bolidi studiati sui banchi dell'università e costruiti un componente alla volta, di solito nel tempo libero, spesso nel cuore della notte. A sancire il vincitore, una lista sterminata di requisiti tecnici da osservare senza deroghe, paletti strettissimi per non cedere a compromessi sul versante della sicurezza e un plotone di verificatori tecnici, «Qui a vincere non è l'auto più veloce, ma quella perfetta.
In pratica, «chi sa fare il massimo con il minimo», dice Paolo Coeli, direttore di gara per hobby e responsabile prodotto di Elasis (Fiat) nella vita. Insieme con l'imprenditore torinese Giacomo Danisi e Paolo Citti dell'Università di Firenze, sono loro ad aver importato nel 2005 una formula nata in America negli anni '80. L'evento è organizzato dall'Ata, l'associazione tecnica dell'auto, e tra i maggiori sostenitori c'è Dallara, che qui non si limita a fare gli onori di casa: «La gara è una fonte inesauribile di idee – dice Gian Paolo Dallara –. Queste auto rappresentano uno stimolo importantissimo in termini di discontinuità: i ragazzi sono capaci di individuare soluzioni coraggiose, a cui nessuno avrebbe mai pensato semplicemente per abitudine».








