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Bombe sugli aerei italiani? Il Pd chiude, Casini chiama il governo. E la Nato le sdogana

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Questo articolo è stato pubblicato il 11 ottobre 2010 alle ore 16:47.

All'indomani dell'attacco contro la missione italiana a Kabul, che ha provocato quattro vittime, le cui salme sono giunte stamane a Ciampino, continua a tener banco la proposta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Che vuole affidare al Parlamento il compito di rivedere la decisione di non dotare di bombe i caccia italiani impegnati in Afghanistan. «Ora la situazione è cambiata - ha ammesso il ministro in una intervista alla Stampa - e c'è una maggiore pericolosità. Non me la sento di cambiare da solo questa impostazione e chiedo al Parlamento che deve decidere». Mentre il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, chiarisce che un eventuale sì in tal senso «non è in contraddizione» con il mandato e la strategia militari delle forze Isaf in Afghanistan.

Dunque saranno le Camere a pronunciarsi, ma il Pdl fa già sua l'idea rilanciata da La Russa. E il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si dice convinto che le «bombe potrebbero aumentare l'efficacia dell'azione di scorta ai convogli» da parte degli aerei di combattimento. Un uso "circoscritto", quindi, che ridurrebbe il rischio di colpire dei civili. «Non è meglio - si domanda Frattini - poter controllare dall'alto le colonne di viveri, avendo la possibilità di colpire subito i talebani in caso di aggressioni?».

Al di là del perimetro della maggioranza, però, la decisione di armare i caccia italiani provoca l'immediata sollevazione del centro-sinistra. A cominciare proprio dal Pd che pure ieri, per bocca del responsabile Esteri, Piero Fassino, sembrava voler aprire alla proposta di La Russa. Oggi invece la brusca frenata. «Ho letto con stupore e sconcerto - ha spiegato Fassino - che noi avremmo dato una disponibilità» all'ipotesi di armare con bombe i nostri aerei, ma, continua, «non è così. Abbiamo semplicemente detto che, dopo un evento luttuoso, è bene che in Parlamento si discuta della missione e del suo andamento, oltre che di come rendere sicuri i nostri soldati. Noi non siamo favorevoli a questa ipotesi, siamo invece per confermare le regole d'ingaggio e le modalità d'impiego fin qui adottate».

Una chiusura netta, quindi, che fa il paio anche con lo stop pronunciato dall'Italia dei Valori. «Il dibattito sulle bombe in dotazione agli aerei italiani - fa notare il capogruppo dei dipietristi alla Camera, Massimo Donadi, è surreale. Il vero punto su cui discutere è come e quando far tornare a casa i nostri militari». E anche Oliviero Diliberto, segretario nazione dei Comunisti italiani, bolla qualsiasi cambio. «Mettere bombe sugli aerei è una colossale stupidaggine: aumenterebbe il numero dei morti civili e peggiorebbe la situazione dei nostri militari».

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Tags Correlati: Afghanistan | Anders Fogh Rasmussen | Aurelio Misiti | Camera dei deputati | Governo | Idv | Ignazio La Russa | Massimo Donadi | Movimento per l'Autonomia | Nato | Pd | PDL | Pierferdinando Casini | Piero Fassino | Udc

 

Non prende invece posizione il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, che rinvia all'esecutivo qualsiasi decisione. «Se il governo vuole armare gli aerei con le bombe in Afghanistan - spiega il numero uno dei centristi -, deve formulare una sua proposta in Parlamento, perché questo significherebbe cambiare le nostre modalità di impiego in quel Paese. Saremo responsabili come sempre, ma ognuno si assuma le sue responsabilità». Non uno stop, quindi, ma nemmeno un'apertura incondizionata. Come per l'Mpa che chiede di sapere «quale sarà il ruolo dell'Italia nello scacchiere afghano che appare in continua evoluzione. Il ministro - avverte Aurelio Misiti, portavoce nazionale del movimento - ci deve spiegare se il Governo ha intenzione di modificare una strategia che appare sempre più rischiosa per i nostri soldati». (Ce. Do.)

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