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A Montecitorio la riforma università prepara lo sprint

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Questo articolo è stato pubblicato il 11 ottobre 2010 alle ore 08:01.


Giustizia, federalismo, conti pubblici. Con il tentativo alla Camera di dare sprint alla delega al Governo per le riforma dell'Università e di far marciare verso il traguardo finale il ddl "collegato" (alla Finanziaria 2009) sul lavoro. E al Senato di portare al voto in commissione le norme contro la corruzione nella pubblica amministrazione e nella politica dimenticate nei cassetti a dispetto di tanti proclami di trasparenza.
La stagione parlamentare è più che mai legata al dibattito politico, anche, ma non solo, per la frattura consumatasi all'interno del centro-destra. I cinque punti del programma rilanciato dal premier, Silvio Berlusconi, dopo il voto di fiducia incassato dalle Camere, diventano in queste settimane i veri nodi politici da sciogliere dal punto di vista legislativo. Perché proprio sui contenuti delle riforme annunciate dal Governo – secondo questo timing: federalismo fiscale, giustizia, sud, immigrazione e sicurezza, riforma fiscale – si giocheranno in queste settimane i destini della legislatura. Senza dimenticare il pressing che cresce da parte delle opposizioni, ma anche da parte dei finiani del Fli, per arrivare a una riforma del sistema elettorale che salvaguardi il pieno diritto di scelta degli elettori, che appare quanto mai complicata e comunque, eventualmente, possibile solo se mai nascesse un Governo tecnico, o meglio "del presidente".
Situazione estremamente tesa, insomma. In vista della riforma della giustizia annunciata da palazzo Chigi tra due settimane, giovedì scorso è intanto arrivato in consiglio dei ministri il primo via libera agli schemi di decreti legislativi – altri due tasselli decisivi del federalismo fiscale – riguardanti l'autonomia impositiva delle regioni e i costi standard per la spesa sanitaria di asl e ospedali. Senza dire che proprio in questi giorni alla Camera e al Senato si procederà al rinnovo dei vertici (le presidenze, soprattutto) delle commissioni legislative: la decisione del Pdl di lasciare tutto intatto andrà verificata alla prova dei fatti. Con un'attenzione tutta particolare per il rinnovo della presidenza della commissione Giustizia della Camera oggi affidata alla finiana Giulia Bongiorno. In carico al Fli, per inciso, sono oggi anche le presidenze della commissione Lavoro a Montecitorio con Silvano Moffa e della commissione Finanze al Senato con Mario Baldassarri.

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Tags Correlati: Camera dei deputati | Consiglio dei Ministri | Giulia Bongiorno | Montecitorio | Palazzo Madama | PDL | Pubblica Amministrazione | Senato | Silvio Berlusconi

 

Inutile dire che proprio la partita alla commissione Giustizia della Camera rappresenterà la vera prova del nove delle intenzioni politiche all'interno della maggioranza, con i finiani che non a caso potrebbero comunque incassare la maggioranza sul loro candidato anche contando solo sul voto del centro-sinistra. E non a caso da domani riprendono in pieno le grandi manovre del Governo sulla giustizia in entrambi i rami del Parlamento. Alla Camera col processo breve, al Senato con il "lodo Alfano" costituzionalizzato per salvaguardare dai processi il premier. Con un altro obiettivo che sembra essere rispuntato nel Pdl: il rilancio del ddl sulle intercettazioni telefoniche fermo ormai da mesi in aula alla Camera e che pareva abbandonato al suo destino.
Il calendario dei lavori parlamentari, insomma, è condizionato dagli appuntamenti politici più scottanti. Con certezza, intanto, a Montecitorio e a palazzo Madama sarà votata da domani la decisione di finanza pubblica, in sostanza il vecchio Dpef, in attesa che arrivi a giorni dal Consiglio dei ministri la nuova Finanziaria light per il 2011 (la legge di stabilità) e quella di bilancio. Mentre alla Camera potrebbero arrivare in aula dalla commissione la riforma dell'Università (ma il voto finale potrebbe slittare a metà novembre) e il ddl lavoro (in aula tra sette giorni). Altre grandi leggi, al momento, non sono in lista d'attesa. Anche se per una volta avrebbero avuto vita facile: per la seconda settimana consecutiva non ci sono decreti legge in vigore. Un record.
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