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Superpippo spaventa il Real ma non basta. La Roma vince a Basilea

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Questo articolo è stato pubblicato il 04 novembre 2010 alle ore 08:10.

Gli esteti del calcio non si rassegnano e continuano a storcere il naso ma quando devi fare i conti della serva il porto sicuro è lui. Niente patto col diavolo, niente elisir di lunga vita. Solo grande ambizione, tanta bresaola scondita, vita sana e adrenalina che pompa nelle vene come il primo giorno. A San Siro c'è il Real Madrid, e c'è Mourinho, che risponde ai fischi assordanti di chi ha mangiato frustrazione sull'altra sponda di Milano mentre lui vinceva tutto con una mano alzata e tre dita ben in vista, a ricordare che l'uomo del "triplete" non ha paura di niente e di nessuno. Ma c'è anche lui, Pippo Inzaghi.

Assuefatto alla panchina forse, contingentato con il contagocce, ma chi se ne importa, lui i problemi non li crea, li risolve. Superpippo fa festa due volte, perché il Milan ha ancora bisogno di lui e perché le sfide non finiscono mai e neppure i record da battere. Ieri sera il bomber rossonero ha messo la freccia e ha prima appaiato e poi superato il grande Gerd Muller segnando la sua settantesima rete europea contro le 69 del tedesco. E poco importa a lui e al popolo rossonero che il secondo gol fosse in fuori gioco. È così che gioca lui, sempre sul filo, questione di centimetri. Dettagli, se non ci giochi contro. Due gol che non bastano per mettere ko lo Special One, perché il portoghese non sbaglia un colpo e, dopo il vantaggio vanificato dalla doppietta dell'uomo che temeva più di ogni altro, azzecca il cambio inserendo Pedro Leon che agguanta il pareggio sul finale di gara.

Giusto così. Il Real domina sul piano del gioco e della qualità per buona parte della partita. Nella prima mezz'ora dipinge un calcio straordinario. È squadra vera il Real, senza prime donne. Tutti si dannano al meglio, attaccano e coprono con la stessa intensità. Non è raro trovare Higuain sacrificato in ripiegamento ma neppure vedere Pepe arrivare sotto rete. Ed è proprio del difensore uno dei primi pericoli corsi da Abbiati ma la mira è approssimativa e il suo colpo di testa è fuori misura così come la conclusione angolata, troppo, da Di Maria. Al resto pensa Pirlo, portiere aggiunto che sulla linea respinge per ben due volte gli attacchi di Higuain e poi di Carvalho. Blancos concreti, senza fronzoli, tranne quando Cristiano Ronaldo inscena i suoi siparietti funambolici che fanno tanta scena ma non sfondano, o almeno non in questa occasione. Abate e Gattuso lo tengono a dada più che discretamente nonostante la grande mobilità che Mourinho gli concede, permettendogli di svariare su tutto il fronte offensivo. Il gol spagnolo arriva sul finale di primo tempo: assist di Di Maria, splendido, per Higuain che da pochi passi trafigge Abbiati.

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Tags Correlati: Ajax | Bayern | Cristiano Ronaldo | Francesco Totti | Frei | Gerd Muller | Higuain | Milan | Mourinho | Pedro Leon | Pippo Inzaghi | Real | Roma (squadra) | Roma (squadra) | Sport | Svizzera

 

Il Milan subisce e quando mette la testa fuori non riesce a pungere abbastanza né con Ronaldinho, poco ispirato come Pato, né con Ibrahimovic che ci prova in almeno un paio di occasioni. La prima volta Casillas lo neutralizza,la seconda volta fa tutto da solo sbagliando le misure di un pallonetto. San Siro si affloscia sul vantaggio spagnolo ma si sveglia improvvisamente nella ripresa quando Pippo Inzaghi comincia il riscaldamento sotto la curva sud e guarda scalpitante Allegri in attesa che il tecnico gli chieda di svestire la pettorina e buttarsi nella mischia. Il Real Madrid, contestualmente, cala di intensità. Dentro Pippo, fuori Dinho, che è stato più utile, strano ma vero, come supporto al centrocampo che ispirato in zona gol. Inzaghi ha il solito sacro furore, ci prova due volte senza fare centro poi, su una respinta di Casillas si fa trovare come sempre al posto giusto al momento giusto. E uno. Non basta né al Milan né al suo curriculum personale. E allora ecco servito il secondo con un lancio di Gattuso che lo coglie in netto fuorigioco per buona pace del guardalinee che non fa una piega. Il profumo dell'impresa inebria San Siro ma Mourinho è nato per rovinare le feste di chi si para sulla sua strada e ancora una volta rende cara la pelle. Fuori Pepe, dentro Pedro Leon che, servito da Benzema, si beve Abbiati. Tanto basta al Real per garantirsi l'accesso agli ottavi; il Milan scavalca l'Ajax, sconfitto ad Auxerre. Per ora deve accontentarsi di questo.

Decisamente più abbordabile il turno della Roma ma la gara col Basilea più che una passeggiata di salute è una maratona assai dispendiosa. In Svizzera i giallorossi vincono 3-2 e chi avesse messo in discussione l'utilità di Francesco Totti deve ricredersi ancora una volta perché su questa vittoria l'impronta del capitano è netta e determinante. Gli uomini di Ranieri si piazzano al secondo posto dietro un Bayern, prossimo avversario, già qualificato. Un dato positivo, certo, ma a preoccupare il tecnico sono, giustamente, i momenti in cui si spegne la luce e gli errori difensivi rischiano di costare carissimi. Nonostante la partenza sprint dei padroni di casa la Roma riesce a trovare il doppio vantaggio che avrebbe dovuto metterla al sicuro da sgradevoli sorprese. I primi minuti sono di marca svizzera con Julio Sergio provvidenziale al 12' quando si oppone da fuoriclasse alla conclusione di Huggel imitato due minuti più tardi da Juan che anticipa Streller in scivolata. Decisamente più concreta la Roma che al 17' passa in vantaggio con Menez, in grande serata, che si avventa sul pallone al limite dell'area con Costanzo che si protende invano. Gli svizzeri vanno in tilt e perdono iniziativa. È il momento di infierire ma questa volta Menez, servito da Vucinic, sbaglia un raddoppio a portata di mano. Poi si fa perdonare servendo Riise che costringe Stocker al fallo da rigore che il capitano trasforma dal dischetto. L'impennata di orgoglio del Basilea prende forma nella ripresa con Frei che riapre il match approfittando di un'incomprensione tra Burdisso e Julio Sergio. Ranieri fa la mossa giusta con un doppio cambio inserendo Borriello per Vucinic e Greco per Menez.

In contropiede è proprio Borriello a ispirare il terzo gol giallorosso, un sinistro di Greco al 32' che dovrebbe mettere tutti tranquilli ma Shaqiri ha la meglio su un'azione flipper in area di rigore. Sul 3-2 la Roma va in affanno ed è costretta a chiudersi e a pregare che finisca più in fretta possibile. Il fischio finale è una liberazione. La Champions è la Champions ma c'è pur sempre un derby alle porte.

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