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Saltano le rivelazioni della escort Nadia Macrì: «Devo tacere». Le diverse versioni di Brunetta e Taormina

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Questo articolo è stato pubblicato il 04 novembre 2010 alle ore 09:45.

Annullata la conferenza stampa nella quale doveva fare le sue rivelazioni Nadia Macrì, la escort di 28 anni che ha fatto ai pm dichiarazioni sui festini di Arcore tirando in ballo il premier Silvio Berlusconi, il ministro Renato Brunetta e il sindaco di Parma, Pietro Vignali.

In una nota i difensori hanno spiegato che le è stato imposto dall'autorità giudiziaria il divieto di divulgare i fatti e circostanze oggetto delle indagini sui presunti festini. Affermazioni smentite dal procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati. «I veti preventivi alle conferenze stampa sono a noi sconosciuti. Per noi esistono solo gli interrogatori e in caso la secretazione dei verbali». Oggi aveva annunciato la escort, «dico tutto», alludendo alla conferenza stampa fissata d'intesa con l'avvocato, Domenico Noris Bucchi, per le 15 a Reggio Emilia. Il caso Macrì è scoppiato all'indomani delle rivelazioni di Ruby, la giovane marocchina che da minorenne sarebbe stata invitata ai festini di Arcore.

«Non ha bisogno di un avvocato perché è stata sentita solo come teste, non è un'indagata - aveva sottolineato ieri l'avvocato Bucchi - si è rivolta a me per un aiuto per gestire questo assalto mediatico. La conoscevo perchè l'ho assistita in passato. Fino a quando non decideremo che fare, la mia assistita non ha intenzione di parlare«. Ma, da avvocato, raccomanda a Nadia «di non parlare comunque di quanto ha rivelato agli inquirenti di Palermo».

Il legale non ha voluto parlare del figlio della ragazza, che era stata arrestata nel 2005 ma poi assolta per maltrattamenti. Il piccolo è stato affidato a una altra famiglia. La giovane dice di aver fatto la escort «fino a poco più di un anno fa» perché aveva «bisogno di soldi», di essere tranquilla perchè «quando uno dice la verità non può che esserlo».

Più agitati gli uomini politici tirati in ballo dalle sue dichiarazioni, che smentiscono seccamente le affermazioni della escort. Pietro Vignali, sindaco di Parma, dice che è falso che fu lui a metterla in contatto con il premier dopo aver avuto anche un rapporto sessuale a pagamento.

Brunetta ha definito le dichiarazioni della Macrì «fuori dalla grazia di Dio. La verità è solo una: questa persona mi è stata presentata quattro anni fa, nel corso di un convegno. In lacrime mi espose le sue serie difficoltà personali e familiari. La conoscenza si è esaurita in quell'unica occasione, priva di qualsiasi altro risvolto, tantomeno volgare o squallido. Per i suoi problemi gli indicai l'avvocato Taormina. Non l'ho più rivista né sentita e non so a quali risultati sia o meno approdata l'assistenza del legale. Non c'é e non ci sarà più nulla da aggiungere sull'argomento. Non intendo essere strumentalizzato e ho già dato mandato al mio avvocato di tutelare con ogni mezzo la mia persona».

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Diverse le dichiarazioni dell'avvocato Carlo Taormina. Ha raccontato che fu Renato Brunetta a caldeggiare «moltissimo la causa di questa ragazza, che mi portò in studio non una volta sola, ma più volte. Si trattava di una vicenda molto delicata perché le era stato tolto il figlio in seguito a maltrattamenti che lei avrebbe esercitato su questo bambino di un anno, e procedeva il tribunale di Modena». Ha detto che Brunetta seguiva le vicende personali della Macrì «come se fosse una sua problematica personale, altro che conoscenza di un giorno». La ragazza è stata assolta in primo grado dall'accusa di maltrattementi al piccolo. Dalle colonne del Corriere della Sera l'avvocato Taormina usa parole forti nei confronti del ministro e si dice «offeso» e «strumentalizzato». Perché leggendo i verbali della Macrì, «che ha parlato di 10mila euro pagati da Berlusconi per avere un rapporto sessuale con lei e appena 300 sborsati da Brunetta, mi viene il sospetto di aver fatto parte del pagamento della prestazione. Perché ricordo che Brunetta si era impegnato a pagare lui le spese legali della Macrì, ma io non vidi un soldo».

Intanto è giallo sulla collana di Damiani col cuore che Karima El Mahroug, conosciuta come Ruby, dice di aver ricevuto da Silvio Berlusconi il 14 febbraio durante la serata trascorsa ad Arcore. Il gioiello sarebbe stato rubato nella casa famiglia di Sant'Ilario, il Kinderheim, dove la ragazza era stata ospite da giugno. Secondo la denuncia di Ruby «alcuni ignoti nella notte avrebbero sfondato la porta della sua camera da letto» e all'interno avrebbero fatto razzia, portando via tutto quanto di prezioso possedesse. Dopo un paio di settimane i gioielli furono ritrovati, sepolti in un giardino poco distante. Ma fra i preziosi, sporchi di terriccio, non c'era traccia della collana di Damiani e di un Rolex Daytona con quadrante in oro bianco e brillanti. Ma Ruby ha detto di non voler procedere a querela perchè si sarebbe trattato «solo di uno scherzo».

Oltre al verbale di Nadia Macrì, altre carte della procura di Palermo sono state inviate a Milano. C'è l'interrogatorio di Perla Genovesi, da cui sono scaturite le rivelazioni sulle feste di Arcore, ma anche i verbali delle dichiarazioni sui finanziamenti a suo dire poco trasparenti procurati all'ospedale San Raffaele fondato da don Luigi Verzé e alle sue fondazioni tramite la Commissione del Senato sui Diritti umani presieduta tra il 2001 e il 2006 da Enrico Pianetta, il parlamentare di cui la Genovesi è stata assistente.

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