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Questo articolo è stato pubblicato il 10 novembre 2010 alle ore 06:38.
Da dove verrà la nuova domanda di energia nei prossimi venticinque anni? Fatih Birol, capoeconomista dell'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) la prende sul ridere: «Direi che verrà da cinque aree del mondo. Cina, Cina, Cina, Medio Oriente e India». Al netto dello humour, è proprio questo l'aspetto più eclatante degli scenari tratteggiati dall'agenzia dell'Ocse nella nuova edizione del World Energy Outlook, presentata ieri a Londra.
La Cina, che secondo l'Aie ha appena sottratto agli Stati Uniti lo scettro di paese più energivoro del mondo, è ancora ben lontana dalla stabilizzazione dei consumi: entro il 2035 la sua domanda di elettricità dovrebbe triplicare, spingendo Pechino a costruire nuove centrali per un'ulteriore capacità installata corrispondente all'incirca a quella dell'intera rete degli Stati Uniti. L'enorme fabbisogno di energia verrà saziato in parte con le rinnovabili, di cui la Cina è destinata a diventare leader mondiale, afferma l'Aie, contribuendo ad abbattere il costo delle tecnologie. La parte del leone, tuttavia, continueranno a farla i combustibili fossili: petrolio, gas e carbone, di cui Pechino sarà costretta a importare quantità crescenti, contribuendo – come e più che in passato – a spingerne al rialzo i prezzi.
Per il greggio, in particolare, l'Aie intravvede forti rincari: il barile potrebbe costare intorno a 110 dollari nel 2015 e addirittura rischia di superare i 200 nel 2035. La produzione di greggio convenzionale infatti, secondo l'agenzia, non tornerà più al picco di 70 milioni di barili al giorno raggiunto nel 2006, ma nel prossimo decennio dovrebbe appiattirsi intorno a 68-69 mbg, per poi avviarsi a un probabile declino. I greggi non convenzionali, come quelli ricavati dalle sabbie bituminose, dovrebbero invece fortunatamente abbondare, ma sono costosi da produrre. E comunque la domanda crescerà ad un ritmo sostenuto: +1,2% l'anno in media di qui al 2035, quando raggiungerà 99 milioni di barili al giorno, 15 più di oggi (per intendersi, una quantità superiore all'attuale produzione russa, che è la maggiore al mondo). Questo nello scenario centrale elaborato dall'Aie, che prevede comunque un certo attivismo dei governi, nell'attuare le politiche ambientali e di efficienza energetica già annunciate (senza alcuna misura, la domanda crescerebbe dell'1,4% annuo).








