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Onorevoli a rischio pensione

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Questo articolo è stato pubblicato il 15 novembre 2010 alle ore 06:38.


Un parlamentare ogni tre. Più di 360 tra deputati e senatori siedono in parlamento da più di due legislature. L'Italia non è un paese per giovani e le Camere ne sono lo specchio fedele. Così, con la crisi di governo sempre dietro l'angolo, a un nuovo appuntamento elettorale il parlamento si presenterebbe carico di politici di "lungo corso": venti di loro hanno sulle spalle più di sette mandati e c'è qualcuno che occupava un seggio già nel 1972, durante il secondo governo Andreotti.
I neofiti, alla prima esperienza in aula, sono invece poco meno di un terzo del totale. La loro preoccupazione, legata a una prematura caduta del governo, si chiama pensione. Il diritto al vitalizio, infatti, da questa legislatura scatta dopo cinque anni. Se il premier Silvio Berlusconi dovesse cadere, sono 341 quelli che non vedrebbero nemmeno un euro.
L'ultima nutrita pattuglia di eletti, infine, è composta da chi ha all'attivo due legislature. E, se tutti i partiti italiani dovessero seguire la proposta lanciata dai "rottamatori" del Pd, questi 247 parlamentari alle prossime elezioni sarebbero tagliati fuori.
Il tetto dei due mandati scatenerebbe una tempesta nella politica. A farne le spese più degli altri sarebbe l'Udc. Alla Camera il partito guidato da Casini salverebbe appena il 17% dei suoi deputati, perdendone 29 su 35. Mentre al Senato il taglio arriverebbe al 28 per cento. Anche l'ultimo nato tra i gruppi parlamentari pagherebbe un prezzo molto alto se dovesse prevalere lo spirito di rinnovamento: Futuro e libertà lascerebbe sul campo quasi l'80% dei suoi rappresentanti a Montecitorio e il 60% a Palazzo Madama.
In termini assoluti a perdere più pezzi sarebbero Pdl e Pd. Il primo, nei due rami del parlamento, lascerebbe a casa 241 persone su 368. Il partito democratico, seguendo la regola del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, non ricandiderebbe 203 dei suoi 318 rappresentanti. In entrambi i casi salterebbero molti nomi illustri: per il Pd Emma Bonino (otto mandati) Massimo D'Alema (sette), Angela Finocchiaro (sette), Walter Veltroni (sette), Rosi Bindi (cinque); per il Pdl Altero Matteoli (otto), Fabrizio Cicchitto (sei) Ignazio La Russa (sei), Stefania Prestigiacomo (cinque), Giulio Tremonti (cinque).

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Tags Correlati: Angela Finocchiaro | Antonio Di Pietro | Camera dei deputati | Elezioni | Idv | Ignazio La Russa | Lega | Mirko Tremaglia | Montecitorio | Palazzo Madama | Pd | Rosi Bindi | Silvio Berlusconi | Udc | Walter Veltroni

 

A sventolare la bandiera del rinnovamento ci sarebbero soltanto Lega Nord e Idv. La prima schiera sotto i due mandati il 61% dei deputati e il 46% dei senatori. Fanno eccezione solo alcuni "grandi vecchi", come Umberto Bossi (sette legislature) e Roberto Maroni (sei). Il partito di Antonio Di Pietro, invece, salverebbe il 54,2% dei rappresentanti alla Camera e il 58,3% al Senato.
Ipotesi di rottamazione a parte, chi vive con apprensione la crisi è di certo il gruppo di 341 "neofiti", alla prima esperienza in aula: sono 240 alla Camera e 101 al Senato. In ballo per loro c'è la pensione. Questa pattuglia potrebbe contenere il nocciolo duro a sostegno di una soluzione parlamentare alla crisi. Governo tecnico o grandi alleanze, l'importante è portare a casa il vitalizio. Di certo non hanno queste preoccupazioni i recordman di longevità della politica: sono Mirko Tremaglia (Fli), Beppe Pisanu (Pdl) e Giorgio La Malfa (Misto). Il primo ha undici legislature alle spalle; dieci gli altri due.
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