Il Sole 24 Ore
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Il campo minato della fiducia

Sandro Bondi



Tutto è ufficialmente rimandato al 14 dicembre, quando Senato e Camera voteranno in sequenza la fiducia al governo Berlusconi. Su quella data c'è l'accordo dei presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, sigillato alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Scadenza blindata, insomma, anche se l'arroventato clima politico può riservare più di una sorpresa.
Prova ne sia la fiducia nei confronti del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che la Camera sarà chiamata a votare lunedì prossimo. Il Pdl la contesta come una violazione della "tregua", ma l'opposizione ha risposto che quella vale solo nei confronti del premier. Con questi presupposti, niente nell'attività parlamentare dei prossimi giorni può essere dato per scontato. E seppure l'accordo terrà – tanto più dopo il videomessaggio di Fini di giovedì scorso, letto come un'apertura al Berlusconi-bis –, c'è da riflettere in quali condizioni si arriverà a metà dicembre, quando ci sarà da decidere se aprire o meno la crisi del quarto governo Berlusconi.
Gli appuntamenti a rischio sono diversi. Già oggi alla Camera si discutono le mozioni presentate a fine settembre da Italo Bocchino (Idv) e da Giuseppe Giulietti (gruppo misto) sulla tutela del pluralismo in Rai. La mozione si inserisce in un periodo contrassegnato da profonde polemiche sul sistema radiotelevisivo, che da ultimo hanno interessato la trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano "Vieni via con me". La scorsa settimana, in particolare, c'è stata la richiesta del ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, di poter replicare alle dichiarazioni di Saviano circa i rapporti tra 'ndrangheta ed esponenti del Carroccio e oggi – dopo articolate trattative – Maroni dovrebbe partecipare alla trasmissione.
Quella sulla Rai è, però, solo la prima di una serie di mozioni che toccano i nervi scoperti del rapporto tra nuova maggioranza e opposizione. Sempre oggi, infatti, la Camera discuterà la mozione presentata a fine ottobre dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sulla riforma del fisco annunciata dal ministro del l'Economia, Giulio Tremonti. Bersani chiede un voto che impegni il governo a sposare una politica di lotta all'evasione più incisiva, così da poter ridurre la pressione fiscale su persone fisiche e imprese e aumentare il gettito dalle rendite e dai patrimoni, portando al 20%, in linea con la media europea, la tassazione sui redditi da capitale.
Sempre a Montecitorio è di scena la mozione presentata agli inizi di questo mese da Antonio Di Pietro contro il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. Secondo il leader dell'Italia dei valori, l'esponente leghista è colpevole di aver, quanto meno, esercitato con negligenza la funzione di sorveglianza sull'operato del proprio ministero. L'accusa è di aver inserito in una delle ultime operazioni taglia-leggi anche la cancellazione di un decreto legislativo che punisce chi promuove, organizza o dirige associazioni di carattere militare che perseguono, anche indirettamente, scopi politici. Reato di cui sono accusati alcuni esponenti leghisti, che finirebbero così per evitare i conti con la giustizia.
Per rimanere nell'ambito parlamentare, in settimana inizia al Senato la discussione della legge di stabilità, sulla quale c'è l'impegno trasversale a farla giungere in porto agli inizi di dicembre, prima del voto di fiducia del 14. Sulla legge di stabilità, però, resta il nodo delle regioni, sul piede di guerra per il mancato reintegro di parte dei tagli operati con la manovra estiva.
Dall'attività legislativa non dovrebbero poi provenire improvvisi scossoni, perché il pacchetto giustizia (intercettazioni, processo breve e lodo Alfano) risultano al momento congelati e della riforma organica di cui aveva parlato il guardasigilli Angelino Alfano sulla scia del discorso programmatico tenuto da Berlusconi a fine settembre in Parlamento, si sono perse le tracce.
A meno che il ministro non intenda rivitalizzarla questa settimana, data la contemporaneità di due eventi legati al mondo giudiziario: a Roma, infatti, da venerdì a domenica si svolgerà il congresso nazionale dell'Anm e a Genova quello degli avvocati. Entrambe tribune da cui poter rilanciare i grandi temi della giustizia. Soprattutto il congresso dei magistrati potrebbe – dati i burrascosi rapporti di Berlusconi con la categoria – riservare sorprese in grado di riverberarsi sulla scena politica.
Contengono potenziali elementi di frizione anche i disegni di legge sull'anticorruzione, sul biotestamento e sull'immigrazione, perché su alcuni punti le vedute dei finiani divergono da quelle del Pdl, ma a quelle proposte per ora è stata messa la sordina.
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Percorso a ostacoli
Oggi la Camera inizia la discussione generale della mozione presentata da Italo Bocchino (Fli) a fine settembre sulla qualità dell'informazione in Rai. Nell'atto si fa presente che il sistema radiotelevisivo pubblico non soddisfa i requisiti di imparzialità, completezza e correttezza. L'appunto viene mosso, in particolare, al Tg1 e all'operato del direttore generale. Analoga mozione è stata presentata da Giuseppe Giulietti (gruppo misto)
Oggi la Camera avvia anche la discussione generale sulla mozione presentata a fine ottobre dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sull'annunciata riforma fiscale. In particolare, l'atto chiede al governo di assumere iniziative per ridurre, tra l'altro, al 20% la prima aliquota Irpef, potenziare la lotta all'evasione, aumentare al 20%, in linea con la media europea, la tassazione sui redditi da capitale
Sempre oggi alla Camera discussione generale sulla mozione di Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, contro il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, al quale viene addebitata la cancellazione, attraverso l'operazione taglia-leggi, del decreto legislativo 43/1948. In questo modo è venuto meno il reato di associazione di carattere militare anche per scopi politici, reato del quale sono imputati alcuni leghisti
Incassato il sì della Camera, in settimana inizia al Senato l'esame della legge di stabilità. L'iter non dovrebbe presentarsi particolarmente spinoso, perché l'approvazione della manovra rientra nel patto con il quale Fini e Schifani hanno deciso come arrivare al voto di fiducia del 14 dicembre. Le regioni, però, chiedono di rimodulare i tagli operati dalla manovra estiva. In fermento, sempre per via dei tagli, anche il mondo della cultura
Oggi va in aula alla Camera la riforma dell'università, che la commissione Bilancio ha svuotato dei capitoli di spesa, in particolare quello relativo al reclutamento dei ricercatori, norma trasferita nella legge di stabilità, dove è stata trovata anche la copertura. I finiani, però, premono perché vengono ripristinati, su base meritocratica, gli scatti relativi a docenti e ricercatori, tagliati dalla manovra estiva
Da venerdì a domenica a Roma si tiene il XXX congresso nazionale dell'Associazione nazionale magistrati. Anche se ai grandi temi sulla giustizia presenti in Parlamento (processo breve, lodo Alfano, intercettazioni) è stata messa la sordina, dall'appuntamento romano possono arrivare novità capaci di riflettersi sul clima politico. Se non altro a causa del rapporto conflittuale tra Berlusconi e i magistrati
Processo breve, lodo Alfano, riforma del sistema delle intercettazioni: il pacchetto giustizia - per ora congelato - se dovesse tornare sotto i riflettori del dibattito parlamentare può diventare terreno di scontro. Altri disegni di legge che possono innescare frizioni sono quelli su immigrazione, biotestamento e anti-corruzione. Quest'ultimo, in particolare, è «sponsorizzato» dai finiani
Lunedì prossimo l'aula della Camera voterà la fiducia al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. La mozione, presentata dall'opposizione a seguito del crollo della Domus dei gladiatori di Pompei e delle condizioni di degrado del sito archeologico, ha già innescato polemiche. Secondo la maggioranza si è violata la tregua. L'opposizione ha replicato che l'accordo vale solo per la fiducia al governo