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Il destino dell'euro si gioca agli sportelli

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Questo articolo è stato pubblicato il 27 novembre 2010 alle ore 06:44.


È così che finisce l'euro: non con un lamento, ma con una corsa agli sportelli. Ok, forse sto esagerando, siamo ancora lontani dall'ipotesi che l'Irlanda esca dall'euro. Ma pensando all'attuale baraonda, mi sono reso conto che stiamo scivolando verso il tipo di scenario che ho già descritto quest'anno durante la crisi del debito greco. Un tempo credevo fermamente nell'irreversibilità dell'euro teorizzata dall'economista Barry Eichengreen: nessuno stato europeo può anche solo ventilare l'uscita dalla moneta unica poiché, in vista dell'inevitabile svalutazione, la gente sposterebbe i propri soldi in altre banche dell'Eurozona, provocando la madre di tutte le corse agli sportelli bancari.
Tuttavia, ho rivisto la mia posizione: la tesi di Eichengreen spiega il motivo per cui gli stati non dovrebbero pianificare l'abbandono dell'euro, ma se le fughe di capitali e le crisi finanziarie si verificano comunque? In questo caso, il costo marginale dell'uscita di un paese dall'euro si riduce drasticamente e la decisione non deve essere lasciata necessariamente in mano alla politica. Secondo il Financial Times, la Bank of Ireland ha ammesso la perdita di depositi societari per 10 miliardi di euro da settembre. Un'altra banca, la Irish Life & Permanent, ha registrato un crollo dei depositi dei clienti pari all'11% nei mesi di agosto e settembre. Hank Calenti, analista del credito presso Société Générale, una delle maggiori società di servizi finanziari d'Europa, ha detto al Financial Times: «Non c'è la gente in fila davanti alla porta, ma assistiamo a un esodo silenzioso di depositi societari».
Ciò che descrive il quotidiano britannico è come una fuga al rallentatore dalle banche irlandesi, con i clienti aziendali che riducono gradualmente i depositi sui propri conti. Non è ancora al livello di crisi, ma le voci di una possibile estromissione dall'euro cominciano a salire di tono. Un commentatore mi ha suggerito di recente che l'Irlanda sta affrontando non tanto una corsa via dalle banche, quanto una camminata. In effetti, allo stato attuale sembra ancora una passeggiatina innocente. Vedremo se il ritmo aumenterà.

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Ho capito da poco qual è stato il grande errore dell'Irlanda: avrebbe dovuto essere il Texas. Pensateci. La crisi dei risparmi e dei prestiti che colpì gli Stati Uniti negli anni 80 e 90 fu provocata dalle banche. In un contesto di lassismo normativo, centinaia di istituti si lanciarono in investimenti rischiosi, trovandosi poi a dover essere salvati (a carissimo prezzo) dai contribuenti. Per quanto ne so, circa metà del costo a carico dei contribuenti era riconducibile a un unico stato: il Texas. Eppure fu tutta la nazione ad accollarsi l'onere. Contrariamente al Texas, l'Irlanda ha finanziato da sola il salvataggio delle proprie banche nel 2009. Se l'Unione Europea si fosse assunta la responsabilità delle banche irlandesi che hanno alimentato la devastante bolla immobiliare locale, la situazione sarebbe stata molto meno grave. Gli irlandesi hanno solo scelto il continente sbagliato per avventurarsi nel capitalismo sregolato.
(Traduzione di Francesca Marchei)
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