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È l'ora di politiche poco ortodosse

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Questo articolo è stato pubblicato il 18 dicembre 2010 alle ore 08:10.



Molti sono convinti, erroneamente, che le politiche di spesa keynesiane abbiano fatto cilecca e non siano riuscite a risollevare la malconcia economia americana. Non è vero: la verità è che non c'è stata nessuna politica keynesiana. La lezione più evidente di questo tormentato periodo è che la flessibilità del tasso di cambio è importante quando bisogna fare i conti con problemi macroeconomici. La speranza è che tutti abbiano recepito questa lezione. Ho già scritto dei vantaggi che ha portato questa flessibilità a Gran Bretagna, Svezia, Argentina. Polonia e Islanda recentemente hanno ricavato benefici dal deprezzamento della loro moneta. Sul New York Times, Jack Ewing ha evidenziato i vantaggi che ha ricavato la Polonia dal fatto di non aver (ancora) adottato l'euro: lo zloty dallo scorso anno ha perso il 18% sull'euro, i prezzi dei prodotti polacchi rimangono competitivi sui mercati mondiali e il paese non è stato coinvolto dalla crisi.
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L'Islanda, per la prima volta dal collasso del suo sistema finanziario, nel 2008, ha ricominciato a crescere, con un aumento del Pil nel terzo trimestre dell'1,2%. Fra le nazioni periferiche dell'area euro che prima della recessione si erano indebitate e avevano speso in eccesso (Irlanda, Islanda, Lettonia, Estonia), l'Islanda era il caso più eclatante, con una massa di debito grottesca. Ma il governo di Reykjavík ha lasciato che le banche fallissero e la corona si deprezzasse, e grazie alla magia del default e della svalutazione se la cava molto meglio degli altri.
Uno degli aspetti più incredibili della crisi è che ne sono usciti meglio i fautori della valuta forte e dell'austerità, nonostante nella pratica gli approcci eterodossi abbiano dato risultati molto migliori. Purtroppo la lezione non è stata recepita negli Stati Uniti. I repubblicani vogliono che la Fed si impegni per mantenere la forza del dollaro, disinteressandosi della disoccupazione. I parlamentari repubblicani Paul Ryan e Mike Pence hanno chiesto la fine del doppio mandato della Fed (promuovere occupazione e stabilità dei prezzi).
Pence ha detto anche che la politica di espansione quantitativa della Fed (che prevede l'acquisto entro giugno di buoni del Tesoro per un valore di 600 miliardi di dollari) è un esempio di come la banca centrale americana abbia superato i limiti del suo mandato. «È ora che la Fed si concentri unicamente sulla stabilità dei prezzi e del dollaro - ha dichiarato al Wall Street Journal - La seconda tornata di espansione quantitativa è quello che succede quando la Fed si immischia troppo nelle faccende macroeconomiche».

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Tags Correlati: Fabio Galimberti | Fed | Islanda | Jack Ewing | Mike Pence | Paul Ryan | Politica | Polonia

 

I repubblicani sembra abbiano chiesto anche che i medici valutino la possibilità di reintrodurre il metodo di curare le malattie salassando il paziente.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
© 2010 NYT DISTRIBUITO DA NYT SYNDICATE
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