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Pressioni Usa sull'Italia nell'inchiesta su Abu Omar

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Questo articolo è stato pubblicato il 18 dicembre 2010 alle ore 08:13.


Ancora una tempesta in agguato tra Usa e Italia provocata da una nuova pesante rivelazione di WikiLeaks, il giorno in cui Julian Assange, nella sua prima giornata di libertà provvisoria in Gran Bretagna, ha detto di considerare «sempre più probabile» che gli Usa cerchino di estradarlo e ha accusato Washington di cospirazione ai suoi danni con l'aiuto dell'intelligence svedese.
Secondo il nuovo dispaccio reso noto dal settimanale tedesco Der Spiegel, gli Stati Uniti fecero pressione per condizionare l'inchiesta della magistratura milanese sugli agenti della Cia coinvolti nel sequestro a Milano nel 2003 dell'imam egiziano Abu Omar, vicenda su cui è stato posto il sigillo del segreto di stato.
Washington, secondo le rivelazioni, si è mossa prima a Milano e poi a Roma attraverso «canali diplomatici», in seguito con «colloqui con il premier italiano Silvio Berlusconi». Tra le richieste, quella di ottenere che i magistrati ambrosiani non spiccassero un mandato di cattura internazionale contro gli uomini Cia coinvolti nel sequestro di Abu Omar. Nei documenti si descrive come l'ambasciatore Usa in Italia e il segretario alla Difesa Robert Gates, abbiano fatto pressioni sul governo italiano.
L'informazione, che ancora una volta non è particolarmente sorprendente, sarebbe stata ricavata da alcuni dispacci inviati a Washington dall'ambasciata Usa a Roma, documenti successivamente ottenuti da WikiLeaks. Stando alle rivelazioni contenute, le pressioni americane risalirebbero al 2006 e sarebbero avvenute in più occasioni. Dal premier, stando alle carte, i diplomatici americani avrebbero ottenuto rassicurazioni che il caso sarebbe stato seguito «con benevolenza». Secondo Der Spiegel, questi «dispacci segreti sono particolarmente imbarazzanti per Berlusconi». Abu Omar, secondo i magistrati inquirenti, dall'11 febraio 2002 era indagato perché sospettato di avere legami con organizzazioni islamiste estremiste. Gli veniva contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale.
Immediate le reazioni: Ettore Rosato, deputato Pd e componente del Comitato per la sicurezza chiede di «affrontare il caso nelle sedi adeguate, anche per evitare speculazioni». Interviene Ferdinando Pomarici, ex capo della Dda milanese che condusse le indagini con il collega Armando Spataro e chiese l'arresto di 26 agenti Cia. «Non mi sembra una novità che i governi italiani abbiano risentito pesantemente degli interventi Usa», dice Pomarici. E aggiunge: «Ciò mi sembra evidente dal fatto che non abbiano mai inteso dare corso alle richieste di arresto secondo il trattato italo-americano. È evidente - ha detto il magistrato - anche dal fatto che tutte le rogatorie italiane sono rimaste inevase, senza che vi fosse alcuna sollecitazione o protesta da parte del ministero della giustizia».

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Tags Correlati: Armando Spataro | CIA | DDA | Ettore Rosato | Ferdinando Pomarici | Julian Assange | Milano | Omar Abu | Pd | Reati | Robert Gates | Roma | Silvio Berlusconi | Stati Uniti d'America

 

Le rivelazioni di WikiLeaks metteranno ancora una volta a dura prova l'amicizia italo-americana, in un momento in cui i sempre più numerosi allarmi terroristici in Europa, dovrebbero invece spingere a una maggiore coesione transatlantica.
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