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L'Estonia nell'euro cerca l'effetto traino

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 dicembre 2010 alle ore 08:14.

È tutto pronto. Dal primo gennaio, le nuove monete con il profilo del paese e la scritta Eesti saranno nelle tasche dei cittadini, insieme alle banconote in euro che conosciamo tutti. E l'Estonia, nel momento peggiore della storia di Eurolandia, entrerà nell'Unione monetaria, come 17° membro.
Sarà l'ultimo, per un po' di tempo. Solo Lettonia e Lituania, tra gli altri paesi della Uem, aderiscono già all'Erm II, il meccanismo di cambio che prelude per almeno due anni all'adozione dell'euro. Difficilmente, però, entreranno prima del 2015, quando potrebbero essere raggiunti, se la rigida tabella di marcia sarà rispettata, dalla Bulgaria. Allo stato, occorrerà aspettare il 2020 per vedere aderire a Eurolandia tutti i paesi orientali attualmente nell'Unione. Resteranno fuori, ma comunque in marcia di avvicinamento verso Bruxelles, la Croazia (che potrebbe entrare presto nella Ue), la Serbia e la Turchia.
Il paese è molto piccolo, quasi un microstato. Il suo Pil raggiungerà i 14 miliardi di euro a fine anno: meno di un centesimo di quello italiano, meno di un decimo di quello irlandese. Quanto la provincia di Bolzano, insomma. Non entra però in punta di piedi. Forte di una crescita 2010 prevista al 2,4% - dopo un 2009 in contrazione del 13,9% - di un deficit pubblico pari all'1,3% del Pil e di un debito pubblico pari a un misero 8%, e malgrado un'esposizione con l'estero pari al 121% del Pil a causa dei mutui in valuta straniera delle famiglie, il ministro delle Finanze Jurgen Ligi ha voluto dare qualche settimana fa una lezione a tutti i paesi della periferia di Eurolandia piagati dalla crisi del debito pubblico: «Una gran parte della fiducia», ha detto, «è legata alla politica fiscale. Devono adottare più misure di austerità - ha quindi aggiunto - per guadagnarsi la fiducia dei mercati». Allo stesso modo - e la cosa non può sorprendere - Tallinn si è schierata contro gli e-bond. «Non penso - ha detto ancora Ligi alla Reuters - che debba esistere un simile strumento e di queste dimensioni: toglie ad alcuni paesi la responsabilità di risolvere i loro problemi».
Il paese non ha solo virtù. Qualche problema non manca. L'eccessiva quantità di debiti esteri può essere ricondotta a un gioco tra privati, famiglie e banche straniere, anche in vista dell'ingresso nell'euro, ma la banca centrale avrebbe potuto esercitare almeno una moral suasion, come ha fatto quella romena. Le piccole dimensioni del paese, inoltre, non aiutano: la disoccupazione è elevata, al 18%, anche se in alcuni settori la scarsità di lavoratori specializzati ha spinto in alto i salari, creando forti squilibri.

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Tags Correlati: Banca Mondiale | Debito pubblico | Fmi | Gillian Edgeworth | Grecia | Jurgen Ligi | Nella Uem | Reuters | Tallinn

 

Come in Irlanda, come in Grecia, i lavoratori del settore delle costruzioni, dopo il boom e il crollo, non riescono a trovare nuove occupazioni. Il governo, spiega allora il Fondo monetario internazionale, «ha aumentato le risorse dedicate all'istruzione e al training», con politiche attive per il lavoro. Nella stessa logica, pur nello sforzo di mantenere una politica di austerità, ha aumentato le spese per ricerca e sviluppo.
In attesa dei risultati, inevitabilmente lenti, la domanda domestica resta ancora sotto tono: il paese è trainato dalle esportazioni verso Eurolandia, la Svezia e la Russia mentre i consumi delle famiglie sono cresciuti nel terzo trimestre dell'1 per cento annuo, su un Pil in aumento del 5 per cento. Pesa anche il rialzo dei prezzi dell'energia e degli alimentari, che stanno spingendo verso l'alto l'inflazione, punto debole storico del paese: attualmente viaggia al 5% ed è inferiore, in Eurolandia, solo a quello della Grecia.
Non si può dire che l'ingresso dell'Estonia sarà del tutto ininfluente, a parte l'evidente significato simbolico in un momento di difficoltà strategica di Eurolandia. «Agirà, si spera, come un'àncora per gli altri paesi baltici - spiega Gillian Edgeworth di UniCredit Bank - e se il periodo iniziale nella Uem sarà considerato di successo potrebbe incoraggiare le autorità europee a ulteriori espansioni». Non è escluso inoltre che l'adesione a Eurolandia possa porre fine alle ultime riserve degli investitori verso il paese, e che in questo modo possa aumentare il flusso di investimenti diretti esteri. Erano scesi a duecento milioni di euro nel 2009, potrebbero raggiungere gli 800 alla fine di quest'anno: il paese ha un'aliquota flat sulle persone e sulle imprese del 22%, applicabile solo agli utili distribuiti; e dopo la Georgia, è l'economia sovietica dove è più facile, secondo la World Bank, fare affari.
riccardo.sorrentino@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA di Riccardo Sorrentino

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