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In porto la riforma degli atenei

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Questo articolo è stato pubblicato il 24 dicembre 2010 alle ore 06:37.


ROMA
Dopo aver disseminato di colpi di scena i 13 mesi di iter parlamentare gli sceneggiatori della saga «riforma dell'università» hanno optato per un finale senza sussulti. Con 161 voti a favore, 98 contrari e sei astenuti, l'aula del Senato ha dato ieri il terzo e definitivo via libera al disegno di legge che separa i consigli di amministrazione dal senato accademico, fissa un tetto di sei anni all'incarico dei rettori, sostituisce i concorsi locali con l'abilitazione nazionale ed elimina i ricercatori a tempo indeterminato. Per la soddisfazione del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini che ha promesso di varare tutti i decreti attuativi entro sei mesi.
Nessun colpo di scena anche sulle posizioni politiche espresse dall'assemblea. Pdl e Lega hanno optato per il sì insieme ai finiani che hanno sostenuto l'ormai legge Gelmini sin dalla sua nascita. Laddove le altre tre gambe del «terzo polo» (Udc, Mpa e Api) hanno preferito l'astensione, che al Senato vale come voto contrario. Ritrovando però l'unità su un ordine del giorno (peraltro passato all'unanimità) che impegna il governo a «garantire le coperture finanziarie alla riforma nonché la certezza dei finanziamenti nel medio periodo per consentire un'adeguata programmazione degli interventi» e chiede di «cancellare il blocco del turn over per le università virtuose» e «finanziare il fondo per la premialità dei docenti e ricercatori meritevoli».
Fermi sul no sono rimasti Pd e Idv. Ma sarebbe stato difficile attendersi una posizione diversa visti anche gli attimi di tensione che hanno preceduto l'ok dell'emiciclo. Dopo aver definito la riforma «una foglia di fico sui tagli», la capogruppo democratica Anna Finocchiaro ha interrotto il suo intervento perché disturbata dalle proteste che giungevano dai banchi della maggioranza. «Mi rifiuto – ha gridato sbattendo i fogli sul banco – di concludere il mio intervento tra gli insulti. Abbiamo ancora 110 voti per il coordinamento formale. Siete degli irresponsabili, non si tratta così la presidente del principale gruppo di opposizione». Incidente chiuso dalle scuse giunte poco dopo dal presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.

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Tags Correlati: Antonio Di Pietro | Api | Idv | Ignazio La Russa | Lega | Mariastella Gelmini | Maurizio Sacconi | Mimmo Pantaleo | Movimento per l'Autonomia | Normativa sulla scuola | Pd | Senato | Sergio Dompè | Silvio Berlusconi | Udc |

 

A Gasparri è andato poi il plauso del premier Silvio Berlusconi che ha definito un «ottimo risultato» l'esito della votazione al Senato. Addirittura raggiante Mariastella Gelmini che ha scelto i microfoni di "Porta a porta" per ribadire che con la sua riforma «viene archiviata definitivamente la cultura falsamente egualitaria del '68 e comincia una nuova stagione all'insegna della responsabilità del merito, del no agli sprechi, a parentopoli e a nuovi casi di baronia». Nel promettere di emanare entro sei mesi tutti i decreti attuativi – che secondo l'opposizione sarebbero però ben 50, ndr – e assicurare che vedrà dopo Natale i rappresentanti degli studenti, la titolare dell'Istruzione ha definito il successo come «frutto del lavoro di squadra» dell'esecutivo, dedicandolo al Cavaliere.
Alle manifestazioni di giubilo si sono uniti i ministri del Lavoro, Maurizio Sacconi, della Difesa, Ignazio La Russa e degli Esteri, Franco Frattini. Soddisfatti si sono dichiarati anche il presidente di Farmindustria, Sergio Dompè («è un passo avanti che andava fatto») e il numero uno della conferenza dei rettori (Crui), Enrico Decleva: «Abbiamo un punto di partenza – ha dichiarato – e ora deve essere riempito di buoni regolamenti fatti in fretta, buoni decreti fatti in fretta, in collaborazione con il mondo universitario».
Composito fino alla fine si è confermato il fronte degli oppositori. Dal leader dell'Idv Antonio Di Pietro, che ha imputato alla legge «deregulation al diritto allo studio», al segretario della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo, che ha parlato di «un provvedimento regressivo che determinerà meno autonomia degli atenei e più precarietà». Fino alle organizzazioni degli studenti che hanno annunciato nuove forme di lotta. Ma solo dopo le feste. A Palermo, dove mercoledì si sono registrati alcuni tafferugli con le forze dell'ordine, la prognosi è già stata sciolta: la protesta andrà avanti nonostante l'approvazione della legge.
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La riforma dell'università ha suscitato dibattiti e polemiche, ha portato a manifestare studenti e professori, ma ha anche suscitato appelli per la sua approvazione. Cosa prevede, in realtà? La prima parte della legge, commentata articolo per articolo, è pubblicata sul Sole 24 Ore di oggi, alle pagine 45-48. La seconda parte, sempre commentata, sarà pubblicata sul Sole 24 Ore di martedì 28 dicembre

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