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Questo articolo è stato pubblicato il 02 gennaio 2011 alle ore 14:56.

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«Vantaggi a chi non fa patti con la mafia» (Foto Ansa)«Vantaggi a chi non fa patti con la mafia» (Foto Ansa)

PALERMO - «Lo ammetto, sono riusciti a stupirmi». Chi, procuratore? «Quanti ancora oggi si affidano ai boss, chiedono loro indicazioni di comportamento». Succede, dove la mafia è radicata, come in Calabria. «Il problema è non tanto la mafia, perché quando intercettiamo un capocosca ci aspettiamo che questo tessa contatti, cerchi di agganciare persone che possano essergli utili, le persone più diverse. Ma cadono le braccia al sentire che è il boss a essere cercato dagli altri, da candidati politici, amministratori locali, professionisti, questo è sconvolgente». E quindi cos'avete fatto? «Quello che facciamo sempre in questi casi: il 21 dicembre abbiamo arrestato un nuovo gruppo di mafiosi e di collusi, tra cui un componente del Consiglio regionale.

E non abbiamo finito. Ma non si aspetti da me notizie su indagini o giudizi politici: io sono solo un Procuratore della Repubblica». Giuseppe Pignatone, 61 anni, siciliano doc, è "solo" il magistrato che ha coordinato le operazioni culminate con la cattura di Bernardo Provenzano; che ha fatto condannare l'ex Governatore Salvatore Cuffaro; che ha capito e accompagnato la svolta dell'impresa siciliana contro il pizzo. E, dall'aprile 2008, Pignatone è "solo" il capo della Procura di Reggio Calabria.
Nel suo studio di Palermo, dove rilascia questa intervista, centinaia di libri, tomi giuridici, ritagli di giornale, un vecchio computer, cellulari bollenti e le foto della sua famiglia che ha preferito non trasferire a Reggio, dove da quasi tre anni vive, solo, in una caserma dei carabinieri.

Procuratore, un anno fa, la notte del 3 gennaio, il primo attentato dinamitardo davanti a un ingresso del vecchio tribunale. Ne sarebbero seguiti un altro e diverse intimidazioni senza precedenti per la mafia calabrese.
Certo, la bomba di un anno fa è stato un passaggio importante, perché finalmente si sono accesi i riflettori sulla Calabria, il Governo si è riunito a Reggio e ha risposto con forza, rilanciando con un aumento delle forze di polizia e con nuove iniziative legislative: l'Agenzia per i beni sequestrati, la raccolta in un Codice unico delle leggi antimafia, la definitiva identificazione della 'ndrangheta come organizzazione mafiosa unica, verticistica, strutturata. Prima, accanto a Cosa nostra e camorra, nel codice penale seguiva un "e altre organizzazioni comunque localmente denominate". Una differenza enorme.
Perché?
Per una serie di motivi tecnico-processuali che sarebbe noioso spiegare qui. Basti dire che così è più facile dimostrare atteggiamenti collusivi e di concorso esterno.

Dal suo punto di osservazione, cos'è accaduto di importante in questi 12 mesi? Mi riferisco a magistratura e forze di polizia, alla politica, al governo, alla società civile, alle forze economiche e - sul fronte opposto - ai mafiosi.

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