Il Sole 24 Ore
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8 gennaio 2010

Napolitano: anche il Nord ricordi come nacque l'Italia. «Su Battisti non ci siamo fatti capire»


«Mi auguro che l'esempio di Forlì venga seguito anche altrove, in tutte le parti del paese, come Milano, Venezia e Verona, affinché, al pari della Romagna, sappiano come divennero italiane». Con queste parole il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita nella città romagnola per le celebrazioni del 150esimo dell'Unità d'Italia, ha auspicato una riscoperta delle radici storiche locali e della coscienza unitaria in tutte le parti del paese.

Vi spiego perché adesso il 150° dell'Unità diventa un passaggio politico delicato (di Stefano Folli)

Il presidente della Repubblica ha preso spunto, elogiandolo, dall'intervento del sindaco di Forlì Roberto Balzani che al teatro Fabbri, dov'era previsto l'incontro con Napolitano, anzichè un rituale intervento ha fatto un racconto, con immagini, musiche e interpretazioni sceniche su "come fu che la Romagna divenne italiana". «Un modo - ha detto Napolitano - di avere coscienza delle proprie radici, del proprio contributo al voto unitario» che ha saputo, secondo il presidente, «far rivivere questa sua storia nel modo più efficace. Un esempio che mi auguro venga seguito altrove».
Balzani, nella sua rappresentazione, ha ripercorso alcune tappe del Risorgimento romagnolo che sono sfociate poi nel processo che ha portato all'unità d'Italia, a cominciare dalla grande fuga di Garibaldi che, attraversando queste terre, creò un grande sentimento patriottico. Ed ha ricordato e tratteggiato, tracciando anche un quadro dei caratteri regionali, figure significative di patrioti romagnoli, come Piero Maroncelli, Leonida Montanari, Primo Uccellini, Aurelio Saffi, Felice Orsini e Luigi Carlo Farini.

«Su Battisti non siamo riusciti a farci capire»
Giorgio Napolitano ritiene che la mancata estradizione di Cesare Battisti sia dovuta anche all'incapacità della cultura e della politica italiana di trasmettere il significato vero degli anni del terrorismo in Italia. «Non siamo riusciti a far comprendere anche a paesi amici vicini e lontani cosa hanno significato», ha detto in un intervento fuori programma nella sala preconsigliare del comune di Ravenna, dove si è recato in visita dopo Forlì.
Napolitano ha preso spunto dal commosso ricordo di Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini, commemorati da Sergio Zavoli come due grandi figli di Ravenna, due persone provenienti da culture e storie diverse fra i quali si era istaurata una grande amicizia umana e politica.
Napolitano si è chiesto se non corriamo il rischio che si disperda la memoria e la consapevolezza dei rischi che corse l'Italia negli anni della lotta al nazifascismo e dall'attacco terroristico alla Repubblica. «Questo rischio esiste ed è grave. Vicende tristi dei giorni scorsi - ha detto - ci inducono a pensare che non siamo riusciti a far comprendere anche a paesi amici vicini e lontani cosa abbia significato per noi quella vicenda del terrorismo e quale forza straordinaria sia servita per batterlo. Forse è mancato qualcosa nella nostra cultura e nella politica, qualcosa in grado di trasmettere alle nuove generazioni cosa accadde davvero in quegli anni tormentosi (il riferimento in particolare al sequestro di Aldo Moro, ndr) che Benigno Zaccagnini superò con straordinaria tempra, dolore e coraggio».

Orlando (Idv): la Lega smetta di offendere l'unità
Il giorno dopo le polemiche scaturite dalle affermazioni del leader della Lega Nord Umberto Bossi sulle celebrazioni dell'Unità d'Italia, Leoluca Orlando, portavoce dell'Idv, torna sul tema: «Dopo le parole di Napolitano ci auguriamo che non si ripetano più quei tentativi, antistorici e dannosi, di attentare all'unità del nostro paese. Se la Lega ha veramente a cuore un federalismo che si ispiri agli ideali di responsabilità e unità - prosegue Orlando - colga l'occasione e ascolti il monito del Capo dello Stato. Bossi e i suoi la smettano di assumere comportamenti che sono offensivi verso quanti, dal sud al nord, vivono l'orgoglio di essere italiani». «L'insistenza della Lega ad avere atteggiamenti di offesa verso la bandiera e l'unita rende assolutamente irricevibile qualunque tipo di federalismo», conclude.

Borghezio: Napolitano "non si allarghi troppo"
Ma a intervenire nel dibattito è anche Mario Borghezio, eurodeputato leghista: «Il galantuomo Napolitano ha certamente tutto il diritto e il dovere istituzionale di celebrare l'Unità d'Italia nel 150/mo anniversario. Quando però, come ha fatto imprudentemente oggi, esorta le città del nord ad unirsi al suo entusiasmo unitario rischia di superare indebitamente le sue prerogative, in quanto tale pressante invito contrasta palesemente con le scelte, quanto meno molto critiche verso l'unitarismo statuale, che liberamente e democraticamente la maggioranza degli elettori del nord ha fatto con il voto, reiterato e convinto, alla Lega Nord per l'indipendenza della Padania». Nella nota Borghezio aggiunge: «Detto con il massimo rispetto e garbo dovuti "non si allarghi troppo, signor Presidente", e tenga conto che per noi del nord lo stato unitario rappresenta storicamente soprattutto tasse, sprechi, clientelismo, assenteismo pubblico, parassitismo e, non raramente, anche mafia».


8 gennaio 2010
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