Il Sole 24 Ore
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Euro, rivalutazione di lungo corso

Francesca Barbieri


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Francesca Barbieri
Rosalba Reggio
Nel 1861 non c'era il telefono e nemmeno la radio. Per non parlare di televisione e internet, lontani anni luce. L'unico modo di comunicare a distanza - per i più ricchi, i soli a saper scrivere - era inviare lettere per posta, che impiegavano settimane, per non dire mesi, per arrivare a destinazione. Tra le élite si faceva così largo uso di francobolli: 15 centesimi di lira per inviare una busta da Torino, neo capitale del regno d'Italia, fino a Milano. Un bene indispensabile per comunicare a distanza, che costava più o meno quanto oggi il prezzo di una posta prioritaria. Altrettanto non si può dire del debito pubblico: il primo governo italiano si trovò di fronte a un buco di due miliardi e mezzo di lire. «Una voragine enorme per quei tempi - commenta Roberto Romano, docente di storia economica all'università statale di Milano - frutto della somma dei debiti dei vari regni unificati che nel giro di qualche anno sarebbe raddoppiata». Proiettando il debito al 2011 si arriva alla cifra di 11 miliardi di euro. Bazzecole in confronto al livello del debito pubblico attuale che viaggia oltre quota 1.869 miliardi.
Paragoni possibili grazie alla tabella con i coefficienti di rivalutazione monetaria elaborati ogni anno dall'Istat (si veda sotto e anche www.istat.it). In pratica, questi indici ci consentono di scoprire com'è cambiato il peso nel tempo dei valori monetari: ad esempio, per fare una lira dell'unità d'Italia oggi ne servirebbero oltre 8.700 (4 euro e mezzo), mentre negli anni Cinquanta, dopo il boom inflazionistico successivo alla seconda guerra mondiale, ne basterebbero 34.
Un viaggio nel costo della vita che permette di misurare com'è cambiato il potere d'acquisto delle famiglie italiane. Puntando l'attenzione sul carrello della spesa si scopre che il record dei rincari spetta al pane. Nell'Ottocento era l'alimento base e nel 1861 un chilogrammo di pane costava 0,44 lire, circa 1,9 euro attualizzati nel 2011. Un prezzo rimasto più o meno costante fino agli anni Cinquanta, sorvegliato speciale dalle autorità. Aggiornando i dati con i coefficienti Istat, e traducendoli in euro, ci si accorge che per un secolo i prezzi reali hanno oscillato intorno a 1,6 euro, per poi accelerare dal 1970 e arrivare fino ai 3 euro attuali, con punte di 5 euro per le pagnotte di qualità superiore. Nell'arco di 150 anni sono saliti anche i prezzi di latte (da 0,7 a 1,20 euro) e riso (da 1,66 euro ai 2,3 euro del 2011), mentre è scivolato verso il basso il costo dell'olio (da 10 a una media di 6 euro attuali). «Il semplice confronto numerico - avverte Pietro Cafaro, docente di storia economica all'università Cattolica - non è sufficiente: bisogna considerare condizioni di vita e modelli di consumo estremamente diversi, oltre a un differente grado di distribuzione della ricchezza». E così se tra le classi contadine dominava l'autoconsumo di quanto si produceva nei campi, i ricchi borghesi della capitale sabauda erano soliti ritrovarsi nei bar del centro a degustare il bicerin, il caffè arricchito da cioccolata purissima e fior di latte, che allora costava 15 centesimi di lira (pari a 0,67 euro) e che oggi si può degustare sborsando 6/7 euro. A Milano, invece, i nobili erano abituati a entrare nel Teatro alla Scala (allora Teatro Regio) verso le sei del pomeriggio, insieme alla servitù che, prima dello spettacolo, preparava la cena nelle piccole cucine collocate dietro ai palchi. Dagli archivi del Teatro meneghino spuntano le locandine del 1861: il prezzo del biglietto serale era di 2,60 lire (circa 12 euro), mentre l'accesso al loggione costava 0,90 lire, aumentate a una lira subito dopo l'unità d'Italia (4,5 euro).
Spostando la lancetta del tempo più avanti è possibile ad esempio calcolare il prezzo di una camera con bagno in albergo di lusso che negli anni Sessanta costava 8mila lire a notte (il dato risulta dai registri della Camera di commercio di Milano), l'equivalente di 99 euro, decisamente più conveniente rispetto ai 300 euro dei giorni nostri.
Nelle grandi città il gas per uso domestico nei primi anni Settanta costava 40 lire per metro cubo (pari a 0,34 euro), più conveniente del livello di oggi (circa 0,40 euro), mentre il canone Rai nel 1954, anno di avvio del primo canale in bianco e nero, ammontava 12.550 lire (oltre 183 euro), quasi il doppio rispetto alla quota di 110,50 euro richiesta nel 2011.
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Una formula per viaggiare nel tempo

Ogni anno, a gennaio, l'Istat pubblica sul proprio sito internet una tavola che permette di effettuare le rivalutazioni monetarie degli importi degli anni passati.
Si tratta di coefficienti che permettono di rispondere alla domanda: «Quanto vale la somma di 100 euro che avevo nell'anno 2002»?
Per ogni anno è riportato un numero (coefficiente) che deve essere moltiplicato per l'ammontare monetario riferito allo stesso anno e che deve essere rivalutato per esprimerlo ai valori del 2010. Dal passaggio all'euro l'importo ottenuto va poi diviso per 1936,27 (fare il percorso inverso se si intende passare dall'euro alle lire).

Tra boom economico, stipendi e biglietti del tram

Uno dei primi problemi che lo Stato italiano si trovò a fronteggiare fu l'enorme debito pubblico: 2.446 milioni di vecchie lire nel 1861, che rivalutate secondo il coefficiente dell'Istat si traducono in 11 miliardi di euro, una cifra notevolmente più bassa dell'attuale debito pubblico del paese che nel mese di novembre 2010 ha raggiunto un nuovo livello record a quota 1.869,924 miliardi di euro.
Dalle statistiche dell'epoca, registrate dalla Camera di commercio di Milano, risulta che la farina di frumento costava 40 lire al quintale, circa 180 euro attuali, la crusca di segale 15 lire al quintale, pari a 67 euro e mezzo attuali. Per chi poteva permettersi spettacoli a teatro, la Scala di Milano, fino ad allora denominata Teatro Imperial Regio cambiò nome in Teatro Regio e alzò il prezzo dell'ingresso al loggione da 0,90 centesimi a una lira, pari a 8.711 lire attuali, cioè 4,5 euro. Il sogno dell'auto. Negli anni 60 un operaio guadagnava circa 60.000 lire al mese. Poco meno della metà del suo stipendio se ne andava per il cibo, il resto veniva ripartito per l'abbigliamento, l'affitto, il televisore, gli elettrodomestici e l'auto. In listino c'erano già circa 70 modelli di autovetture. Il Maggiolino della Volkswagen costava 985.000 lire, più di 16 mesi di stipendio. L'informazione. Lo stipendio di un operaio si aggirava sulle 120mila lire e per acquistare un quotidiano se ne spendevano 70. Nelle case degli italiani c'erano già circa 10 milioni di televisori e seimilioni e mezzo di telefoni. La stessa cifra spesa per il giornale, 70 lire, pagava anche un biglietto del tram o un caffè al bar. Il paese contava 53,7 milioni di abitanti, con un incremento di 6,5 milioni di unità in 20 anni. Il rito del caffè. Nell'anno in cui compare la stagflazione e l'inflazione è al 23 per cento, il costo di un caffè è di 250 lire. Lo stipendio di un operaio ha raggiunto le 350mila lire, per un quotidiano ce ne vogliono 300, mentre un biglietto del tram ne costava 200. Attualizzando il prezzo del caffè ai giorni nostri il costo sarebbe di 57 centesimi, quasi la metà del costo attuale. La pasta. La diffusione della grande distribuzione e la presenza di discount rendono più difficile stabilire il costo medio di alcuni prodotti per le forti oscillazioni tra un punto vendita e un altro. Un chilo di pasta, però, all'inizio degli anni '90 costava 1280 lire, lo stipendio di un operaio era di circa
1milione e 100 mila lire, il giornale costava 1200 lire, il biglietto del tram 900 e il caffè 700. Il biglietto del tram. Due anni prima della conversione all'euro, il biglietto del tram aveva raggiunto il costo di 1600 lire, lo stipendio medio di un operaio si aggirava intorno al milione e 600mila lire, il giornale costava 1750 lire, un chilo di pane 5200 e un litro di latte 2300. Attualizzando il costo del biglietto del tram del 2000, si ottiene lo stesso valore di oggi, quindi in 10 anni non ci sono stati rincari Le commodities. Oggi un chilo di zucchero costa circa 90 centesimi. Stabilire lo stipendio medio di un operaio diventa sempre più difficile perché la forbice tra i salari è troppo ampia. Al nord, per esempio, un operaio di quarto livello con tre scatti di anzianità viaggia intorno ai 1250 euro. Il biglietto del tram costa un euro, il quotidiano tra un euro e un euro e 20, un chilo di pane circa 3 euro e un litro di latte circa 1,5.