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Questo articolo è stato pubblicato il 20 gennaio 2011 alle ore 12:57.

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Qualcuno ha intestato loro anche la vittoria incassata ieri dalla maggioranza con il sì alla risoluzione sulla relazione annuale sulla giustizia del ministro Angelino Alfano. Passata con venti voti di scarto determinati, in verità, più dalle assenze nelle file dell'opposizione che dall'apporto dei responsabili. Ma tant'è. Perchè il nuovo gruppo, tenuto oggi a battesimo con una conferenza stampa alla Camera, ha superato il primo test in aula. Anche se la scialuppa che i neoresponsabili offriranno al premier Silvio Berlusconi dovrebbe servire soprattutto nelle commissioni. Laddovve l'asse Pdl-Lega soffre qualche difficoltà di troppo.

Ecco come cambiano le commissioni consultive con l'ingresso dei "responsabili"

Due apporti dal Pdl, si sfila Mannino
Difficoltà che accompagna anche la nascita di "Iniziativa responsabile", almeno stando i numeri. «Siamo in 22», è l'annuncio fatto davanti ai cronisti, ma scorrendo l'elenco delle firme spunta qualche sorpresa. Non c'è, come già annunciato ieri, il medico Antonio Gaglione, l'ex Pd noto soprattutto per le sue assenze in aula. Al suo posto l'ex Fli, Gianpiero Catone, che aveva manifestato tutte le sue perplessità sull'operazione. Ma ci sono, ed ecco la novità dell'ultima ora, ben due apporti dal Pdl: il vulcanico medico campano, Mario Pepe, uno dei cacciatori di teste in Parlamento, e un biologo casertano, presidente di Federlab Campania, Vincenzo D'Anna. Manca, invece, quella dell'ex ministro, Calogero Mannino, confluito nei Popolari per l'Italia di domani dopo la rottura con il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: l'ex ministro si sfila all'ultimo minuto.

In aula cambia poco
Dunque le adesioni sono ferme a quota 21 e senza i due Pdl i neoresponsabili non avrebbero raggiunto la soglia minima (20 deputati) per costituire un gruppo a Montecitorio. Ma gli artefici del nuovo puntello pro-Berlusconi non sembrano curarsene e assicurano che presto «ci saranno nuove adesioni» oltre a coloro che hanno già votato la fiducia al governo il 14 dicembre scorso. Allora il Cavaliere vinse la prova dell'aula grazie a tre voti di scarto e al sì compatto dei neoresponsabili fatta eccezione per Moffa, che si astenne, e per Gaglione che disertò la votazione e che non ha aderito al nuovo gruppo.

La partita delle commissioni
In aula, quindi, l'apporto dei responsabili sarà minimo (con loro la maggioranza arriva a 314). Ma è nelle commissioni che si gioca la partita più importante. Soprattutto laddove Pdl e Lega sono al momento sotto. Con 21 deputati i responsabili avranno un rappresentante in ciascuna commissione e sette resti da distribuire, con la possibilità quindi di piazzarne due in alcune. La maggioranza è in svantaggio al momento in quattro commissioni, di cui due cruciali: Affari costituzionali e Lavoro. Ma solo nella seconda l'ingresso dei responsabili avrà un impatto significativo riportando in parità la situazione. Nell'altra, invece, il loro arrivo ridurrebbe le distanze con l'opposizione, che può contare ora su 25 voti a 22 (tenendo fuori il deputato dell'Svp Karl Zeller). Anche nella commissione Cultura i responsabili riporteranno in pareggio la situazione, mentre l'esito della partita nella Esteri è identico all'Affari costituzionali. Nelle quattro, poi, in cui al momento si registra una perfetta parità (Giustizia, Bilancio, Difesa e Affari Sociali), i responsabili incideranno solo nelle ultime due portando avanti di un voto la maggioranza. Altrove, invece, non cambia nulla perché sia nella commissione Giustizia che nella Bilancio i responsabili hanno già due rappresentanti.

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