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Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2011 alle ore 18:12.
In vista del ritiro degli ultimi 50 mila soldati statunitensi, alla fine dell'anno, e in considerazione delle crescenti tensioni in atto in Medio Oriente il nuovo governo iracheno ha varato un ambizioso e imponente piano di riarmo. Nei prossimi anni Baghdad spenderà oltre 30 miliardi di dollari (più del doppio del bilancio difesa italiano) per acquistare armi soprattutto negli Usa ma anche in Francia, Russia, Ucraina, Serbia e altri paesi.
Proprio Parigi, che non partecipò alla guerra contro il regime di Saddam Hussein, si è aggiudicata un importate contratto per la consegna di 24 elicotteri Europter EC 635 (360 milioni di euro) e sta negoziando, sembra con successo, la vendita di 18 cacciabombardieri Mirage F-1 surplus dell'Armèe de l'Air.
L'offerta, del valore di un miliardo di euro, non sarebbe in antitesi con il contratto ufficializzato il 26 gennaio con gli Stati Uniti per 18 ben più moderni F-16C al costo di 3 miliardi di dollari. «L'Iraq ha presentato una richiesta scritta per l'acquisto di diciotto F-16 con pezzi di ricambio, apparecchiature logistiche, armamenti e per la formazione del personale», ha affermato il portavoce del governo Ali al Dabbagh, aggiungendo però che «l'Iraq deve allestire la sua aviazione militare e per ciò deve acquisire decine di aerei caccia per proteggere la sua sovranità».
I tempi per la consegna dei jet di Lockheed Martin e soprattutto per l'addestramento di piloti e tecnici sono abbastanza lunghi, almeno tre anni per poter operare con un certo livello di autonomia dagli statunitensi. Troppi per le pressanti esigenze di Baghdad anche se la scelta dell'F-16 non è in discussione e il programma prevede che il velivolo verrà consegnato entro sette anni in 96 esemplari per equipaggiare cinque squadroni.
«L'Iraq è un paese sovrano ma non abbiamo aerei da combattimento, né intercettori né sistemi di difesa aerea», ha dichiarato il generale Anwar Hamad Ahmed, comandante dell'Aeronautica, ricordando che l'Iraq dispone attualmente di 76 velivoli nessuno dei quali da combattimento. La proposta francese, ufficializzata il 27 gennaio dall'ambasciatore a Baghdad, Boris Boillon, permetterebbe infatti all'Iraq di garantire la protezione del suo spazio aereo fin dal 2012.








