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Ankara sostiene i Fratelli musulmani e il Cairo chiedere di non intervenire

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Questo articolo è stato pubblicato il 09 febbraio 2011 alle ore 19:54.

Sale la tensione tra Egitto e Turchia dopo il passo falso del premier turco Recep Tayyip Erdogan che prima ha chiesto a Hosni Mubarak di «ascoltare il suo popolo» (cioè a farsi da parte) e poi si è fatto "garante" di un piano per far entrare a pieno diritto il partito islamico dei Fratelli musulmani nel gioco politico delle transizione egiziana.

Risultato: l'ambasciatore turco al Cairo è stato convocato («si è recato spontaneamente», dicono i turchi) e l'ambasciatore in Turchia Abderahman Salaheldin, ha consegnato a Davutoglu una lettera del ministro degli Esteri egiziano Ahmet Aboul Gheit. «Toni positivi», fanno sapere al Sole 24 ore fonti diplomatiche turche come quelle della lettera turca di risposta. Ma qualche dubbio resta nell'aria. Vero è che il contenuto delle due lettere non è stato reso noto alla stampa, ma i toni della missiva egiziana sono facilmente intuibile dalle dichiarazioni del rappresentante diplomatico egiziano, che alla CnnTurk ha riferito: «Comprendiamo l'interesse per le nostre vicende, ma non vi debbono essere interferenze. Il popolo egiziano è in grado di decidere da solo quale sia la strada migliore per lui». Insomma un cortese ma fermo invito a non occuparsi delle vicende interne egiziane.

Ieri il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, artefice della cosiddetta politica neo-ottomana, ha preso contatti con altri esponenti del mondo arabo per avanzare proposte su un piano per risolvere la crisi egiziana. Un attivismo che non è affatto piaciuto al Cairo. Erdogan, ex giocatore di calcio in gioventù nel ruolo di difensore della squadra di calcio Kasim Pasha di Istanbul, è entrato a "gamba tesa" chiedendo una transizione del potere rapida, democratica e che tenga in considerazione tutte le forze politiche, Fratelli musulmani inclusi, che dovrebbero esser considerati un partito come gli altri. Un'apertura ripresa con tempismo da Tariq Ramadan, nipote di Hassan al-Banna fondatore nel 1928 in Egitto dei Fratelli musulmani, che in un lungo articolo pubblicato sull'Herald Tribune del 9 febbraio ha ricordato come «l'esempio turco sia un ispirazione per i fratelli musulmani egiziani». Un sincronismo sospetto, molto sospetto.

A quel punto l'Egitto ha reagito inviando la lettera per via diplomatica. E la Turchia ha dovuto reagire su due fronti. Da una parte il ministero degli Esteri della Mezzaluna ha inviato a sua volte una lettera alla controparte egiziana, sottolineando che «nessuna delle due missive conteneva accenti polemici». Che il paese della Mezzaluna voglia sfruttare la situazione di crisi egiziana per riconquistare un ruolo guida in Medio Oriente, è comprensibile ma i dubbi sull'esito dell'operazione crescono anche in Turchia.

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Tags Correlati: Ahmet Aboul Gheit | Hassan Al-Banna | Hosni Mubarak | Medio Oriente | Mezzaluna | Ministero degli affari Esteri | Pasha Kasim | Politica | Recep Tayyip Erdogan | Sema Kohen | Tariq Ramadan |

 

Molti commentatori invitano alla prudenza e sono scettici sul fatto che Ankara possa davvero ricoprire il ruolo di interlocutore privilegiato dell'Occidente tradizionalmente appartenuto all'Egitto di Mubarak. L'editorialista Sema Kohen sul quotidiano Milliyet consiglia ad Erdogan di «evitare interferenze che potrebbero portare a risultati negativi».
Molti poi si chiedono quali vantaggi abbia portato al paese la politica estera neo-ottomana, inaugurata da Davutoglu. Su Hurriyet, Cuneyt Ulsever, ha definito «inconcludente» la nuova strategia politica, ricordando come Ankara sia sempre più lontana dalla Ue, Usa e Israele. Proprio quest'ultimo segnala una preoccupazione per il ruolo che la Turchia può giocare nella crisi egiziana. «Non c'è dubbio che il popolo egiziano capisce gli sviluppi della situazione molto meglio del premier Erdogan» ha stigamtizzato alla radio pubblica israeliana il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, un falco della compagine governativa.

Ankara sta giocando un ruolo pericoloso: l'obiettivo della Mezzaluna, concordano molti analisti, è quello di scalzare l'Egitto come ruolo principe nella scacchiera mediorientale, grazie della sua stabilità politica ed i progressi economici. Il rischio è quello di alienarsi l'Occidente e rinfocolare il sospetto degli arabi sul nuovo ottomanismo. Un risultato che potrebbe mettere a rischio i traguardi fin qui faticosamente raggiunti da Ankara.

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