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Questo articolo è stato pubblicato il 18 marzo 2011 alle ore 15:05.

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Una lunga bandiera tricolore percorre le strade di Roma durante la manifestazione "C DAY" per la difesa della costituzione il 12 marzo 2011 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)Una lunga bandiera tricolore percorre le strade di Roma durante la manifestazione "C DAY" per la difesa della costituzione il 12 marzo 2011 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Un'occasione persa? A 150 anni dalla sua unificazione "l'Italia è ancora in cerca di una storia condivisa", titola Le Monde in un editoriale nel quale afferma che questo anniversario ha permesso agli italiani di "misurare più quello che continua a separarli che quello che li avvicina".

L'Italia rimane per molti versi "uno Stato senza nazione" scrive Le Monde citando lo storico Manlio Graziano. Un secolo e mezzo "è poco per costruire una nazione", osserva il quotidiano francese, aggiungendo che la Francia ci ha messo una decina di secoli. Per ora l'Italia resta un "paese incompiuto" e c'è da temere l'anniversario dell'unità rimanga "un'occasione perduta per impegnare tutti gli italiani in un racconto nazionale condiviso".

Quanto a Silvio Berlusconi, "alla mercé degli uni e degli altri", "impigliato negli scandali sessuali, ostaggio della sua maggioranza, ossessionato dai processi incombenti", "ha mancato l'occasione di mostrarsi all'altezza del ruolo che dovrebbe essere il suo invitando gli italiani – non fosse che per 24 ore – a stare semplicemente insieme", conclude l'editoriale.

Sempre su Le Monde, lo storico Marc Lazar, che in Italia è docente alla Luiss, sottolinea in un'intervista che ci sono molti elementi che saldano la nazione italiana, "L'Italia resta plurale, ma gli italiani non sono mai sembrati così vicini".

Per via dell'unificazione linguistica, dell'accorciarsi delle distanze geografiche, dei media – nota Lazar - si è andata rafforzando negli ultimi anni una "sensibilità nazionale" e una "fierezza d'essere italiani". Oggi, con l'influsso della Lega Nord e lo choc migratorio, "la questione dell'italianità si pone in termini rinnovati" e le risposte avanzate "sono abbastanza deboli".

Le cronache sulla stampa francese raccontano i festeggiamenti del 150° anniversario dell'unificazione "nella divisione" e "sullo sfondo di una crisi politica" (Afp), "a mezza voce" con accoglienza tiepida da parte della popolazione (Libération).
"Hanno fatto gli italiani?": l'interrogativo che ricalca la famosa battuta di Massimo D'Azeglio ("Purtroppo s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gli italiani") è più che mai d'attualità e il settimanale britannico The Economist lo ripropone online con un video sulle divisioni dell'Italia, lacerata dalle differenze regionali.

"Gli italiani sono ambivalenti sull'unificazione del loro paese, 150 anni dopo", è il titolo che l'Economist dedica all'anniversario nell'edizione stampata in edicola oggi.
"Non tutti festeggiano", con la Lega Nord in rotta di collisione. "Ironicamente – fa notare l'Economist - Berlusconi ha un po' di merito nell'avere contribuito a unificare l'Italia": i suoi canali tv hanno sfidato la tv pubblica con "programmi senza pretese intellettuali in lingua italiana" graditi a quei gruppi più inclini a parlare in dialetto.

Dopo l'unificazione, c'era l'obiettivo importante di ridurre le grandi differenze economiche tra gli italiani. "Quel compito rimane".
"L'Italia è unificata dopo 150 anni?": la Bbc propone il dibattito online tra David Gilmour, autore di un libro La ricerca d'Italia e l'ex diplomatico Carlo Ungaro.

E' vero, non tutti festeggiano, ma le Frecce Tricolori aprono alla grande la serie di foto sulle celebrazioni del 17 marzo pubblicate sul sito della Bbc.
Altri media britannici mettono in rilievo le contestazioni al presidente del Consiglio. "Silvio Berlusconi fischiato all'evento per celebrare l'anniversario dell'unità d'Italia", titola il Guardian. "I segnali di scontento al Nord e al Sud servono a ricordare la frantumata realtà del paese", si legge nell'edizione online del quotidiano.

Il Telegraph tira in ballo il Rubygate - "Berlusconi fischiato mentre emergono ulteriori dettagli sulle feste sessuali bunga bunga" - e segnala in un altro titolo che la popolarità del premier è scesa a un minimo record.
I fischi a Berlusconi compaiono anche nei titoli dei lanci Ap pubblicati sui media Usa come il Washington Post: "Sbandierate e alcuni fischi per Berlusconi mentre l'Italia mette su lo show dell'unità per celebrare i 150 anni".

Lusinghiero e meritato l'omaggio che El Mundo dedica all'Italia, "Il bel paese": i critici culturali del quotidiano spagnolo celebrano l'anniversario dei 150 anni parlando dei loro italiani preferiti, da Borromini a Pasolini, da Pavese a Sciascia, da Rossellini a Pirandello, da Armani a Verdi.

"Solo 150 anni? In realtà – nota El Mundo - ci sono sempre stati gli italiani, uniti, in mancanza di uno stato, da un certo senso della cultura e della bellezza".
Tra politica e narrativa, El Mundo mette in evidenza, in un altro servizio intitolato "Italia, cronaca nera", come il paese continui a essere una fonte di ispirazione per gli scrittori di "noir" come Roberto Saviano, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri. Una spiegazione la dà l'autore di noir Massimo Carlotto: secondo lui, "i giornalisti del regno di Berlusconi non dicono quello che pensano e per questo è più che mai necessario il romanzo noir".

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